Archives for gennaio, 2008

L’UOMO SENZA PASSATO

  • gennaio 27, 2008 2:26 pm
 CASA del
POPOLO di SETTIGNANO
VIA SAN ROMANO 1Firenze

 

  

Giovedì 24 
gennaio   21. 15

 

L’UOMO SENZA PASSATO

AKI KAURISMAKI

 

 

 
 
 
 

Un uomo approda alla stazione di Helsinki. La sera stessa viene derubato
e ferocemente picchiato. Scappato dall’ospedale dove lo davano ormai per morto
scopre di aver perso la
memoria. Sperduto in una realtà che non conosce e privo di
qualunque punto di riferimento (non ricorda nemmeno il proprio nome), l’uomo
sembrerebbe destinato al peggio. Ma l’incontro con una famiglia di marginali e
in seguito con Irma, sfiorita rappresentante dell’Esercito della Salvezza, gli
permetterà – con tutte le lentezze e le esitazioni del caso – di rifarsi una
vita e trovare addirittura l’amore. L’uomo senza passato consacra
definitivamente Kaurismaki tra i grandi. Seconda parte dell’ideale trilogia
dedicata alla Finlandia, riprende tutti gli stilemi cari al regista
finlandese, dall’osservazione del
degrado sociale al lunare umorismo. Ma li approfondisce alla luce di una
commozione partecipata alla vita dei propri protagonisti. Per un messaggio – la
dignità come diritto inalienabile, la seconda occasione che si offre a chiunque
abbia il coraggio di afferrarla – perfettamente condivisibile. Finalmente un
film didattico nel senso migliore del termine. Meritatissimi Gran Premio della
Giuria e Palma per la miglior attrice al festival di Cannes

 

 
 

a pane e acqua………..

  • gennaio 20, 2008 2:41 pm

 

 

 

CASA DEL POPOLO DI SETTIGNANO

SABATO 26 GENNAIO ORE 20.00

CENA SOCIALE
 
 
 
 

MENU’

CROSTINI DI PANE DI MAIS CON CREMA DI BACCALA’ E
PORRI

CIPOLLE DI TROPEA E PEPERONCINI VERDI IN DOLCE E
FORTE

—————-

FARFALLE CON ZUCCA PECORINO E NOCCIOLE

LASAGNA CON AGNELLO E CARCIOFI

——————

MAIALE ALLA CANNELLA CON MELE VERDI , VERZA E
UVETTA

———————-

TORTA DI CIOCCOLATO CON PANNA AL RUM

  VINO DELLE MIGLIORI FATTORIE

25 EURO

SOLO su PRENOTAZIONE —RIVOLGERSI AL BAR

INFO. MARIAGRAZIA 3383260794

 
   

NIGHT ON EARTH JIM JARMUSCH

  • gennaio 16, 2008 4:42 pm

Giovedì 17 gennaio  21. 15

NIGHT ON EARTH
JIM JARMUSCH

ORIGINALE SOTT.ITALIANO     1991

 

Sceneggiatura: Jim Jarmusch; fotografia:
Frederick Elmes; musica: Tom Waits; interpreti: Wynona Ryder
(Corky), Gena Rowlands (Victoria Snelling), Giancarlo Esposito (Yo-Yo), Armin
Mueller-Stahl (Helmut Grokenberger), Isaach de Bankolé (il taxista parigino),
Béatrice Dalle (la passeggera cieca), Roberto Benigni (il taxista di Roma),
Paolo Bonacelli (il prete), Matti Pellonpää (il taxista di Helsinki), Kari
Väänänen; produzione: Jim Stark per Victor Company of Japan; distribuzione:
Penta; origine: Giappone, 1991; durata: 129’.

 

