{"id":647,"date":"2018-10-14T21:22:15","date_gmt":"2018-10-14T19:22:15","guid":{"rendered":"https:\/\/casa-del-popolo-di-settignano.noblogs.org\/?p=647"},"modified":"2018-10-14T21:22:15","modified_gmt":"2018-10-14T19:22:15","slug":"mito-e-realta-le-dimensioni-della-perversione-della-manipolazione-e-del-controllo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/casa-del-popolo-di-settignano.noblogs.org\/?p=647","title":{"rendered":"MITO E REALTA\u2019 LE DIMENSIONI DELLA PERVERSIONE, DELLA MANIPOLAZIONE E DEL CONTROLLO."},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-648 aligncenter\" src=\"https:\/\/casa-del-popolo-di-settignano.noblogs.org\/files\/2018\/10\/logo.jpg\" alt=\"\" width=\"470\" height=\"332\" srcset=\"https:\/\/casa-del-popolo-di-settignano.noblogs.org\/files\/2018\/10\/logo.jpg 3640w, https:\/\/casa-del-popolo-di-settignano.noblogs.org\/files\/2018\/10\/logo-300x212.jpg 300w, https:\/\/casa-del-popolo-di-settignano.noblogs.org\/files\/2018\/10\/logo-768x543.jpg 768w, https:\/\/casa-del-popolo-di-settignano.noblogs.org\/files\/2018\/10\/logo-1024x724.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 470px) 100vw, 470px\" \/><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>Venerd\u00ec 19 ottobre 21.30<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong><i>I am not a witch<\/i>&nbsp;<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\">Regia di Rungano Nyoni. Un film con Maggie Mulubwa, Henry B.J. Phiri, Nancy Murilo, Travers Merrill, Nellie Munamonga. Gran Bretagna, Francia, Germania, Zambia 2017, durata 93 minuti.<\/p>\n<p align=\"center\">Sottotitolato in italiano<\/p>\n<p align=\"center\"><b>&nbsp;<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Una bambina accusata di stregoneria verr\u00e0 esiliata in un accampamento nel bel mezzo del deserto da cui \u00e8 impossibile fuggire.<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>&nbsp;<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>I Am Not a Witch parte da quella formula. Centralit\u00e0 bambina, tema doloroso, esteso stavolta al sociale asociale. Ogni tinta fosca \u00e8 per\u00f2 di nuovo virtuosisticamente trattenuta: niente sentimentalismi, nessun melodramma. Chi va in cerca di esotiche indignazioni, si astenga. Ci sono sporgenze di stile, inconsuete protuberanze d\u2019immagine. Tante antinomie in equilibrio, a stimolare il contraddittorio critico. Il campo lungo, l\u2019immagine vista da lontano, tipica d\u2019Africa, \u00e8 combinato con piani ravvicinatissimi, tentativi di penetrare l\u2019anima attraverso il volto. La macchina da presa \u00e8 discreta ma visibile. Il racconto, piano, apparentemente a favore del pubblico passivo, risulta invece denso di scivoli e sterzate, costeggia il cinema d\u2019autore con ellissi. Spostando gli impulsi fuoricampo, si limita a suggerire, pi\u00f9 che a esplicitare, le spinose questioni.<\/b><\/p>\n<p align=\"right\"><b><a href=\"https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=40791\">https:\/\/www.rapportoconfidenziale.org\/?p=40791<\/a><\/b><\/p>\n<p align=\"right\"><b>(rapporto confidenziale-Leonardo Persia)<\/b><\/p>\n<p align=\"right\"><b>&nbsp;<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b><i>Venerd\u00ec 26 ottobre 21.30<\/i><\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b><i>La cinqui\u00e8me saison<\/i><\/b><b>&nbsp;<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>&nbsp;<\/b><\/p>\n<p align=\"center\">&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\">Regia di Peter Brosens, Jessica Woodworth. Un film con Aur\u00e9lia Poirier, Django Schrevens, Sam Louwyck, Gill Vancompernolle, Peter Van den Begin. &#8211; Belgio, Paesi Bassi, Francia, 2012, durata 93 minuti.<\/p>\n<p align=\"center\">Sottotitolato in italiano<\/p>\n<p align=\"center\">&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\"><b>UN&#8217;ALLEGORIA VISIVAMENTE ORIGINALE SULLA LIBERT\u00c0, NELLA TERRA DI BRUEGEL<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>&nbsp;<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>n principio fu un gallo affetto da mutismo. In fine, una mandria di struzzi che osserva la nostra \u201cfine\u201c di spettatori annichiliti. L\u2019animale ci guarda e ci interpella, con una forza capace di irretirci, rinviando al mittente l\u2019idiozia che rinneghiamo a noi stessi e proiettiamo sugli esseri non umani, qui pi\u00f9 umani degli umani, troppo umani perch\u00e9 continuino ad assecondare l\u2019istinto di sopravvivenza dell\u2019uomo rapace.