Archives for aprile, 2008

RISING APPALACHIA

  • aprile 13, 2008 4:53 pm
fromscratch presenta
25 aprile
a
partire dalle ore 21.30

RISING APPALACHIA
 
 

Le sorelle Leah e Chloe Smith sono cresciute nel sud degli
USA, in una famiglia di artisti e musicisti. Sin dall’adolescenza hanno girato
il mondo suonando dal Guatemala alla slovenia, dalla Spagna al Canada, in 
maniera un po’ nomade un po’ bohemien. Pur usando strumenti tradizionali del
folk dell’Appalachia hanno un approccio estremamente innovativo che non disdegna
contaminazioni con generi solo apparentemente agli antipodi come l’hip hop. Il
loro eclettismo le rende accostabili sia ad artisti più propriamente folk come
Ani Di Franco che più innovative come Bjork e Cocorosie.
Per la prima volta a Firenze suoneranno alla casa del popolo di settignano in
occasione della festa della liberazione
.

INGRESSO
LIBERO SOCI ARCI

 

Ashugi Qaribi

  • aprile 13, 2008 4:35 pm

Giovedi 17 aprile 21.15

 

 

CASA del
POPOLO di SETTIGNANO

 VIA SAN ROMANO 1

 

Ashugi
Qaribi

(Ashik
Kerib
,
1988) Georgiano
sottotitolato italiano

 

E’ l’ultimo film di Sergej Parajanov, il grande regista
georgiano di origine armena morto dopo averlo presentato fuori concorso alla
Mostra di Venezia dell’88. Come "La leggenda della fortezza di
Suran"; lo aveva diretto in collaborazione con un altro regista georgiano,
David Abashijle, con cui divideva quelle ricerche su un cinema fatto di
pittura, di teatro e di danza che, pur perseguitato dalle autorità sovietiche,
lo avevano imposto anche all’estero, alla fine dei Sessanta con  Il colore del melograno, un’opera che ha
fatto epoca. Anche qui lo stesso linguaggio e il gusto spiccato per le leggende
ridotte in forma di pantomina.

Le ombre degli avi dimenticati

  • aprile 1, 2008 10:49 pm

 

casa del popolo di settignano

 VIA SAN ROMANO 1

 

Giovedì 27  marzo 21.15

Тіні забутих предків

(Le ombre degli avi dimenticati, 1964)

Ucraino
sottotitolato italiano

Sergei  PARADJANOV

(Սարգիս Հովսեպի Պարաջանյան)

Giovedì 27  marzo 21.15

In un villaggio dei Carpazi, agli inizi del ’900. Una comunità di montanari vive secondo gli usi
antichi. Il giovane Ivan, un giorno, si vede cadere addosso un albero: il
fratello lo salva ma paga il gesto con la vita. Poco dopo anche il padre muore,
ucciso nello scontro con un vicino, per una banale lite. La madre e Ivan
restano soli, in miseria e disperati. Ivan ama Maricka, che è la figlia dell
’uomo che
ha
ammazzato suo
padre: un odio profondo divide le due famiglie. Ivan e Maricka crescono insieme
e, nonostante l
’opposizione dei parenti, decidono di sposarsi. Ivan, per poter
guadagnare qualcosa, è ora al servizio di un proprietario e fa il pastore sui
monti. Resta a lungo fuori del villaggio. Maricka si avvia per raggiungerlo in
montagna. Attraversa luoghi impervi e annega in un fiume, trascinata dalla
corrente impetuosa. Ivan non sa darsi pace, fino a che non incontra Palan
’ja, una
ragaz
za sensuale che ha
sempre avuto simpatia per lui. La sposa senza amarla. Ma Palan
’ja
comprende che nulla mai potrà fagli
dimenticare Maricka. E a poco a poco si lascia irretire da Jura, uno che
al villaggio si vanta di possedere poteri magici. Se ne innamora e tradisce con
lui Ivan. Il giovane affronta il
“mago”, ma ha la peggio. Colpito dal fendente di una scure, va
a morire nel bosco, invocando l
’adorata Maricka.

Sergej Paradžanov
rimane l’esempio più vivido di come, nel cinema sovietico, il privato
diventò politico. Dopo aver ottenuto grande successo in tutto il mondo
con il suo film ucraino"Le ombre degli avi dimenticati", usò la
fama acquisita per protestare contro il trattamento dei dissidenti.
Arrestato nel 1968, fu accusato di "nazionalismo ucraino"; al suo
rilascio venne trasferito in Armenia dove, nel 1969, girò "Il colore del melograno"
(Sayat Nova). Anche se la sceneggiatura è basata sulla vita del poeta
armeno Sayat Nova, un prologo ci informa che il film non è una
biografia convenzionale. Lunghi totali ci presentano personaggi,
animali e oggetti in severi quadri frontali. Il montaggio serve
principalmente a legare queste inquadrature o a interrompere gli
statici ritratti con tagli stridenti. La messa in scena del film
presenta l’immaginario poetico di Sayat Nova: libri infradiciati aperti
ad asciugarsi sui tetti, tappeti che sanguinano mentre vengono lavati,
piume di pollo che cadono sul poeta morente. Sebbene lo stile di
Paradžanov sia molto diverso da quello di Tarkovskij, entrambi
contemplano le mutevoli caratteristiche degli oggetti nel lento scorrere del tempo.
"Il colore del melograno"
fu probabilmente il film sperimentale più scioccante realizzato in URSS
dalla fine degli anni ‘20. Venne immediatamente insabbiato, anche se
nel 1971 ne fu distribuita, in misura limitata, una versione più corta
e riveduta (quella disponibile oggi). Essendogli stato proibito di
dirigere, Paradžanov contrattaccò scrivendo un pamphlet sulle sue
vicissitudini e sui problemi del cinema sovietico. Nel gennaio del 1974
venne accusato di omosessualità, traffico di opere d’arte rubate e
"istigazione al suicidio", per essere poi condannato a molti anni di
lavori forzati.
Nel blocco orientale, la linea del realismo socialista costringeva
l’artista a servire la società – o meglio, il suo rappresentante: il
Partito Comunista. I principali registi dell’Europa orientale, come
Chytilová, Jancsó e Makavejev, ritenevano di essere in armonia con una
determinata idea di socialismo, anche se malvista in quel momento; il
cinema poetico di Tarkovskij e Paradžanov, invece, presentava la
visione di un artista indipendente da tutti i bisogni della
collettività. I loro film profondamente personali sfidavano
sfacciatamente l’ortodossia sovietica, ricordando alcune correnti
occidentali che cercavano la liberazione politica attraverso la libera
immaginazione dell’individuo.

INGRESSO LIBERO SOCI ARCI