LA STORIA
Il
pianeta Terra rotea lentamente nell’oscurità del
firmamento. Poi l’occhio della m.d.p. si muove velocemente sulla superficie
irregolare di un mappamondo. Una serie di orologi fissati ad una parete segnano
l’ora di cinque diverse città del mondo. Aeroporto di Los Angeles: sono passate
da poco le 19. Mentre una biondissima donna di mezza età – ancora molto
attraente – scende da un aereo-taxi, una taxista molto giovane, conciata in
modo disastroso, scarica davanti al terminal una coppia di fusissimi metallari.
La più giovane (Sparky) porterà l’altra (Victoria) a Beverly Hills. Colpita
dalla naturalezza e dalla grinta di Sparkie, Victoria – che è un agente
cinematografico – le proporrà una parte molto importante. La ragazza, con
grande candore, rifiuterà. Una strada di New York, ore 22,08. Yo-Yo, un uomo di
colore, cerca disperatamente di fermare un taxi. Dopo un po’ se ne ferma uno
con un conduttore un po’ particolare, non troppo abile a guidare la propria
macchina. Il taxista si chiama Helmut Grokenberger e arriva da Dresda, nell’ex
Germania Orientale. Il cliente, che vorrebbe andare a Brooklyn, è costretto a
guidare egli stesso la vettura. Sulla strada i due incontrano Angela, la donna
del passeggero, e questi la fa salire con una certa violenza. Le loro
scaramucce sentimentali si alternano alle uscite più o meno consapevolmente
divertenti del taxista. L’interno di un’auto che sfreccia per le vie di Parigi
alle 4 del mattino: un taxista di colore e due passeggeri che si sentono meno
sicuri di lui. Uomini di affari del Camerun, si divertono a sfottere l’autista
che viene dalla costa d’Avorio, vengono fatti scendere piuttosto bruscamente.
Poco dopo lo stesso taxi prende su una ragazza cieca che attende su un
marciapiede. Il passeggero sembra non gradire la curiosità un po’ troppo audace
del taxista. Arrivati a destinazione il taxi viene coinvolto in un incidente.
La ragazza, alla quale era appena stato consigliato di stare attenta, se la
ride tutta goduta. Roma, la stessa ora di Parigi. Gino guida con gli occhiali e
sfreccia per le vie del centro della capitale, parlando da solo. Poi riceve la
segnalazione di un cliente che sta aspettando da qualche parte. Trattandosi di
un prete, Gino dapprima cerca di assumere un certo contegno. Ma ben presto si
lascia andare ad una serie di azioni e confessioni che risultano fatali per
l’ecclesiastico malato di cuore. Gino ne abbandona il corpo senza vita su una
panchina ai bordi della strada. Le strade di Helsinki coperte di neve e serrate
nella morsa del gelo. Ancora le 4 del mattino. Il taxista Mika prende a bordo
tre amici ubriachi. I quattro vengono uniti da una medesima disperazione
esistenziale.
     
         

            Info-cinemanemico@yahoo.it

gestionefinalitàintenti

  • gennaio 14, 2008 4:36 pm

CINEMANEMICO

Casa del popolo di settignano

GESTIONE, FINALITA’, INTENTI

CinemAnemico è una piccola sala di
proiezioni cinematografica all’interno delle attività della casa del popolo di
settignano via S.Romano 1 Firenze

Il progetto è promosso e sostenuto
da una serie di persone che da tempo si occupano di cinema (inteso nel senso
più ampio del termine ovvero come cultura audiovisiva)
L’ingresso alle proiezioni è gratuito ed aperto a tutti. Il reperimento dei
materiali, la scelta della programmazione, la pubblicità e la logistica di sala
e impianto sono attività del tutto autogestite (anche a spese proprie) dai
membri organizzatori, senza patrocini o finanziamenti esterni né pubblici né
privati. Nonostante le spese inevitabili che la gestione di un cinema implica,
si sta cercando comunque di mantenere l’ingresso gratuito, per una politica di
massima diffusione del non-visto.
La sala è stata approntata materialmente nell’autunno del 2005, adattando un
salone della casa del popolo e attrezzandola in seguito con l’impianto
audio-video recuperato nelle case dei promotori al progetto e con piccoli
autofinanziamenti.

Il progetto si struttura su alcuni punti fondamentali:

1. CHE COSA PROIETTARE?

È la risposta a questa domanda che, in sostanza, motiva
l’esistenza di questa sala cinematografica.
Il panorama della distribuzione italiana, paragonabile a quello di tutta l’area
europea e filo-hollywoodiana, si è definitivamente strutturato su logiche
prettamente commerciali. La progressiva apertura delle multisale ne è il
paradigma più concreto ed evidente: strutture architettoniche di transito,
disseminate nelle periferie post urbanizzate, che propongono modalità di
visione passive e alienanti. Il multiplex infatti elimina il processo di scelta
che spinge a vedere un film anziché un altro, aggregando in un unico luogo più
sale e programmi diversi, portando lo spettatore ad essere ignaro della scelta
della visione fino all’ingresso nel cinema. Il consumismo cinematografico è
l’orizzonte unico delle scelte di programmazione: le grandi industrie
cinematografiche producono materiale d’intrattenimento, il multiplex lo smercia
nel modo più veloce ed economicamente vincente. Eliminando le scelte,
proponendosi come contenitore di visioni differenti, a sua volta condiziona la produzione
piccola e media, che non potendo permettersi di entrare nei multiplex, sforna
film per la tv.
Una simile politica della visione produce un inevitabile ostracismo verso
un’enorme quantità di prodotti audiovisivi (fiction e non fiction), riducendo inoltre
in modo drastico la possibilità di riproporre e rivedere film del passato.
Intere cinematografie e autori, film bizzarri, estremi, indipendenti,
sperimentali, non accondiscendenti alle logiche del successo commerciale, alla
pari di documentari di controinformazione, materiali video di documentazione
politico-sociale, sono rimasti ai margini della cultura senza avere la
possibilità di essere visti e reclamano la necessità della visibilità e della
visione pubblica, diffusa e condivisa.
A questi films e materiali video è dedicata la programmazione di cinemAnemico,
questa è la priorità d’intenti: ci si propone di dar luce a schermi trascurati
o da troppo tempo dimenticati, smuovendo l’ostracismo moralista dei critici e
degli storici cinematografici che hanno tacciato di invedibilità intere pagine
della storia del cinema strappandole alla pubblica visione, ma ci si propone
anche di contribuire allo smantellamento del pregiudizio occidentale di
retaggio coloniale e al contrasto dell’incomunicabilità nazionalista che
esclude dalla considerazione le cinematografie altre e lontane, geograficamente
ed esteticamente, per arrivare a proporre finalmente una valida alternativa
all’onnipervasività del made in USA in cui si crogiolano i media commerciali.