<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Cos\u00ec inizia e cos\u00ec si chiude uno dei migliori film del concorso veneziano 2012, La cinqui\u00e8me saison, della coppia Peter Brosens\/Jessica Woodworth, terzo capitolo di una trilogia etno-paesaggistica iniziata nel 2006 col gi\u00e0 notevole Khadak (premio migliore opera prima a Venezia) e proseguita tre anni dopo con Altiplano (presentato alla \u201cSemaine de la critique\u201d di Cannes).<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Opera visivamente ammaliante, pittorica e mai stucchevole, La cinqui\u00e8me saison ingloba, narrativizzandoli, alcuni temi e figure dell\u2019arte contemporanea pi\u00f9 vicina a noi (chiari i referenti: Bill Viola, Anselm Kiefer, Jeff Koons, Damien Hirst, il cinese Zhenzhong) e incorpora assommando, attraverso suggestioni mai gratuite e fugaci lampi visivi e sonori, il cinema di Jacques Tati (il vociare indistinto, campestre e pedestre, della comunit\u00e0 in festa), di Werner Herzog (rovesciandone l\u2019assunto: qui \u00e8 la natura a lanciare la sfida all\u2019uomo), le Scene di caccia in Bassa Baviera di Peter Fleischmann (nella seconda parte: la caccia al capro espiatorio) e Theo Angelopoulos (per la composizione del quadro e il simbolismo). Sorprendendoci costantemente e spiazzandoci per il progressivo slittamento dal comico-grottesto iniziale al lirismo funebre finale, il terzo capitolo di questa trilogia della violenza (detta\/Khadak, rappresentata\/Altiplano, qui esercitata e subita) \u00e8 una sinfonia anti-eziologica in quattro movimenti e una stasi, tra iperrealismo e onirismo.<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>La tradizione e il rito si presentano dapprima come un \u201cassurdo\u201c che saremmo comunque pronti ad accettare (l\u2019apparizione dei fantocci giganti), poi divengono segni\/referenti (i fantocci confluiscono nel rito per la fine dell\u2019inverno) di una societ\u00e0, quella rurale della regione delle Ardenne; infine si eclissano, lasciando la natura in balia di se stessa.<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>La prima stagione (Inverno) testimonia degli ultimi \u201cfuochi\u201d (la salita della collina, l\u2019edificazione di \u201cZio Inverno\u201c, la danza) e del crepuscolo della cultura: la tradizione e l\u2019immaginario plurisecolare si \u201cinceppano\u201d, il Guy Fawkes di paglia non prende fuoco, il rito \u00e8 morto. La fine della cultura porter\u00e0 con s\u00e9 il tramonto dell\u2019auto-rappresentazione del gruppo (i contadini non hanno, letteralmente, pi\u00f9 parole) e della celebrazione di un tempo ciclico e di uno spazio naturale \u201caddomesticati\u201d e addomesticabili. Come sembra suggerirci l\u2019episodio ritornante del gallo afasico, l\u2019uomo \u00e8 docile fino a quando ha l\u2019impressione di poter dominare e domare, traducendolo e anestetizzandolo in rito perpetuabile, l\u2019indomabile.&nbsp;A partire da questo momento, La cinqui\u00e8me saison diventa la straziante rappresentazione (mediante ricostituzione di simboli e figure mortifere) di un immaginario (intradiegetico) non pi\u00f9 possibile, un racconto (aperto) in cui emerge, progressivamente e inesorabilmente, il lato oscuro e oscurato della relazione dell\u2019uomo\/poeta con la natura.<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>La seconda non-stagione (Primavera) segna il crepuscolo della coltura: dal letame non nasce pi\u00f9 niente, le api non impollinano pi\u00f9, il paradosso sembra realizzarsi e il filosofo nomade, il solo adulto a non sentire il bisogno di spiegare l\u2019inspiegabile (facendo del paradosso di oggi il pregiudizio di domani), sa che si pu\u00f2 rispondere all\u2019impossibile soltanto proponendo una via d\u2019uscita egualmente impossibile (egli afferma, citando Rousseau: Je pr\u00e9f\u00e8re \u00eatre un homme \u00e0 paradoxes qu\u2019un homme \u00e0 pr\u00e9jug\u00e9s).