Archives for febbraio, 2009

POPOLI SOTTO ASSEDIO

  • febbraio 4, 2009 10:48 pm

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cinemAnemicoCASA
DEL POPOLO DI SETTIGNANO

VIA
SAN ROMANO 1 FIRENZE

Apericinema 20.00

Proiezione corti 21.00

                                      Proiezionefilm21.30

CINEMaNEMICO

                                                             RASSEGNA
DI CINEMA POCO VISIBILE……….

POPOLI
SOTTO ASSEDIO

Tutti i venerdi dalle 21.00 alle 21.30 saranno proiettati
documenti sulla palestina

A cura del

 

CENTRO DI DOCUMENTAZIONE CARLO GIULIANI

 

 

Venerdi 6 febbraio 21.30

Ticket
To Jerusalem

Regia:
Rashid Masharawi

nazione Palestina / Olanda / Francia anno 2002 durata 85 min.  vers.orig. arabo sott. italiano

 

"Ispiratosi
alle molteplici civiltà e alla diversità delle culture, a esse attingendo le
sue tradizioni spirituali e materiali, il popolo arabo palestinese è cresciuto
in armonia con la sua terra. Sui passi dei profeti che si sono succeduti su
questa terra benedetta, è dalle sue moschee, dalle sue chiese e dalle sue
sinagoghe che si sono levate le lodi al Creatore e i cantici della misericordia
e della pace."
dalla Dichiarazione di indipendenza dello Stato di Palestina, 15 novembre 1988

Scritta dal poeta Mahmud
Darwish, la dichiarazione d’indipendenza è proclamata dall’OLP, riconosciuto
dalla comunità internazionale quale legale rappresentante del popolo
palestinese, e letta da Yasser Arafat ad Algeri. Da allora questo bellissimo
documento rimane lettera morta. Quel territorio palestinese, non meglio
specificato nei suoi confini, vive ora la sua terza Intifada.
Ticket To Jerusalem c’introduce nella quotidianità palestinese per
mostrarci una lotta realizzata non attraverso le armi, ma affermando il primo e
fondante elemento che caratterizza l’esigenza di un popolo senza terra: la
conservazione e la rinascita di una cultura, la ricerca di una identità che
vuol dire dignità.

Jabeb e Sanah sono una coppia palestinese che vive in un campo profughi nei
pressi di Ramallah. Sanah è volontaria in un pronto soccorso della Red Crescent
Society; Jabeb è un proiezionista che ogni giorno deve superare i check point
che lo separano dalle scuole dove proietta vecchi film d’animazione per
bambini. Lunghe e interminabili file di persone si accalcano in quei blocchi
dell’esercito israeliano, ed ogni volta ognuno mette la sua giornata nelle mani
di uomini che, per una repentina e diseguale ragione politica e militare,
possono autorizzare o impedire il procedere della loro esistenza. Jabeb non
intende deludere i bambini che lo attendono e il trasporto del proiettore e
delle bobine dei film si fa sempre più difficile (raramente in macchina, di
solito con mezzi di fortuna). Atto "sovversivo" che incide molto più
di qualsiasi altro, interferisce nelle coscienze dell’infanzia e s’insinua nei
loro atti futuri; significa sostituire ai sassi il lancio della propria memoria
storica nel futuro, significa tentare di preparare una generazione ad un agire
non motivato dalla disperazione, donargli il loro naturale status d’infanzia,
bambini tra bambini.