2. RAPPORTO SPETTATORE-VISIONE-SALA

cinemAnemico costruisce la sua programmazione attraverso
delle pubbliche assemblee in cui gli spettatori (reali o potenziali), che
aderiscono con noi al desiderio di rendere visibile il non visto, propongono le
proprie rassegne e i film che vorrebbero veder proiettati.
Non essendo però questo cinema strutturato attorno nè ad una direzione
artistica che prescrive le linee editoriali, nè a un gruppo di operai che si
occupano della manutenzione e degli apparati tecnici, lo spettatore è coinvolto
in prima persona nella gestione artistica e tecnica della programmazione.
Gestire un cinema significa non solo costruire una programmazione, ma anche
rendere possibile tecnicamente e logisticamente la visione stessa: promozione
della programmazione, realizzazione di manifesti, preparazione della sala,
scelta dei formati di proiezioni, uso degli apparati tecnici per la proiezione,
accoglienza del pubblico, ecc… Nonché curare la condivisione del progetto con
quelle che sono le attività e le progettualità dello spazio sociale che
accoglie cinemAnemico, ovvero la realtà della casa del popolo di Settignano.
L’obiettivo è quindi quello di far gestire il più possibile il cinema agli
spettatori, nell’ottica di una progressiva crescita delle dinamiche di partecipazione
individuale nella gestione dei processi e delle strutture che condizionano e
con cui relazioniamo le nostre vite

3. SCELTA DEI SUPPORTI

Privilegiamo senza dubbio i supporti
analogici e digitali, magnetici e ottici, e al di là di vincoli di copyright o
SIAE.
Riteniamo che la diffusione della cultura, soprattutto di questa parte della
cultura trascurata e nascosta, debba essere di pubblico dominio, libera da
qualunque vincolo proprietario commerciale.

kaurismakijarmusch come in uno specchio

  • gennaio 13, 2008 5:34 pm

 CASA DEL POPOLO DI SETTIGNANO

VIA
SAN ROMANO 1 FIRENZE

TUTTI I GIOVEDI

21.15

 JARMUSH /KAURISMAKI

COME
IN 
UNO 
SPECCHIO

 

 

STORIE DI MIGRAZIONE MALESSERE E SOLITUDINE

 

Amo i suoi film e
quelli di suo fratello Mika. Siamo amici da tanti anni. Il cinema di Aki è
straordinario perché ti fa ridere nei momenti più tragici e piangere in quelli
più leggeri. Come riesca a ottenere questo risultato miracoloso, è ancora un
mistero.

J.Jarmusch

 

 

Giovedì 10 gennaio 21.15

CALAMARI UNION

AKI KAURISMAKI
ORIGINALE SOTT.  ITALIANO   
1985

Un manipolo di
personaggi bizzarri (accomunati dallo stesso nome, Frank, e dalla stessa
insoddisfazione) intraprende un viaggio che dovrebbe essere tranquillo e che,
invece, si trasforma in un’incredibile avventura…

Giovedì 17 gennaio  21. 15

NIGHT ON EARTH
JIM JARMUSCH

ORIGINALE SOTT.ITALIANO     1991

 

Sceneggiatura: Jim Jarmusch; fotografia:
Frederick Elmes; musica: Tom Waits; interpreti: Wynona Ryder
(Corky), Gena Rowlands (Victoria Snelling), Giancarlo Esposito (Yo-Yo), Armin
Mueller-Stahl (Helmut Grokenberger), Isaach de Bankolé (il taxista parigino),
Béatrice Dalle (la passeggera cieca), Roberto Benigni (il taxista di Roma),
Paolo Bonacelli (il prete), Matti Pellonpää (il taxista di Helsinki), Kari
Väänänen; produzione: Jim Stark per Victor Company of Japan; distribuzione:
Penta; origine: Giappone, 1991; durata: 129’.

 