<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>La terza non-stagione (Estate) prelude all\u2019alba del giudizio. Gli individui diventano \u201cfolla\u201c anonima; la folla ha bisogno di individuare\/individualizzare la colpa e forgia l\u2019ultima figura che \u00e8 capace di creare, quella del capro espiatorio (ovviamente il filosofo, l\u2019\u201cuomo dei paradossi\u201d della natura).<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>La quarta non-stagione (Autunno) segna di conseguenza la messa in atto della condanna del filosofo straniero (ed estraneo): dall\u2019ultima invenzione comunitaria possibile all\u2019ultimo rito realizzabile (e ultimo movimento, ultima terribile \u201cstella danzante\u201d creata dal caos), un rito presociale, a-culturale, atavico. Gli abitanti del villaggio indossano una maschera ensoriana per occultare ci\u00f2 che non sono pi\u00f9. Pura furia omicida, puro istinto. Morte. Giungiamo cos\u00ec alla stasi, all\u2019immobilismo, dove permangono solo simboli cristallizzati e tre figure nel paesaggio, divenute oramai, loro stesse, simboli (Thomas, Alice, il figlio paraplegico del filosofo).<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>La quinta stagione attesta il blocco definitivo del ciclo, dell\u2019eterno ritorno; \u00e8 il non-tempo in cui pi\u00f9 nulla scorre e in cui la natura, pur immobile, dopo essersi lasciata morire per uccidere il suo sfruttatore, riprende il comando. \u00c8 tempo, per gli struzzi, di alzare la testa e guardarci negli occhi. E per i puri, sopravvissuti all\u2019odio xenofobico della fu docile comunit\u00e0, di divenire panicamente natura e spegnersi con essa.<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Come d\u2019autunno sugli alberi le donne.<\/b><\/p>\n<p align=\"right\"><b><i><a href=\"https:\/\/filmperevolvere.it\/la-cinquieme-saison-ita-subita\/\">https:\/\/filmperevolvere.it\/la-cinquieme-saison-ita-subita\/<\/a><\/i><\/b><\/p>\n<p align=\"right\"><b><i>Recensione: spietati.it<\/i><\/b><\/p>\n<p align=\"right\"><b>&nbsp;<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>&nbsp;<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Venerd\u00ec 2 novembre 21.30<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b><i>C\u00f2rki dancingu<\/i><\/b><\/p>\n<p align=\"center\">Regia di Agnieszka Smoczynska. Un film con Marta Mazurek, Michalina Olszanska, Jakub Gierszal, Kinga Preis, Andrzej Konopka. &#8211; Polonia, 2016, durata 92 minuti.<\/p>\n<p align=\"center\">. Sottotitolato in italiano<\/p>\n<p align=\"center\"><b>UN HORROR MUSICALE, TRA BURLESQUE E GROTTESCO<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Potrebbe trattarsi di un thriller. E\u2019 notte, la nebbia avvolge la riva cespugliosa di un fiume, e i musicisti di un bar bevono, cantano e si divertono. Ma due sirene (Michalina Olsza\u0144ska&nbsp;e&nbsp;Marta Mazurek) emergono dalla Vistola e lanciano il loro canto ammaliatore: &#8220;Pescateci, non vi mangeremo&#8221;. La frase risuona innocente, ma con un accenno di provocazione. Le ragazze sono belle, le loro voci angeliche, ma le loro code sono immense, mucose e &#8220;sanno di fango&#8221;. E\u2019 la scena d\u2019apertura di&nbsp;<i><a href=\"http:\/\/cineuropa.org\/f.aspx?t=film&amp;did=301124\">The Lure<\/a><\/i>&nbsp;[+], primo lungometraggio di&nbsp;Agnieszka Smoczynska, presentato al&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.sundance.org\/festivals\/sundance-film-festival\">Festival di Sundance<\/a>&nbsp;nella sezione competitiva World Cinema Dramatic. Una sequenza iniziale in cui il contrasto tra la finezza dei volti delle giovani donne e i loro fisici imponenti pu\u00f2 lasciare sconcertati, o persino respingere lo spettatore. Perch\u00e9 molto presto si capisce che a condurre questa storia non sono le dolci sirene delle fiabe per bambini, ma delle creature la cui natura enigmatica e ambigua si sveler\u00e0 in modo brutale e con un lato vampiresco: il desiderio di sangue umano.<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b><i>(L&#8217;articolo continua qui sotto &#8211; Inf. pubblicitaria)<\/i><\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Si annuncia cos\u00ec, in maniera implicita, un\u2019altra complessit\u00e0, pi\u00f9 formale, del film. Perch\u00e9 non \u00e8 n\u00e9 un dramma, n\u00e9 una commedia romantica musicale, n\u00e9 un thriller, bens\u00ec un mix di tutti questi generi. La regista, che si \u00e8 ispirata alla figura classica di&nbsp;<i>La sirenetta<\/i>&nbsp;di Andersen, reinterpreta la celebre fiaba in maniera molto personale. Per Smoczynska, le metafore di Andersen sono un punto di partenza per sovvertire le cose. La regista d\u00e0 loro un nuovo look raccontando questa storia con un\u2019estetica &#8220;camp&#8221; e un kitch voluto, inserendo i suoi personaggi in un contesto anni 80 di cattivo gusto, all\u2019interno dei locali notturni dell\u2019era della Polonia comunista.