{"id":780,"date":"2019-12-23T21:37:10","date_gmt":"2019-12-23T20:37:10","guid":{"rendered":"https:\/\/casa-del-popolo-di-settignano.noblogs.org\/?p=780"},"modified":"2019-12-23T21:37:10","modified_gmt":"2019-12-23T20:37:10","slug":"il-mese-delle-memorie-2020","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/casa-del-popolo-di-settignano.noblogs.org\/?p=780","title":{"rendered":"IL MESE DELLE MEMORIE 2020"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-781\" src=\"https:\/\/casa-del-popolo-di-settignano.noblogs.org\/files\/2019\/12\/memorie-2020-300x145.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"145\" srcset=\"https:\/\/casa-del-popolo-di-settignano.noblogs.org\/files\/2019\/12\/memorie-2020-300x145.jpg 300w, https:\/\/casa-del-popolo-di-settignano.noblogs.org\/files\/2019\/12\/memorie-2020-768x372.jpg 768w, https:\/\/casa-del-popolo-di-settignano.noblogs.org\/files\/2019\/12\/memorie-2020-1024x496.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<h2 style=\"text-align: center\"><strong>Venerd\u00ec 3 gennaio 21.30<\/strong><\/h2>\n<h2 style=\"text-align: center\"><strong>Europa Europa<\/strong><\/h2>\n<h3 style=\"text-align: center\">Un film di Agnieszka Holland. Con Delphine Forest, Marco Hofschsneider, Ren\u00e8 Hofschneider, Julie Delpy, Halina Labonarska, Piotr Kozlowski, Andr\u00e9 Wilms, Martin Maria Blau, Ashley Wanninger, Mich\u00e8le Gleizer, Solom\u00f3n Perel, Klaus Abramowsky, Marta Sandrowicz, Andrzej Mastalerz, Wlodzimierz Press, Klaus Kowatsch, Holger Hunkel, Bernhard Howe, Hanns Zichler, Jorg Schnass, Norbert Schwarz, Eric Schwarz, Wolfgang Bathke, Aleksy Awdiejew. &nbsp;Drammatico, durata 111 min. &#8211; Francia, Germania 1991. Tedesco, russo, polacco, ebraico, sottotitolato in italiano.<\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong><em>Dal libro &#8220;Memorie&#8221; di Salomon Perel, l&#8217;odissea di un giovane ebreo che tenta di sfuggire ai nazisti fingendosi ariano.<\/em><\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>&nbsp;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Alla fine degli anni \u201930 cominciano gli atti di violenza contro gli ebrei nella Germania nazista. Il giovane Solomon e il fratello vengono mandati all\u2019est dalla famiglia perch\u00e9 possano avere un futuro migliore. Approdato in Russia e addestrato al comunismo, Solomon ritrover\u00e0 i tedeschi quando questi arriveranno con le truppe d\u2019occupazione. Riuscir\u00e0 a salvarsi spacciandosi come puro tedesco orfano ma sar\u00e0 solo l\u2019inizio di un\u2019interminabile lotta per non farsi scoprire.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Mi \u00e8 piaciuto molto questo film in cui Agneszka Holland affronta un tema che \u00e8 stato trattato tantissime volte. La visione della Holland per\u00f2 mette quasi sullo sfondo la Shoah per entrare nell\u2019intimo del protagonista, nella sua capacit\u00e0 di resilienza che lo porta a trovare continuamente nuove strategie per salvarsi. Il prezzo che paga \u00e8 la solitudine; perde, per diversi motivi, tutte le persone a cui si lega, e solo continua ad andare avanti tra mille difficolt\u00e0. Se apparentemente sembra poco etico il suo continuo cambiare popolo e religione di appartenenza \u00e8 chiaro come i suoi valori rimangono intatti e che la necessit\u00e0 \u00e8 il propulsore che lo porta a cambiare e a salvarsi. Pi\u00f9 che il dramma di un ebreo perseguitato il racconto diventa il tentativo di andare avanti tra le gioie e i dolori di un ragazzo che vuole vivere, e che finisce per rappresentare emblematicamente la battaglia di ogni essere umano. <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><em>(tratto da filmtv, recensione di Stefano Capasso)<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>&nbsp;<\/strong><\/p>\n<h2 style=\"text-align: center\"><strong>Venerd\u00ec 10 gennaio 21.30<\/strong><\/h2>\n<h2 style=\"text-align: center\"><strong>Korczak<\/strong><\/h2>\n<h3 style=\"text-align: center\">Un film di Andrzej Wajda. Con Wojciech Pszoniak, Ewa Dalkowska, Teresa Budzisz-Krzyzanowska. Drammatico, b\/n durata 110 min. &#8211; Polonia, Germania, Regno Unito 1990.<\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center\">Polacco, tedesco, sottotitolato in italiano.<\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center\">&nbsp;<\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong><em>Un lucido affresco dell&#8217;Olocausto.<\/em><\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>&nbsp;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Ci\u00f2 che salta immediatamente all\u2019occhio, a partire dai primi fotogrammi, \u00e8 la scelta di girare l\u2019intero film in bianco e nero. Apparentemente, questa scelta tecnica sembrerebbe smorzare i toni del racconto, lasciando le scene della miseria del ghetto di Varsavia e di violenza sfumare nel grigio. In realt\u00e0, a uno sguardo pi\u00f9 attento, l\u2019effetto potrebbe sembrare invece quello di accentare ancora di pi\u00f9 la concretezza storica degli eventi, come in un documentario dell\u2019epoca. Non a caso infatti, \u00e8 presente un momento di \u201ccinema nel cinema\u201d: vengono mostrati dei soldati tedeschi mentre riprendono scene di ordinaria devastazione per le strade del ghetto.