LA STORIA
Il
pianeta Terra rotea lentamente nell’oscurità del
firmamento. Poi l’occhio della m.d.p. si muove velocemente sulla superficie
irregolare di un mappamondo. Una serie di orologi fissati ad una parete segnano
l’ora di cinque diverse città del mondo. Aeroporto di Los Angeles: sono passate
da poco le 19. Mentre una biondissima donna di mezza età – ancora molto
attraente – scende da un aereo-taxi, una taxista molto giovane, conciata in
modo disastroso, scarica davanti al terminal una coppia di fusissimi metallari.
La più giovane (Sparky) porterà l’altra (Victoria) a Beverly Hills. Colpita
dalla naturalezza e dalla grinta di Sparkie, Victoria – che è un agente
cinematografico – le proporrà una parte molto importante. La ragazza, con
grande candore, rifiuterà. Una strada di New York, ore 22,08. Yo-Yo, un uomo di
colore, cerca disperatamente di fermare un taxi. Dopo un po’ se ne ferma uno
con un conduttore un po’ particolare, non troppo abile a guidare la propria
macchina. Il taxista si chiama Helmut Grokenberger e arriva da Dresda, nell’ex
Germania Orientale. Il cliente, che vorrebbe andare a Brooklyn, è costretto a
guidare egli stesso la vettura. Sulla strada i due incontrano Angela, la donna
del passeggero, e questi la fa salire con una certa violenza. Le loro
scaramucce sentimentali si alternano alle uscite più o meno consapevolmente
divertenti del taxista. L’interno di un’auto che sfreccia per le vie di Parigi
alle 4 del mattino: un taxista di colore e due passeggeri che si sentono meno
sicuri di lui. Uomini di affari del Camerun, si divertono a sfottere l’autista
che viene dalla costa d’Avorio, vengono fatti scendere piuttosto bruscamente.
Poco dopo lo stesso taxi prende su una ragazza cieca che attende su un
marciapiede. Il passeggero sembra non gradire la curiosità un po’ troppo audace
del taxista. Arrivati a destinazione il taxi viene coinvolto in un incidente.
La ragazza, alla quale era appena stato consigliato di stare attenta, se la
ride tutta goduta. Roma, la stessa ora di Parigi. Gino guida con gli occhiali e
sfreccia per le vie del centro della capitale, parlando da solo. Poi riceve la
segnalazione di un cliente che sta aspettando da qualche parte. Trattandosi di
un prete, Gino dapprima cerca di assumere un certo contegno. Ma ben presto si
lascia andare ad una serie di azioni e confessioni che risultano fatali per
l’ecclesiastico malato di cuore. Gino ne abbandona il corpo senza vita su una
panchina ai bordi della strada. Le strade di Helsinki coperte di neve e serrate
nella morsa del gelo. Ancora le 4 del mattino. Il taxista Mika prende a bordo
tre amici ubriachi. I quattro vengono uniti da una medesima disperazione
esistenziale.
     
         

            Info-cinemanemico@yahoo.it

 

 

Giovedì 24 gennaio  21. 15

L’UOMO SENZA PASSATO

AKI KAURISMAKI

ITALIANO     2002

 

Soggetto e sceneggiatura: Aki Kaurismäki; fotografia: Timo
Salminen; montaggio: Timo Linnasalo; interpreti: Markku Peltola
(M), Kati Outinen (Irma), Annikki Tahti (Direttore negozio), Juhani Niemela
(Nieminen), Kaija Pakarinen (Kaisa), Sakari Kuosmanen (Anttila), Outi Maenpaa
(Bancario); prodotto da: Aki Kaurismäki; distribuzione: BIM; origine:
Finlandia, Danimarca, 2002; durata: 97′.

     

Arrivato in treno a Helsinki, un personaggio chiamato nel copione M. (il
bravo Markku Peltola) viene bastonato senza ragione da tre teppisti e si
risveglia dal coma privo di memoria. Pian piano L’uomo senza passato trova modo
di sistemarsi in una baracca con l’orto, il juke-box e il cane e si accinge a
intraprendere una vita nuova come Il fu Mattia Pascal (ma si potrebbero citare
ulteriori precedenti: Siegfried di Giraudoux, Il viaggiatore senza
bagagli
di Anouilh). La differenza è che nel film di Aki Kaurismäki (un
successo plebiscitario a Cannes, coronato dal premio della giuria) la creazione
dell’«uomo nuovo» non rappresenta un progetto eccentrico e provocatorio, come
nel romanzo di Pirandello, ma un tentativo di sopravvivenza. Su Le Figaro
Dominique Borde ha scritto: «I marxisti pensavano: non potendo cambiare l’uomo,
cambiamo il mondo. Kaurismäki rovescia il postulato: cambiamo l’uomo e
miglioreremo il mondo». Però su questo punto il finlandese è scettico, come si
legge in un’intervista a Positiv: «Nel mondo non vedo nessun avvenire». Amabile
e graffiante nel suo anarchismo, ammiratore dichiarato dell’opera di Frank
Capra, l’autore si esprime nelle forme della commedia e indica una via di
salvezza nel sentimento di lealtà che lega reciprocamente i perdenti. Gli vanno
bene anche gli inni dell’Esercito della salvezza, purché i suonatori, dei quali
M. diventa il manager, imparino ad eseguirli a ritmo di rock and roll.
Militante nella schiera benefica (e qui c’è forse un ricordo di Il maggiore
Barbara di G. B. Shaw) appare Irma (ovvero l’intensa Kati Outinen). Lo
smemorato ne fa la propria compagna e proprio quando tutto sembra aggiustarsi
il passato ritorna tramite l’incontro con lo strano rapinatore di una banca. Si
tratta di un piccolo industriale fallito, che prima di suicidarsi affida i
denari della refurtiva al protagonista perché li distribuisca in forma di
risarcimento ai suoi dipendenti. Nel frangente M. scopre di avere moglie e si
sente dolorosamente in obbligo di lasciare Irma e tornare a casa. Per suo e
nostro conforto, di scoperta in scoperta, cambierà idea. Fra le curiosità di L’uomo
senza passato
, che per il classico equilibrio del racconto costituisce un
punto d’arrivo del cinema d i Kaurismäki, c’è da mettere la presenza nella
parte del comandante dell’Esercito della salvezza di Annikki Tahti.
Popolarissima in Finlandia, la cantante si esibisce nel suo cavallo di
battaglia, Ricorda Monrepos, un’evocazione della Carelia persa durante la
Seconda guerra. È un tocco bizzarro, come se un regista italiano in vena di nostalgie
patriottiche recuperasse il motivo di Vola colomba.
Tullio Kezich, Corriere della Sera (7/12/02)