<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Al ritmo di risate malvagie, battute oscene e una musica impregnata delle hit dell\u2019epoca, il film denuncia l\u2019ipocrisia delle relazioni umane, ridicolizza le fantasie maschili, smitizza l\u2019ideale dell\u2019amore innocente, eterosessuale ed eterno. Questa storia delle due sirene pescate nella Vistola, con la loro identit\u00e0 indefinita tra donna e bambina, animale ed essere umano, ha senza dubbio una dimensione universale poich\u00e9 \u00e8 un\u2019immagine iniziatica, del passaggio della soglia verso la maturit\u00e0. &nbsp;<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>La musica non serve da semplice illustrazione dell\u2019azione: ne \u00e8 un elemento centrale. Le canzoni sono state scritte dalle due sorelle&nbsp;Zuzanna e Barbara Wronska&nbsp;(sulle scene polacche dal 2007); le protagoniste del film, Michalina Olsza\u0144ska e Marta Mazurek, si rivelano all\u2019altezza di questi modelli, riuscendo a incarnare i personaggi e dando prova allo stesso tempo di un vero talento musicale, cos\u00ec come il resto del cast,&nbsp;Kinga Preis,&nbsp;Adam Gierszal&nbsp;e&nbsp;Andrzej Konopka.<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>La forma fortemente stilizzata (che sfiora talvolta l\u2019ostentazione), l\u2019enfasi dell\u2019artificio, la teatralit\u00e0 e l\u2019umorismo talvolta sarcastico del film rischiano di dividere nettamente il pubblico. Ma una cosa \u00e8 certa: con il suo linguaggio personale creatore di un cinema audace e &#8220;predatorio&#8221; (come l\u2019ha definito la celebre cineasta Agnieszka Holland), Agnieszka Smoczy\u0144ska \u00e8 una regista che d\u00e0 un tocco tutto nuovo alla settima arte polacca.&nbsp;&nbsp;<\/b><\/p>\n<p align=\"right\"><b><a href=\"https:\/\/cineuropa.org\/it\/newsdetail\/304603\/\">https:\/\/cineuropa.org\/it\/newsdetail\/304603\/<\/a><\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>&nbsp;<\/b><\/p>\n<p align=\"right\"><b>di Dorota Hartwich<\/b><\/p>\n<p><b>&nbsp;<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Venerd\u00ec 9 novembre 21.30<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b><i>O Ornit\u00f2logo<\/i><\/b><\/p>\n<p align=\"center\">Regia di Jo\u00e3o Pedro Rodrigues. Un film con Jo\u00e3o Pedro Rodrigues, Paul Hamy, Chan Suan, Juliane Elting, Xelo Cagiao. Portogallo, Francia, Brasile, 2016, durata 118 minuti.<\/p>\n<p align=\"center\">Sottotitolato in italiano<\/p>\n<p align=\"center\">&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\"><b>UNA RILETTURA DEL MITO E DELLA VITA DI SANT&#8217;ANTONIO<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>&nbsp;<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Niente di sacrilego o irridente ma una rilettura onirica e visionaria tra sacro e pagano nella fantasticheria del regista portoghese Jo\u00e2o Pedro Rodrigues.<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Ci sono film che bisogna accogliere come un flusso ininterrotto d\u2019immagini, che si oppongono a eccessive razionalizzazioni, la cui materia narrativa \u00e8 pi\u00f9 simile a quella destrutturata di un sogno che a un\u2019esperienza reale. \u00c8 il caso dell\u2019intrigante O Ornitologo del regista portoghese Jo\u00e2o Pedro Rodrigues che abbiamo visto al 34esimo Torino Film Festival nella sezione Onde, quella pi\u00f9 sperimentale e destinata ai videoprodotti meno allineati.<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Una bizzarra fantasticheria catto-animista su un ornitologo gay, Fernando (il fascinoso modello e attore francese Paul Hamy), che si trover\u00e0 a vivere esperienze simili a quelle di Sant\u2019Antonio da Padova \u2013 il suo vero nome era Fernando Martins de Bulh\u00f4es \u2013 per poi \u2018reincarnarsi\u2019 nel regista stesso e giungere alle porte della cittadina veneta.