Venerdi
13
febbraio
 

19.30      cena a base di

cous cous & harissa

21.30

Omelia  rosso sangue

Opera polifonica dal
libro dei Salmi e dalla Terra di Palestina

 scritto da Domenico
Guarino

 interpretato da Safaà Warawra e Saverio Tommasi

 durata
10 minuti

A
seguire

L’AQUILONE

(The Kite; Le cerf-volant)

Randa Chahal Sabbag – Libano 2003 – 80’- vers.orig. arabo
sott. italiano
Il confine che separa due villaggi, uno libanese
e uno annesso da Israele. Lamia è promessa a Samy, un cugino che vive nel
territorio occupato, ma nessuno dei due ragazzi vuole questo matrimonio,
imposto dalle famiglie. Lei infine va ad abitare nella nuova casa dall’altra
parte del confine. Tra un passaggio e l’altro si innamora della guardia di
vedetta al passaggio tra i due territori. La protagonista, figura vitale e
ribelle, non si rassegna al suo destino, ma ritorna nel suo paese
riattraversando il filo spinato e il campo minato, con un epilogo fantastico
che consegna all’indefinito ogni interpretazione. Una storia di confine, di
amore e libertà negata, lieve e fragile come l’aquilone che si libra in volo
scavalcando reticolati e posti di blocco, oltre la guerra che distrugge tutto,
un film di pura poesia.
ORE 22,30 RANA’S WEDDING – Hany Abu Assad – Palestina 2002 – 90’- v.o.sott.ing
Rana è una 17enne musulmana che vive col ricco padre a Gerusalemme Est. Il
padre vuole che si sposi, e le dà una lista di buoni partiti, incluso un
avvocato, un ingegnere e un dottore, ma se non sceglierà uno di questi entro le
16,00 del giorno dopo, ora della partenza del suo aereo, dovrà seguire il padre
in Egitto. Rana è giovane, indipendente e testarda: si ripromette di trovare il
suo fidanzato Khalil (un regista teatrale) prima dell’ultimatum, e sposarlo. Da
qui inizia la sua corsa ad ostacoli contro il tempo, tra soldati israeliani
nelle strade, funerali di martiri, ckeckpoints, telecamere di sorveglianza e
difficoltà burocratiche per ottenere le carte per il matrimonio. L’amore come
unica speranza e antidoto contro paura, rabbia, morte e distruzione.

 

Venerdi 20 febbraio 21.30

 

The
Color of Paradise

(Rang-e khoda)

Regia:
Majid Majidi
Sceneggiatura: Majid Majidi
Cast: Hossein Mahjoub, Mohsen Ramezani, Salameh Feyzi, Farahnaz Safari
Durata: 90 Anno: 1999

vers.orig. farsi 
sott. italiano

Color Of Paradise (2000) e’
una toccante parabola che nasconde strati di significato. Sulla superficie il
film e’ ricco di sentimento e onirico e narra la storia tragica di un contadino
e della sua sofferenza ambientato in una lussureggiante campagna La bellezza
della natura si trasforma nel piu’ grande e fatale nemico dell’uomo mentre cio’
che inizialmente sembrava la tragedia di un bambino lentamente diventa la tragedia
di un adulto. Nel film tutto e’ diverso da come sembra essere all’inizio: il
padre crudele si trasforma in una figura shakespeariana, un buon lavoratore,
vittima di un destino ingiusto, e le meraviglie naturali della campagna
diventano la causa del suo piu’ grande tormento. L’uomo perde tutto: la madre,
la futura moglie, il figlio e la fede in dio. Restera’ solo per il resto della
sua vita, senza nessuno che possa aiutarlo quando diventera’ vecchio.