«Il mio ultimo film – ha detto Aki Kaurismäki riferendosi a Juha
(1998) – era muto e in bianco e nero, il che dimostra chiaramente che sono un
uomo d’affari. Il passo successivo se volessi procedere su quella strada, però,
richiederebbe l’eliminazione stessa del film. Pronto al compromesso, ho deciso
di fare dietrofront e di realizzare L’uomo senza passato, pieno di
dialoghi e in più ricco di una varietà di colori, per non parlare di altri
valori commerciali». Caustico e laconico come sempre. Colori: è vero, ci sono,
i gialli e gli azzurri squillanti con cui è dipinta la baraccopoli sul porto,
il blu e il grigio delle nuvole in viaggio in cielo, il blu della divisa
dell’Esercito della salvezza. Come c’è una colonna sonora impeccabile, rock e
blues soprattutto, molto amati dall’autore, che tenne a battesimo i Leningrad
Cowboys. Dialoghi, invece, ridotti all’osso, per lo più battute folgoranti,
pronunciate con un’impassibilità alla Keaton. Kaurismäki non ha bisogno di far
parlare i suoi personaggi: i gesti, gli ambienti, gli abiti, parlano per loro,
e la macchina da presa rivela la povertà della loro condizione, là su quel
confine di una città industriale. Come dice il protagonista, un saldatore che
appena arriva a Helsinki viene picchiato quasi a morte, perde la memoria e viene
soccorso dai disoccupati che vivono nei container: «Si, certo che posso
parlare. Solo che prima non mi veniva in mente niente da dire», Kaurismäki ha
moltissime cose da dirci, sulla condizione umana, sull’amore e la solidarietà,
sulle condizioni sociali ed economiche di questo passaggio di secolo. Tra i
grandi autori di oggi, non dimentica mai, nelle sue storie minimaliste, il
tessuto sociale che le genera. Non crede però che occorrano molte parole per
raccontarlo, ma piuttosto molta comprensione, molto dolore, molta pulizia e un
filo di speranza. Più che minimalismo, la sua è parsimonia, pudore, di forma,
mai di sentimento. Nei suoi lunghi silenzi, echeggiano improvvise frasi come
«Piange una betulla se una foglia cade?», si accendono amori a prima vista,
brilla la solidarietà tra poveracci. L’autoironia è la sua arma e il suo
schermo, ma il suo cuore salta sempre fuori, nei cani che attraversano i suoi
film (qui è il “feroce” Hanibal) e nelle foto di Matti Pellonpaa che, da quando
il suo amico e il suo attore preferito è morto, campeggiano sempre in
un’inquadratura. L’uomo senza passato è uno dei film più divertenti e
commoventi dell’anno.
Emanuela Martini, Film TV (11/1202)

 

 

 Giovedì 31 gennaio  21. 15

PERMANENT VACATION

JIM JARMUSCH

ORIGINALE SOTT. 
ITALIANO    1980

 

 

PERMANENT VACATION
(Permanent Vacation)  
 

Jim Jarmusch

Sceneggiatura: Jim Jarmusch; fotografia: James A.
Lebovitz; montaggio: Jim Jarmusch; suono: Kevin Dowd; musica:
John Lurie, Jim Jarmusch, Up There in Orbit eseguita da Earl Bostic; interpreti:
Chris Parker (Allie), Leila Castil (Leila), John Lurie (suonatore di sax),
Richard Boes (Veterano), Sara Driver (Nurse), Charlie Spademan (Paziente), Jane
Fire (Nurse), Ruth Bolton (madre); produzione: Cinesthesia; distribuzione:
Lab 80; origine: Usa, 1980; durata: 80’.
     