<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>All\u2019inizio del film Fernando si trova su un kayak a Tr\u00e1s-os-Montes, una selvaggia zona boschiva a nord est del Portogallo. Sta osservando con un binocolo alcune rare cicogne nere. A causa di una rapida che risucchia e capovolge il kayak, resta tramortito sulla riva del fiume. Viene soccorso da due lesbiche cinesi in pellegrinaggio sulla via per Santiago di Compostela ma smarritesi nel bosco. Costoro si rivelano due vere erinni: lo legano come un novello San Sebastiano (lui resta in mutande e osserva la potente erezione che tenta di farsi strada fra i nodi) con l\u2019intento di castrarlo.<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Seguiranno eccentrici incontri, all\u2019insegna di una mitologia imprevedibile che accosta le icone cristiane al paganesimo bucolico: dal pastorello sordomuto che si fa allattare da una capretta e si accoppier\u00e0 proprio con Fernando in una liberatoria scena naturista d\u2019amore esplicito en plein air, a una strana setta di uomini mascherati da uccelli piumati che sembra esperire esoterici riti notturni intorno a un fuoco, di cui Fernando teme essere la vittima predesignata: trova infatti vicino ai resti del fal\u00f2 la sua carta d\u2019identit\u00e0 con due fori al posto degli occhi. Non manca un agguerrito gruppo di amazzoni cacciatrici a seno nudo e il fratello gemello del giovane pastore che nell\u2019ultima parte del film \u2013 la meno riuscita e pi\u00f9 confusa \u2013 d\u00e0 una svolta lacaniana alla vicenda con riflessioni pseudo-mistiche sul tema del doppio e dello specchio (subentra il vero regista che si sostituisce al protagonista).<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Rodrigues tenta \u2013 e in parte ci riesce \u2013 ci\u00f2 che Derek Jarman aveva fatto con Sebastiane, ovvero rendere queer ed eroticamente palpabile il sacro, in una commistione molto personale di religiosit\u00e0 spiritista e istinto, un\u2019immersione nella natura selvaggia dove l\u2019innesto dell\u2019umano ha qualcosa di pulsionale e liberatorio.<\/b><\/p>\n<p align=\"right\"><b><a href=\"https:\/\/www.cinemagay.it\/film\/o-ornitologo\/\">https:\/\/www.cinemagay.it\/film\/o-ornitologo\/<\/a><\/b><\/p>\n<p align=\"right\"><b>Roberto Schinardi<\/b><\/p>\n<p align=\"right\"><b>&nbsp;<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Venerd\u00ec 16 novembre 21.30<\/b><b>&nbsp;<\/b><\/p>\n<p align=\"right\"><b>&nbsp;<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b><i>Kumiko, the treasure Hunter<\/i><\/b><\/p>\n<p align=\"center\">Regia di David Zellner. Un film con Rinko Kikuchi, Nobuyuki Katsube, Shirley Venard, David Zellner, Nathan Zellner. &#8211; USA, 2014, durata 105 minuti.. Sottotitolato in italiano<\/p>\n<p align=\"center\">&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\"><b>Il ritorno dei fratelli Zellner, con la storia tra il drammatico e il grottesco di una trentenne giapponese alla ricerca di un tesoro, e della propria vita.<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Tratto da una storia vera<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Una ragazza giapponese vestita di rosso, Kumiko, si aggira sulla spiaggia alla ricerca di qualcosa: in una grotta trova un tesoro nascosto, una vhs abbandonata sotto una pietra. Da questa scoperta parte un viaggio ossessivo verso il Minnesota, verso la valigetta abbandonata sotto la neve in Fargo dei fratelli Coen\u2026 [sinossi]<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Tornano al lungometraggio i fratelli Zellner, e approdano nuovamente alla Berlinale dopo aver presentato nel 2012 Kid-Thing nella sezione Forum. Ed \u00e8 ancora una volta Forum a ospitare Kumiko, the Treasure Hunter, folle racconto a met\u00e0 tra la fiaba e il dramma ossessivo che vede per protagonista una trentenne giapponese convinta di poter rintracciare una valigetta piena di dollari seguendo le tracce lasciate da Fargo dei fratelli Coen. Il motivo? Quella scritta \u201ctratto da una storia vera\u201d che apre il film del 1996 e campeggia, ironicamente, anche nell\u2019incipit di Kumiko, the Treasure Hunter. Gi\u00e0, una storia vera\u2026 Non \u00e8 facile muoversi nell\u2019universo dissociato dei fratelli Zellner \u2013 solo David, alla maniera dei primi Coen, firma la regia mentre entrambi si occupano della sceneggiatura \u2013, perch\u00e9 l\u2019instabilit\u00e0 umorale dei loro lavori, sempre in bilico tra dramma, tragedia, grottesco ed esplosione surreale, si muovono inevitabilmente su una linea destinata a saliscendi infiniti.