{"id":561,"date":"2017-03-11T11:22:52","date_gmt":"2017-03-11T10:22:52","guid":{"rendered":"https:\/\/casa-del-popolo-di-settignano.noblogs.org\/?p=561"},"modified":"2017-03-11T11:22:52","modified_gmt":"2017-03-11T10:22:52","slug":"popoli-sotto-assedio-2017","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/casa-del-popolo-di-settignano.noblogs.org\/?p=561","title":{"rendered":"POPOLI SOTTO ASSEDIO (2017)"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-562 aligncenter\" src=\"https:\/\/casa-del-popolo-di-settignano.noblogs.org\/files\/2017\/03\/POPOLI-SOTTO-ASSEDIO-2017-LOGO.jpg\" alt=\"\" width=\"513\" height=\"359\" srcset=\"https:\/\/casa-del-popolo-di-settignano.noblogs.org\/files\/2017\/03\/POPOLI-SOTTO-ASSEDIO-2017-LOGO.jpg 1604w, https:\/\/casa-del-popolo-di-settignano.noblogs.org\/files\/2017\/03\/POPOLI-SOTTO-ASSEDIO-2017-LOGO-300x210.jpg 300w, https:\/\/casa-del-popolo-di-settignano.noblogs.org\/files\/2017\/03\/POPOLI-SOTTO-ASSEDIO-2017-LOGO-768x538.jpg 768w, https:\/\/casa-del-popolo-di-settignano.noblogs.org\/files\/2017\/03\/POPOLI-SOTTO-ASSEDIO-2017-LOGO-1024x717.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 513px) 100vw, 513px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"POPOLI SOTTO ASSEDIO (2017)\" width=\"600\" height=\"338\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/rR5H4bgQExM?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong>Venerd\u00ec 17 marzo 21.30<\/strong><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong>Khadak<\/strong><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong>Un film di Peter Brosens, Jessica Woodworth. Con Khayankhyarvaa Batzul <\/strong><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong>Drammatico, durata 104 min. &#8211; Belgio, Germania, Olanda 2006, lingua mongola, sottotitolato in italiano<\/strong><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong>&nbsp;<\/strong><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong>Ambientato nelle gelide steppe della Mongolia, Khadak racconta la storia epica di Bagi, un giovane nomade destinato a diventare sciamano. Un\u2019epidemia colpisce gli animali e i nomadi sono costretti a spostarsi verso desolate citt\u00e0 minerarie. Bagi salva la vita di Zolzaya, un\u2019affascinante ladra di carbone e insieme scoprono che l\u2019epidemia \u00e8 un inganno architettato per eliminare il nomadismo. \u00c8 l&#8217;inizio di una grande rivoluzione.<\/strong><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong><em>&nbsp;<\/em><\/strong><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong><em>\u2026\u2026..Khadak<\/em>&nbsp;ci porta a vedere attraverso le lenti l\u2019universo etereo nel quale lo sciamanesimo sembra l\u2019unica via di fuga da questo mondo innaturale e moderno, in cui tutto e tutti devono essere &#8216;rivestiti&#8217;. Per questa ragione Bagi vaga di istituto in istituto, dalla cava alla prigione, passando per l\u2019ospedale\u2026\u2026.<\/strong><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong>&nbsp;<\/strong><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong>Venerd\u00ec 24 marzo 21.30<\/strong><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong>Altiplano<\/strong><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong>Un popolo e le sue contaminazioni<\/strong><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong>Un film di Peter Brosens, Jessica Woodworth. Con Magaly Solier, Jasmin Tabatabai, Olivier Gourmet, Norma Mart\u00ednez, Behi Djanati Atai <\/strong><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong>Drammatico, durata 109 min. &#8211; Belgio, Germania, Paesi Bassi 2009, spagnolo, quechua, francese, inglese, persiano sottotitolato in italiano<\/strong><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong>&nbsp;<\/strong><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong>Grace, una fotografa di guerra, rinuncia alla professione dopo un violento incidente in Iraq. Suo marito Max, origine belga, \u00e8 un chirurgo che lavora in una clinica oculistica sulle Ande, in Per\u00f9. Gli abitanti del vicino villaggio di Turubamba iniziano ad ammalarsi per una perdita di mercurio da una miniera della zona. Saturnina, una giovane donna del villaggio, perde il suo fidanzato per via del contagio. Ignorando la vera causa della malattia, gli abitanti del villaggio rovesciano la loro collera sui dottori stranieri e organizzano una rivolta nella quale Max perder\u00e0 la vita. Grace parte verso i luoghi dove Max \u00e8 morto. Nel frattempo Saturnina protesta contro le continue violazioni che il suo popolo e la sua terra sono costretti a subire. I destini di Grace e Saturnina si intrecciano. Altipiano \u00e8 il racconto lirico su un mondo fatto di diversit\u00e0 tuttavia attraversato da legami e connessioni.<\/strong><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong>\u2026\u2026\u2026Villaggio di Turubamba, nell\u2019Altiplano del Per\u00f9, una zona isolata delle Ande: una statua della Vergine si rompe durante una processione. Iraq: una fotografa belga scatta, nonostante le minacce, una foto dell&#8217;esecuzione della sua guida locale. E&#8217; nel fracasso dei confini del mondo che comincia un film dalle grandi ambizioni: denunciare gli effetti devastanti del colonialismo economico in America Latina e immergersi nella spiritualit\u00e0 delle forze della Natura e della religione attraverso le disavventure tragiche di semplici abitanti del pianeta.