 

    LA STORIA
Incapace di
dormire, Allie ha trascorso la notte camminando per le strade di New York.
Ritorna nell’appartamento della ragazza con cui vive, le parla della propria
solitudine, e poi decide di andare a visitare la madre in ospedale, dopo aver
visto il quartiere in cui è nato, sconvolto da una guerra immaginaria. Cammina
per strade deserte con edifici diroccati e coperti di fitta vegetazione. Le
bombe esplodono a distanza. In un fatiscente ospedale, Allie visita la madre. Questa divide
la camera con un’altra donna anziana che ride in modo convulso, spingendo
l’uomo ad andarsene. Ancora per strada: bande di giovani posano davanti ad
edifici abbandonati, una ragazza canta in spagnolo e quando cerca di parlarle
questa gli risponde urlando parole di cui Allie non capisce il significato. Di
fronte a un cinematografo un drogato nero gli racconta una barzelletta su di un
musicista jazz che, trovatosi senza soldi in Europa, tenta di uccidersi. Quella
stessa sera incontra un sassofonista che improvvisa serenate dal ritmo
ipnotico, che lo accompagnano nei suoi vagabondaggi. Le prime luci del mattino
trovano Allie addormentato su un tetto. Sceso ancora in strada, ruba
l’automobile a due ragazze, sotto gli occhi indifferenti di un passante. A
sera, la rivende a un ricettatore per 800 dollari. Torna poi a casa dall’amica
e fa la valigia. Dopo
aver scritto un messaggio alla ragazza, che non c’è, se ne va. È di nuovo
mattino, in riva al mare. Si incontra con un giovane francese giramondo, che
gli consiglia di andare a Parigi: almeno là Allie si troverà in una città
diversa. Allie si dirige sul molo verso una nave da carico: mentre questa si
allontana verso il mare aperto, egli osserva la città che si rimpicciolisce
all’orizzonte.
     

LA
CRITICA

In maniera più
precisa di qualsiasi altro film recente, Permanent Vacation di Jim Jarmusch
offre una cronaca della nuova generazione perduta post-punk – un’odissea simile
a un sogno, che accomuna l’immaginario della violenza metropolitana, le macerie
bombardate di un’ambientazione dopo-bomba, un pigro senso di orrore metafisico.
Tipico prodotto new wave, o, come preferisce chiamarlo Jarmusch, un «tipico
prodotto dell’estetica del lower east side», Permanent Vacation è senza dubbio
una narrazione un po’ discontinua, che presenta tuttavia una propria logica
interna: la logica di un sogno da sveglio, con una notevole continuità e
intensità di senso e di espressione, che rievoca i fantasmi del surrealismo, il
culto giovanile dei film di Nicholas Ray e il jazz di Charlie Parker, che
interpreta nel film il suo alterego appena mascherato, Allie, Permanent
Vacation ci mostra alcuni giorni e notti insonni della sua vita, in giro per
diverse strade, isolati e persino tetti della città bassa (…). La strategia
di Chris, sia nella vita reale che nel film, è quella del non-coinvolgimento e
della disorganizzazione. Due frasi da film di Nicholas Ray si adattano
particolarmente bene al personaggio: «Non chiedermi niente, sono straniero
anch’io» e «Voglio vivere in fretta e morire giovane». Infatti, Chris indirizza
la seconda alla propria immagine nello specchio. L’idea di base è quella di
rimanere distaccati e freddi, evitare i conflitti e i forti attaccamenti
emotivi, e distaccarsi se le cose diventano scomode o pericolosamente
coinvolgenti. Come ha spiegato il regista: «Quando si conosce qualcuno troppo
bene, diventa pericoloso, perché le emozioni cominciano a coinvolgerti. Chris
vuole evitare questo» (…). La struttura di Permanent Vacation rispecchia la
personale strategia di sopravvivenza di Chris. È lineare, si muove sempre in
avanti, mai all’indietro, non mostra mai un ambiente o un personaggio due
volte. Spostandosi per la città, Chris incontra un assortimento eterogeneo di
personaggi marginali; li incontra, ascolta le loro storie, li rimprovera,
magari fa qualche piccolo affare, poi se ne va. Le sole immagini che ritornano
sono il suonatore di sax e un’automobile sportiva di due colori, elementi centrali
nella personale iconografia anni ’50 di Chris. Sebbene la macchina da presa sia
evidentemente oggettiva e distanziata, in un atteggiamento quasi clinicamente
documentario, acquista soggettività nell’ossessivo pedinamento di Chris. Non
c’è una scena senza di lui, vediamo solo quello che vede lui e solo situazioni
nelle quali lui è inserito, così che la sua vacanza continua diventa la nostra.
Steven L. Kaplan

Permanent Vacation, primo lungometraggio
del musicista Jim Jarmusch, descrive ventiquattrore della deriva di un
adolescente di New York prima della sua partenza per la Francia. Gli incontri
del giovane tessono a poco a poco, a piccole pennellate, il ritratto della sua
solitudine, prima per lui stesso, poi per lo spettatore: sua madre in ospedale,
un’amica in un appartamento vuoto, un vecchio combattente tra le macerie del
quartiere in cui è nato, distrutto in una guerra immaginaria, bande di giovani,
una squadra di pompieri, l’esibizione di un sassofonista in mezzo ai detriti…
La notte, il deserto della città e i suoi rumori soffocati, i palazzi
abbandonati, il sottofondo sonoro di un bombardamento, una violenza latente,
catastrofica, regna sulla città, davanti alla quale il giovane è completamente
passivo. Si accontenta di ascoltare e di guardare, di registrare come in lunghi
piani sequenza di una macchina da presa. Questa violenza esplode in lui del
tutto eccezionalmente quando si mette a ballare all’improvviso, a casa della
sua amica, una danza vertiginosa. Il ritratto di New York che ci offre Jim
Jarmusch ricorda Shadows di Cassavetes, vent’anni dopo e in solitudine.