<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>&nbsp;<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Il discorso vale anche per Kumiko, the Treasure Hunter, la cui storia si articola essenzialmente su tre livelli differenti: l\u2019incapacit\u00e0 della protagonista a relazionarsi con il mondo che la circonda \u2013 nella sua ingenua follia arriva al punto da non saper distinguere la messa in scena di un film dalla \u201crealt\u00e0\u201d che lo stesso indaga \u2013, l\u2019incapacit\u00e0 che mostra il mondo esterno nello sforzo di comprenderla, e l\u2019incontro\/scontro tra la tonitruante Tokyo e gli innevati spazi deserti del Minnesota, sferzati da un vento gelido.<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Paradossalmente, per quanto la prima parte del film, ambientata a Tokyo, risulti anche scritta in punta di penna, divertente e ricca di cambi di ritmo \u2013 con il coniglietto Bunzo a fare la parte del leone \u2013 \u00e8 solo quando i Zellner abbandonano il Giappone per raccontare il Minnesota rurale che Kumiko, the Treasure Hunter trova una sua definitiva collocazione. La ricerca illusoria di Kumiko mostra finalmente la sua reale faccia, quella di una fuga da tutto e da tutti, che nasconde la disperata invocazione di una favola, ideale impossibile da materializzare perch\u00e9 cinematografico, per quanto tratto da \u201cuna storia vera\u201d. Quando Kumiko cerca di baciare il poliziotto che l\u2019ha soccorsa e che le sta dando una mano non fa altro che seguire in maniera pedissequa gli schemi del cinema classico, e ancor prima della fiaba: il salvatore come amante, senza alcuna sfumatura possibile.<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>&nbsp;<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Se nel west di John Ford nello scontro tra realt\u00e0 e leggenda era quest\u2019ultima ad avere la meglio, negli spazi desolati degli Zellner il duro scoglio del reale non pu\u00f2 essere superato con altrettanta facilit\u00e0. Come nella storia dell\u2019uxoricida (per mano altrui) Jerry Lundegaard, in cui il grottesco si faceva strada senza mai prendere il posto della tragedia, anche in Kumiko, the Treasure Hunter l\u2019eterna fuga nel gelo dell\u2019inverno della terra dei diecimila laghi non pu\u00f2 trasformarsi mai completamente in commedia. Nel rifiuto di Kumiko verso qualsiasi aiuto che non la assecondi nel suo assurdo progetto (le squallide telefonate con la madre, il gi\u00e0 citato incontro con il poliziotto, l\u2019anziana che la raccoglie sul ciglio della strada) si nasconde l\u2019imperterrita volont\u00e0 a non lasciarsi assoggettare da una realt\u00e0 che ha per\u00f2, in maniera inevitabile, gi\u00e0 vinto in partenza. In Kumiko, the Treasure Hunter anche la risata pi\u00f9 liberatoria (e non capita di rado), ha un retrogusto amaro. Ed \u00e8 possibile, all\u2019ultima apparizione di Bunzo, avvertire un groppo in gola. Cinema diseguale e forse incompiuto, quello dei fratelli David e Nathan Zellner, ma ricco di fascino e di umanit\u00e0.<\/b><\/p>\n<p align=\"right\"><b><a href=\"https:\/\/quinlan.it\/2014\/02\/07\/kumiko-treasure-hunter\/\">https:\/\/quinlan.it\/2014\/02\/07\/kumiko-treasure-hunter\/<\/a><\/b><\/p>\n<p align=\"right\"><b>&nbsp;<\/b><\/p>\n<p align=\"right\"><b>Raffaele Meale<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>&nbsp;<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>&nbsp;<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>&nbsp;<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Venerd\u00ec 23 novembre 21.30<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b><i>Sleeping beauty<\/i><\/b><\/p>\n<p align=\"center\">Regia di Julia Leigh. Un film con Emily Browning, Sarah Snook, Rachael Blake, Michael Dorman, Tammy McIntosh.