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>L\u2019inizio del film \u00e8 di per s\u00e9 profetico, una delle prime battute del dottore riguarda il tema del sacrificio. Dice che per lui impegnarsi con i bambini non \u00e8 un sacrificio, anzi, lo fa in primis per se stesso, e ammonisce di guardarsi bene da chi lo intende come tale, definendoli degli ipocriti. <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>A rendere la bellezza di questo film hanno contribuito anche altri due nomi importanti nel panorama del cinema polacco. A firmare la sceneggiatura \u00e8 Agnieszka Holland, mentre le musiche sono di Wojciech Kilar (compositore spesso presente nei lavori di Krzysztof Zanussi). La sua marcia finale, su cui i bambini camminano guidati da Korczak, rende pi\u00f9 di qualsiasi parola.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>&nbsp;<\/strong><strong>Il finale immaginario del film aveva creato a suo tempo alcune polemiche, a causa della scelta di rappresentare Korczak e la schiera di bambini che scendono dal vagone del treno per correre gioiosamente in libert\u00e0 su verdi prati. \u201cLa morte \u00e8 tanto facile, la vita invece \u00e8 tanto complicata\u201d dice il dottore in una battuta, lasciandoci la sua battaglia come esempio per affrontare le complicazioni della vita. <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><em>(tratto da Polinicult.com, recensione di Elettra Sofia Mauri)<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>&nbsp;<\/strong><\/p>\n<h2 style=\"text-align: center\"><strong>Venerd\u00ec 17 gennaio 21.30<\/strong><\/h2>\n<h2 style=\"text-align: center\"><strong>Pasazerska<\/strong><\/h2>\n<h3 style=\"text-align: center\">Un film di Andrzej Munk. Con Aleksandra Slaska, Anna Ciepielewska, Jan Krezmar. Drammatico, b\/n durata 62 min. &#8211; Polonia 1961.<\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center\">Polacco, sottotitolato in italiano.<\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong>&nbsp;<\/strong><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong><em>Echi di un passato da <\/em><\/strong><strong><em>dimenticare<\/em><\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: center\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Su una crociera in rotta verso Amburgo, alla passeggera Liza, che fu kap\u00f2 ad Auschwitz, sembra di riconoscere in un\u2019altra viaggiatrice una delle sue prigioniere, per la quale aveva un debole e che trattava con riguardo. Liza ne parla con il marito e rievoca quei momenti. <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>&nbsp;<\/strong><strong>Non si pu\u00f2 non riferire di un grande capolavoro come La passeggera di Andrzej Munk, il film che, come noto, non fu terminato per la morte improvvisa del regista in un incidente automobilistico. E che fu poi ricostruito dagli stessi collaboratori stretti del regista, raccordando il girato con immagini fisse di scena, e una voce off narrativa e didascalica, in modo da dare un\u2019idea della parte mancante, quella della crociera, in un film costruito su un doppio binario temporale, il presente, gli anni Sessanta, la nave, e il passato, il campo di concentramento di Auschwitz. E l\u2019incipit del film \u00e8 costituito da un fotogramma di Munk, mentre la voce off lo commemora e spiega il senso dell\u2019operazione. Un\u2019operazione estremamente rispettosa del grande autore scomparso, che non si permette di aggiungere sequenze spurie, che trasmette fedelmente la concezione dell\u2019opera del regista, mantenendo aperte le domande insolute, senza il minimo azzardo interpretativo.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>&nbsp;<\/strong><strong>Gi\u00e0 in s\u00e9 il film rappresenta una delle riflessioni pi\u00f9 acute sull\u2019Olocausto, rifuggendo, a soli vent\u2019anni di distanza dai fatti, da un manicheismo che dovrebbe essere inevitabile per una tragedia di immani proporzioni come quella. Munk scava, analizza il rapporto tra vittima e carnefice e si permette di assumere il punto di vista del secondo. Per suggerire non gi\u00e0 la banalit\u00e0 del male, ma il fatto che anche gli aguzzini potevano far parte, loro malgrado, di una tragedia pi\u00f9 ampia.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Basterebbe questo per affermare che La passeggera sia un film di grande importanza nonostante la sua incompiutezza e l\u2019edizione mutilata. In realt\u00e0 la confezione che \u00e8 stata data al film ne aumenta la suggestione, amplifica la portata morale dell\u2019opera e la apre a ulteriori dimensioni. Si tratta di un film che \u00e8 al contempo documentario di se stesso<\/strong><em>. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><em>&nbsp;(tratto da Quinlan.it, recensione di Giampiero Raganelli)<\/em><\/p>\n<h2 style=\"text-align: center\"><strong>Venerd\u00ec 24 gennaio 21.30<\/strong><\/h2>\n<h2 style=\"text-align: center\">Wolyn<\/h2>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong>&nbsp;<\/strong><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center\">Un film di Wojciech Smarzowski. Con Michalina Labacz, Arkadiusz Jakubik, Wasyl Wasylik, Adrian Zaremba, Izabela Kuna. Drammatico &#8211; Polonia, 2016, durata 150 minuti. \u2013 Polacco, ucraino, sottotitolato in italiano.<\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong><em>&nbsp;<\/em><\/strong><strong><em>Un amore controverso.<\/em><\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: center\"><strong><em>&nbsp;<\/em><\/strong><strong>1939, un villaggio nella Volinia sudoccidentale, una ragazza polacca Zosia G<\/strong><strong>\u0142<\/strong><strong>owacka innamorata di un coetaneo ucraino, il padre che vuole sposarla al ricco, vedovo con due figli e polacco Maciej. La pulizia etnica \u00e8 della partita, anzi, \u00e8 la partita: la Volinia fu prima occupata dai russi nel \u201939, indi dai tedeschi nel \u201941, l\u2019esercito insurrezionale ucraino (UPA) massacr\u00f2 tra Volinia e Galizia Orientale 100mila polacchi, i polacchi risposero uccidendo 10-12mila ucraini, di cui tra i 3 e 5mila nelle sole Volinia e Galizia. Smarzowski ha messo la camera nella piaga.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>\u201cNon posso nascondere la verit\u00e0 sotto il tappeto\u201d, aveva dichiarato il regista, precisando come Hatred si indirizzi \u201ccontro il nazionalismo estremo\u201d,<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Il regista Wojciech Smarzowski, gi\u00e0 in altre pellicole aveva ripercorso con la macchina da presa i duri e difficili eventi occorsi alla sua nazione negli anni passati. In questa occasione vengono ripercorsi gli eccidi nella regione ricordata dal titolo, verificatisi dallo scoppio della Seconda Guerra Mondiale in avanti, ricucendo molte testimonianze di atrocit\u00e0 nella storia di Zosia e della sua famiglia.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Un film dove le scene dure e atroci non mancano. In Wolyn viene narrato uno scontro fra comunit\u00e0 dove si vive nella minaccia continua, dove il vicino ammazza il vicino, a volte ci si uccide nella stessa famiglia, i villaggi vengono annientati sterminando la popolazione a colpi di forcone e di ascia, bruciando vivi i paesani nei fienili, uccidendo donne e bambini all&#8217;arma bianca. <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><em>(tratto da cinematografo.it e mondifantastici.blogspot.org)<\/em><\/p>\n<h2 style=\"text-align: center\">Venerd\u00ec 31 gennaio 21.30<\/h2>\n<h2 style=\"text-align: center\">Voyna Anny<\/h2>\n<h3 style=\"text-align: center\">Un film di Aleksei Fedorchenko. Con Marta Kozlova, Lyubov Vorozhtsova, Vladimir Sapin. Drammatico \u2013 Russia, 2018, durata 75 min. \u2013 Russo, &nbsp;sottotitolato in italiano.<\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong><em>Se questa \u00e8 una bambina<\/em><\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: center\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Anna\u2019s War racconta l\u2019epopea di una bambina ebrea che, dopo esser sopravvissuta all\u2019uccisione dell\u2019intera sua famiglia, grazie al sacrificio di sua madre, che postasi davanti a lei \u00e8 diventata scudo umano, si nasconde all\u2019interno del camino dell\u2019ufficio di un comandante nazista.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>&nbsp;<\/strong><strong>Interpretato completamente dalla piccola attrice Marta Kuzlova, Anna\u2019s War segue le sofferenze e la prigionia di Anna, costretta a nascondersi per non essere catturata dagli inquilini dell\u2019edificio. La commovente interpretazione della protagonista costruisce un film in grado di smuovere l\u2019animo dello spettatore schiaffeggiandolo con violenza. Il lungometraggio, che fa dei suoi silenzi uno dei suoi grandi punti di forza, \u00e8 la perfetta metafora del non arrendersi al nemico, anche quando si \u00e8 letteralmente nella pancia della bestia. Anna, silenziosa e affamata, conosce la gente da cui si sta nascondendo e proprio per questo impara pian piano a muoversi nel buio della notte, fantasma invisibile che vaga tra le stanze di un edificio semi vuoto e decadente.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>&nbsp;<\/strong><strong>Come un gatto in solitaria, anche Anna trova pian piano il modo per nutrirsi e assolvere alle primarie attivit\u00e0 del cercare riparo dal freddo. La semplicit\u00e0 registica si fonde quindi con una scrittura essenziale ma potente ed autentica in grado di colpire al cuore di chi guarda sin dalla prima sequenza. <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><em>(tratto da cinematographe.it, recensione di Chiara Caroli)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Venerd\u00ec 3 gennaio 21.30 Europa Europa Un film di Agnieszka Holland. 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