Yann Lardeau, Cahiers du Cinéma n. 330, dicembre 1981

 

 

Giovedì 7 febbraio 
21.15

HO AFFITATO UN KILLER

AKI KAURISMAKI

ITALIANO    1990

 

Nella Londra di oggi, il francese Henri Boulanger vede
nero. Dopo quindici anni di onesto lavoro in una ditta statale, è stato
licenziato nel quadro delle restrizioni volute dalla signora Thatcher. Ha avuto
in regalo un orologio d’oro, che però non funziona, e trovare un altro impiego
gli è impossibile. Solo al mondo, senza amici ai quali telefonare, Henri decide
di suicidarsi. Facile a dirsi, perché la corda dell’impiccagione gli si
impiglia e l’azienda del gas fa sciopero proprio quando lui mette la testa nel
forno. Mancandogli il coraggio di provare altre strade, Henri si affida a
un’agenzia specializzata in delitti su commissione. Dà fondo ai propri
risparmi e acquista il diritto di essere ucciso da un sicario, che ovviamente
lo colpirà quando e dove lui non si aspetta. Dopodiché, in attesa che
venga la sua ora, scende al pub a bere un whisky (il primo e, suppone, l’ultimo
della sua vita). Entra invece una bella fioraia, ed Henri cambia parere: ora
che è stato con lei, gli sembra assurdo morire. Poiché i responsabili
dell’agenzia sono scomparsi e il killer gli è sconosciuto, l’uomo non sa come
fermarlo per disdire il contratto: teme che da un momento all’altro quello, non
preavvertito, gli piombi addosso. E ha ragione di affannarsi. L’assassino è
infatti uno zelante padre di famiglia che coscienziosamente vuole portare a
termine l’impegno assunto. Di qui una doppia caccia all’uomo, durante la quale Henri è
scambiato per un rapinatore, e che avrebbe il previsto finale se nel frattempo
il sicario non avesse ricevuto una certa notizia.
Scritto dal finlandese Aki Kaurismäki mescolando vari ricordi cinematografici
e letterari (il precedente più prossimo sembra essere L’uomo di Hong Kong di
De Broca, tratto dal romanzo di Verne Le tribolazioni di un cinese in Cina), il
film
 Ã¨ una delle prime occasioni d’incontro
offerte al pubblico italiano da un autore, prolifico ed eclettico, venuto dal
freddo con una sua notevole vena derisoria. «Ragazzo prodigio» del cinema
nordico, Kaurismäki, anni 34, qui gioca col paradosso, riducendo al minimo i
dialoghi, incorniciando il raccontino in una Londra dominata dal grigio-blu,
accompagnandolo con musiche che via via ne sottolineano anche i lati romantici
e patetici. Kaurismäki dice di aver voluto provarsi a replicare lo stile delle
vecchie commedie inglesi (il film è dedicato a Michael Powell). Se è così
l’impresa gli è riuscita, trascorrendo dal thriller
 del cinema
 nero all’ironia sui casi della vita.
Interpretato dal Jean-Pierre Léaud caro ai cinefili, che resta fedele al
proprio cliché di stralunato (la fioraia è Margi Clarke, il killer è Kenneth
Colley, ambedue inglesi, ma nel cast ci sono anche Serge Reggiani e lo stesso
Kaurismäki, venditore di occhiali), Ho affittato un killer dispensa infatti
sorrisi, rapidi ma franchi. Quelli meritati da un’operina ben fatta spendendovi
più intelligenza che soldi.
Da L’Indipendente, 5 marzo 1991

 

 

 

 

 

 

 

 

Giovedì 14 febbraio 
21.15

LENINGRAD
COWBOYS

AKI KAURISMAKI

ORIGINALE SOTT. 
ITALIANO   1989

Incompresi dagli
impresari musicali e scossi per la perdita del loro bassista, rimasto congelato
mentre suonava di notte all’aperto, la band finlandese dei Leningrad Cowboys e
il loro manager Vladimir partono alla volta dell’America alla ricerca di
maggior fortuna. Dopo un primo sconsolante rifiuto a New York, vengono
ingaggiati per un matrimonio in Messico. Mentre si spostano per il Paese,
tentando di raggiungere il Messico, s’imbattono in una serie di incredibili
avventure…

Giovedì 21 febbraio 
21.15

STRANGER THAN PARADISE

JIM JARMUSCH

ORIGINALE SOTT. 
ITALIANO   1984

 

Willi ha origini ungheresi ma vive a New York da dieci anni.
Eva, la sua cugina ungherese di sedici anni, appena arrivata negli Stati Uniti
trascorre un periodo insieme a Willi prima di trasferirsi a Cleveland e i due
hanno modo di conoscersi meglio. Un anno più tardi Willi e il suo migliore
amico Eddie vengono scoperti mentre stanno barando a una partita a poker e
scappano utilizzando la vincita per andare in macchina a trovare Eva. Tutti e
tre decidono di partire per Miami per una vacanza in "paradiso".
Giunti in Florida si stabiliscono in un motel sgangherato ma le cose iniziano a
sgretolarsi.