&nbsp; Genere Drammatico &#8211; Australia, 2011, durata 101 minuti.Sottotitolato in italiano<\/p>\n<p><b>&nbsp;<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>A met\u00e0 esatta di Sleeping Beauty [id., 2011], quando la studentessa lavoratrice Lucy (Emily Browning) giace per la prima volta addormentata nella lussuosa villa fuori citt\u00e0 di Clara (Rachael Blake), in attesa che attempati signori possano fare di lei ci\u00f2 che vogliono (eccetto penetrarla), uno dei clienti abituali della donna (indicato nei titoli di coda del film come Man 1, interpretato dall\u2019attore teatrale Peter Carroll), prima di rimanere solo con Lucy, confida a Clara di aver riletto di recente il racconto Il trentesimo anno di Ingeborg Bachmann:<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>&nbsp;<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>\u00abUn uomo una mattina si sveglia e non riesce a scendere dal letto. Riesamina la sua vita: egli \u00e8 preso da un\u2019inquietudine. Egli sente di avere meno diritti di un uomo morto. Che cosa pu\u00f2 fare? Egli desidera un\u2019estrema soluzione al suo dilemma. Decide di lasciare la sua citt\u00e0 natale, a fare un po\u2019 di autostop. Un uomo lo prende, viaggiano nella notte\u2026 Quando \u201cbang!\u201d, l\u2019auto va contro un muro, l\u2019autista muore, il nostro uomo \u00e8 ricoverato in ospedale, ferito. Passano i mesi, le sue ferite guariscono. Ora desidera la vita. Non vede l\u2019ora di uscire dall\u2019ospedale, lontano da malati e moribondi. \u201cIo ti dico, alzati e cammina. Nessuna delle tue ossa \u00e8 rotta.\u201d Fine. Quando ho riletto quelle parole, \u201cAlzati e cammina. Nessuna delle tue ossa \u00e8 rotta\u201d, ho provato una profonda tristezza. Sai qual \u00e8 la frase d\u2019apertura della storia? \u201cQuando un uomo entra nel suo trentesimo anno la gente non smetter\u00e0 di chiamarlo giovane\u201d. Trenta! Ho ricevuto il libro per il mio trentesimo compleanno. Il trentesimo anno di Ingeborg Bachmann. Pertanto sapevo gi\u00e0 tutto. Ma che cosa potevo fare? Ho tirato avanti. Eravamo la coppia felice, Elizabeth ed io. Ma in realt\u00e0, non amavo mia moglie. E non amavo i miei amici. O anche i miei figli. Ho soltanto pensato a tirare avanti. E ora\u2026 Stasera, per la prima volta dico\u2026 Le mie ossa sono rotte. Rotte\u00bb1.<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>&nbsp;<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Secondo chi scrive, \u00e8 proprio questa la sequenza che racchiude la chiave per penetrare un\u2019opera enigmatica come Sleeping Beauty,<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>il primo lungometraggio (con suggestioni autobiografiche2) realizzato da Julia Leigh, scrittrice australiana autrice di due romanzi apprezzati dalla critica, Hunter (1999) e Disquiet (2008).<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026<\/b><b>&nbsp;<\/b><\/p>\n<p align=\"right\"><b><a href=\"http:\/\/specchioscuro.it\/sleeping-beauty\/\">http:\/\/specchioscuro.it\/sleeping-beauty\/<\/a><\/b><\/p>\n<p align=\"right\"><b>di&nbsp;&nbsp; Lorenzo Baldassari<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Venerd\u00ec 30 novembre 21.30<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b><i>The student<\/i><\/b><\/p>\n<p align=\"center\">Regia di Kirill Serebrennikov. Un film con Pyotr Skvortsov, Aleksandr Gorchilin, Aleksandra Revenko, Viktoriya Isakova, Yuliya Aug. Titolo originale: (M)uchenik. &#8211; Russia, 2016, durata 118 minuti.<\/p>\n<p align=\"center\">Sottotitolato in italiano<\/p>\n<p><b>&nbsp;<\/b><\/p>\n<p><b>Fede violenta<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Un giovane liceale ha un\u2019unica e assoluta certezza: la Bibbia (mai la chiesa, qualunque essa sia). Leggere la realt\u00e0 attraverso il sacro libro offre la possibilit\u00e0 di affidarsi a una saggezza ancestrale, comunque non priva di contraddizioni e ambiguit\u00e0. Una professoressa di biologia \u00e8 pronta a far valere il suo ruolo didattico e a relativizzare le opinioni del ragazzo, provocando le sue veementi reazioni.