Il film e’ nel contempo la storia tenera e
soprannaturale di uno straordinario bambino la cui prodigiosa intelligenza gli
permette di leggere un testo in Braille piu’ velocemente e meglio di quanto i
bambini normali sappiano fare.Questo bambino cieco sviluppa un affetto profondo
per la natura, e trasforma la sua capacita’ di toccare in quella di penetrare
fino all’essenza delle cose. La sua epopea e’ diversa. Se la gente lo emargina,
incluso suo padre, egli si avvicina sempre di piu’ a dio. Egli
"legge" letteralmente dio in tutto cio’ che tocca, sia che si tratti
di sabbia o piume. Quando si trova tra le braccia del padre si vedono le
suedita muoversi: sta leggendo dio. La storia del padre e’ una storia di un
allontanamento da dio. La storia del bambino e’ una storia di un avvicinamento
a dio. La natura e’ la nemesi per il padre; la natura e’ il paradiso per il
figlio.
Un’altra sfumatura del film e’ la relazione dei due personaggi con le donne (le
sorelle e la nonna): il padre, che matiene le donne, non e’ amato da loro, ma
soltanto rispettato; il bambino che le ama anche se non puo’ aiutarle
concretamente, le ama ed e’ corrisposto Esse fanno parte della natura che
rappresenta crudelta’ per il padre e paradiso per il bambino.
Alla fine, il padre sente un forte frastuono mentre pensa di liberarsi del
figlio. Il padre e’ spaventato da quel rumore come se stesse sentendo il flusso
dei suoi pensieri.

 

Venerdi 27 febbraio 21.30

 

Children Of Heaven
(Bacheha-Ye aseman)

regia:
Majid MajidiSceneggiatura: Majid Majidi
Cast: Mohammad Amir Naji, Amir Farrokh Hashemian, Bahare Seddiqi
Anno: 1997  Durata: 89

vers.orig. farsi 
sott. italiano

 

A causa dello smarrimento di un paio di scarpe della
sorella un ragazzino iraniano si può trovare a nove anni ad affrontare dilemmi
etici immersi in un flusso di eventi quotidiani, semplici al punto da trovarsi
infitto nello sconcerto per la vittoria. La questione del cinema nel paese di
Kiarostami e Makhmalbaf sta tutta in questa dicotomia tra intensità di spunti
poetici che sconfinano nel ritratto morale e i modi di raccontare radicati
nella tradizione neo-realista.

Gli elementi del film si affastellano tutti nei primi minuti. La scarpa in
riparazione dal ciabattino è la primissima inquadratura e possiede una notevole
potenza evocativa: un’immagine-affezione collocata all’inizio, e con quella
lunghezza, si inserisce nella tradizione del neorealismo, facendo assurgere la
scarpa al rango di un’icona attorno alla quale si viene a creare una coorte di
elementi che l’indulgere lungamente sulle mani callose e sull’ago nella tomaia
non introducono soltanto l’argomento, ma servono ad anticipare una serie di
momenti poetici affidati ad oggetti captati intenzionalmente dalla mdp, scevri
da retorica, nonostante l’insistenza avvertita. E subito dopo vengono elencate:
la perdita delle scarpe dal verduriere, la figura del cieco (luogo comune del
cinema iraniano), la famiglia in ristrettezze, la madre incinta e il padre
irritabile, che scambiandosi discorsi estranei ai dialoghi e agli sguardi del
resto del film accentuano la loro distanza dalla dimensione infantile,
presupposto del primo sguardo e di tutti i punti di vista della pellicola, ai
quali invece lo spettatore è invitato ad aderire e a cogliere dall’interno di
quel mondo. Tutto viene narrato in brevissimi quadri, poi, una volta sbrigata
la pratica della trama, gli autori si abbandonano allo stato d’animo dei
ragazzini; a cominciare dal mirabile scambio di frasi tra i due fratelli
vergate su un foglio, fingendo di svolgere i compiti sotto l’occhio ignaro dei
genitori: la macchina da presa agisce ad altezza dei bambini accucciati sui
tappeti – bellissimi per noi l’esotismo degli interni, curati e a disposizione
della narrazione come ulteriori elementi narrativi. Non è nemmeno una geniale
espressione di una filosofia come l’altezza zen di Ozu: in questo caso il
taglio basso delle riprese dei due bambini alternate alle plongée sui messaggi
esprime il concetto di mondo a parte, fatto di apprensioni, complicità,
decisioni e soprattutto lettura del mondo adulto che condiziona le scelte
segrete dei bambini.

 

 

 

 

 

INGRESSO
libero SOCI ARCI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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