Giovedì 28 febbraio 
21.15

LE LUCI DELLA
SERA

AKI KAURISMAKI

ITALIANO   2006

Koistinen, guardiano notturno di professione, è un uomo solo
in cerca di amore e attenzioni. Vagando per la città finisce col cedere al
fascino della seducente Mirja. Di lì a poco il protettore della donna,
approfittando dell’ingenuità di Koistinen, rapina una gioielleria facendo
ricadere le accuse sull’inconsapevole guardiano. Che verrà , così, privato di
tutto.

 

Giovedì 6  marzo 
21.15

DAUNBAILO’

JIM JARMUSCH

JIM JARMUSCH

ORIGINALE SOTT. 
ITALIANO    1986

In una prigione di New Orleans s’incontrano Zack e Jack, due
americani colpevoli di piccoli crimini, e Bob, un italiano che ha commesso
involontariamente un omicidio. Bob vivacizza con la sua verve la depressa
atmosfera del carcere e, nel suo stentato inglese, comunica agli altri di
conoscere un passaggio segreto per evadere. In breve i tre evadono ma si
trovano a vagare senza punti di riferimento tra boschi e paludi. Trascorrono la
notte in una locanda solitaria gestita da una ragazza italiana. All’alba Jack e
Bob prendono strade opposte mentre Bob decide di rimanere.

Giovedì 13  marzo 
21.15

ARIEL

ORIGINALE SOTT. 
ITALIANO    1988

Dopo essere stato
licenziato da una miniera in Lapponia, Taisto parte verso il sud con una
Cadillac bianca ereditata dal padre suicida. Dopo innumerevoli disavventure
finisce in carcere per aver aggredito un malfattore che l’aveva rapinato. Ma
non tutto è perduto e, insieme al nuovo amico Mikkonen, Taisto, architetta un
piano per evadere…

Giovedì 20  marzo 
21.15

DEAD MAN

JIM JARMUSCH

ITALIANO    1995

Alla fine dell’Ottocento un giovane contabile, William Blake,
in viaggio per affari nell’estrema frontiera occidentale americana, uccide per
legittima difesa il figlio del suo principale. Su Blake adesso pende una grossa
taglia e tre loschi figuri si mettono immediatamente alle sue calcagna. Nella
boscaglia fitta e immensa lo sfortunato contabile viene trovato da Nessuno, un
indiano grasso e saggio, che lo sfama, lo cura alla meglio con le erbe e lo
porta con sé. L’indiano crede che l’uomo sia il letterato William Blake
reincarnato e dunque è necessario rinviarlo là dove sta il Grande Spirito.

 

INGRESSO libero SOCI
ARCI

cinemanemico@yahoo.it

CALAMARI UNION di AKI KAURISMAKI

  • gennaio 9, 2008 1:40 am


 GIOVEDI 10 GENNAIO ORE 21.15

CINEMANEMICO

SETTIGNANO VIA SAN ROMANO 1 FIRENZE 

 

JARMUSCHKAURISMAKI

COME IN UNO SPECCHIO 

 

CALAMARI UNION 

 

Sceneggiatura: Aki Kaurismäki;
fotografia: Timo Salminen; suono: Jouko Lumme; montaggio:
Aki Kaurisrmäki e Raija Talvio; musica: Casablanca Vox e altri; interpreti:
Matti Pellonpää (Frank), Puntti Valtonen (Frank), Sakke Järveripää (Frank),
Pirkka‑Pekka Petelius (Frank), Kari Väänänen (Frank), Asmo Hurula (Frank),
Pertti Sveholm (Frank), Kari Heiskanen (Frank), Matti Syrjä (Frank), Mikko Syrjä
(Frank), Markku Toikka (Frank), Timo Eränkö (Frank), Pate Mustajärvi (Frank),
Saku Kuosmanen (Frank), Mato Valtonen (Frank); produzione: Aki
Kaurismäki/Villealfa Filmproductions; origine: Finlandia, 1984; durata:
80′.                    

All’opposto di Rikos ja rangaistus, Calamari
Union
è un film tutto sopra le righe, pervaso da uno spirito istrionico e
da una logica interna in parte imperscrutabile, di gioco e di rimandi. Aki
trasforma Helsinki, una città in fondo con poco più di 500mila abitanti, in una
metropoli sfaccettata, a cer­chi concentrici, quali i gironi dell’inferno
dantesco, che i diciotto Frank osano un giorno attraversare, pagando con la
propria vita. La città si presenta come una entità mostruo­sa, popolata da
persone e oggetti di morte: un mondo in cui nessuno si cura più degli altri, in
cui si muore per strada come cadono sacchi di patate. Nel vano tentativo, in
forma di sogno o di incubo, di rompere i ponti con il passato e di conquistare
un posto al sole della società

FINLANDESE SOTTOTITOLI ITALIANO