<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>&nbsp;<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Kirill Serebrennikov, qui al suo quarto lungometraggio, sceglie di trasporre sul grande schermo una pi\u00e8ce teatrale molto discussa in patria russa (l\u2019autore teatrale non ha potuto assistere all\u2019anteprima moscovita del film per motivi politici ma era presente a quella cannense di Un Certain Regard 2016), dall\u2019indubbia potenza espressiva e contenutistica. mediacritica_the_student_290Il regista russo ha avuto l\u2019essenziale complicit\u00e0 di eccellenti interpreti, istintivi e rocamboleschi, capaci di dare corpo a personaggi \u2013 il protagonista in particolare \u2013 che guardano il mondo attraverso un velo di presunta certezza provata. Petr Skvorstov, soprattutto, propone una performance fisica potente, che trova corrispondenza solo in quella della professoressa, portata sullo schermo da Victoria Isakova, unica altra voce udibile nel coro di mediazioni. Lo scontro tra i due si snoda attraverso conversazioni indirette e trova amplificazione nel coinvolgimento di un terzo personaggio: lo storpio della scuola vessato dai prepotenti. Il triangolo cos\u00ec composto si anima in un processo in cui ognuno \u00e8 a turno sostituito a Dio, aspirando all\u2019affermazione inconfutabile di una verit\u00e0 assoluta, giustificata dal supporto altrui. I due esponenti delle visioni opposte si nutrono infatti del supporto degli altri (o meglio, soffrono della sua assenza), i quali si pongono in posizione subordinata ad essi, rendendoli divinit\u00e0 profetiche ancora prima che i due lo facciano da soli. I corpi dello studente e dell\u2019insegnante innescano quasi una coreografia di coppia, che forma via via immagini potenti, irriverenti e stranianti, come in un passo a due che preferisce comporre forme con i corpi, anzich\u00e9 con la fotografia. Il botta e risposta diventa ironico, irriverente, provocatorio e persino erotico, mentre la macchina da presa insegue i personaggi per bloccarsi solo in funzione delle loro pose statiche. A commentare l\u2019esplosione verbale e fisica, il regista ha optato per un quanto mai efficace contrappunto musicale, composto da rock e metal veloce e violento, che sorprendentemente si coniuga perfettamente con le intenzioni dogmatiche del protagonista. The Student \u00e8 un film potente, tra i migliori di Cannes 2016, che offre temi forti e attuali, con immagini capaci di suscitare nel pubblico un\u2019importante confusione sensoriale e contenutistica.<\/b><\/p>\n<p align=\"right\"><a href=\"http:\/\/www.mediacritica.it\/2016\/05\/19\/the-student\/\">http:\/\/www.mediacritica.it\/2016\/05\/19\/the-student\/<\/a><\/p>\n<p align=\"right\">di Teresa Nannucci<b>&nbsp;<\/b><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Venerd\u00ec 19 ottobre 21.30 I am not a witch&nbsp; Regia di Rungano Nyoni. Un film con Maggie Mulubwa, Henry B.J. Phiri, Nancy Murilo, Travers Merrill, Nellie Munamonga. Gran Bretagna, Francia, Germania, Zambia 2017, durata 93 minuti. Sottotitolato in italiano &nbsp; Una bambina accusata di stregoneria verr\u00e0 esiliata in un accampamento nel bel mezzo del deserto [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":355,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4,8,1],"tags":[],"class_list":["post-647","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-cinemanemico","category-eventi","category-general"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/casa-del-popolo-di-settignano.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/647","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/casa-del-popolo-di-settignano.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/casa-del-popolo-di-settignano.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/casa-del-popolo-di-settignano.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/355"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/casa-del-popolo-di-settignano.noblogs.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=647"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/casa-del-popolo-di-settignano.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/647\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":650,"href":"https:\/\/casa-del-popolo-di-settignano.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/647\/revisions\/650"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/casa-del-popolo-di-settignano.noblogs.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=647"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/casa-del-popolo-di-settignano.noblogs.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=647"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/casa-del-popolo-di-settignano.noblogs.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=647"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}