<\/strong><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong>Il tutto in uno stile narrativo che mischia realismo, simbolismo e un lirismo quasi sovrannaturale (che strizza l&#8217;occhio a&nbsp;<em>La montagna sacra<\/em>&nbsp;di Alejandro Jodorowsky), accompagnato da un&#8217;impronta visiva molto forte (flashback in bianco e nero, immagini video, giri di camera, scenografie maestose e una fotografia splendida firmata da&nbsp;Francisco Gozon). Un&#8217;opera che si assume ogni rischio e che non cerca l&#8217;approvazione unanime degli spettatori, i quali potrebbero rimanere sconcertati da alcune scelte drammatiche\u2026\u2026.<\/strong><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong>&nbsp;<\/strong><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong>Venerd\u00ec 31 marzo 21.30<\/strong><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong>Charlie&#8217;s Country<\/strong><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong>Il cinema di impegno civile di De Heer fa emergere senza filtro e con la forza della denuncia la condizione aborigena attuale<\/strong><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong>Un film di Rolf De Heer. Con Peter Djigirr, Luke Ford, Jennifer Budukpuduk Gaykamangu, David Gulpilil, Peter Minygululu. Ritchie Singer <\/strong><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong>Biografico, durata 108 min.Australia 2014<\/strong><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong>Aborigenal, inglese sottotitolato in italiano<\/strong><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong>&nbsp;<\/strong><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong>\u201cGli aborigeni che abitano nelle loro terre ancestrali vivono 10 anni di pi\u00f9 rispetto a chi sta nelle comunit\u00e0 di reinsediamento\u201d. E\u2019 solamente uno dei dati presentati dal rapporto \u201cIl progresso pu\u00f2 uccidere \u2013 Survival International\u201d, condotto su tutte le popolazioni indigene del mondo. Se ne sta accorgendo anche Charlie, aborigeno che ormai da anni vive in una sorta di \u201criserva\u201d che le autorit\u00e0 australiane hanno creato per la sua popolazione nel nord del paese: scisso tra due modi di vivere, due culture, Charlie \u2013 che un tempo cacciava per vivere \u2013 decide di tornare \u201ca casa\u201d. Di riappropriarsi della propria terra. Ma non sar\u00e0 facile.<\/strong><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong>&nbsp;<\/strong><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong>Venerd\u00ec 7 aprile 21.30<\/strong><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong>El abrazo de la serpiente<\/strong><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong>Un film di Ciro Guerra. Con Jan Bijvoet, Brionne Davis, Luigi Sciamanna, Nilbio Torres, Antonio Bolivar.Yauenk\u00fc Migue, Nicol\u00e1s Cancino <\/strong><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong>Avventura, durata 125 min. &#8211; Colombia, Venezuela, Argentina 2015, spagnolo, portoghese, aboriginal, tedesco, catalano, latino, inglese sottotitolato in italiano<\/strong><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong>&nbsp;<\/strong><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong>Il tempo \u00e8 la dominante segreta di questo racconto assorbito da una cornice misteriosa e impenetrabile come l\u2019Amazzonia, privata di ogni esotismo da un bianco e nero che esprime, nella scala dei grigi, il suo percepibile profilo mutabile e multicolore.<\/strong><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong>El abrazo de la serpiente del colombiano Ciro Guerra che con questo film \u00e8 stato candidato all\u2019Oscar dopo la selezione nella Quinzaine di Cannes 2015, vede al centro della vicenda, che si sviluppa nell\u2019arco di una trentina d\u2019anni, ma ha il respiro del racconto infinito, lo sciamano Karamakate, ultimo rappresentante del suo popolo. Karamakate ha perduto nel tempo le sue qualit\u00e0 interiori e soprattutto i ricordi. Oggi, nel 1949, accompagna Richard Evans Schultes scienziato statunitense che a sua volta \u00e8 sulle tracce della vecchia spedizione dello scienziato tedesco Teo Koch-Grunberg di cui faceva parte anche Karamakate, all\u2019epoca nel pieno delle proprie forze. Durante il lungo tragitto alla ricerca della yacruna rarissima pianta terapeutica, Karamakate riacquister\u00e0 le sue qualit\u00e0 e non sar\u00e0 pi\u00f9 chullachaqui cio\u00e8 un uomo vuoto. Guerra si fa creatore di un viaggio allucinante dentro al cuore di tenebra di un luogo che esige dai suoi ospiti una purezza spirituale, un distacco da ogni desiderio, da ogni bene e perfino da ogni sentimento, che esige l\u2019ascolto della terra e una panica immersione nei suoi ritmi naturali che sembrano riflettere le frequenze dell\u2019universo che, a sua volta, sembra ripetersi in questa diversa dimensione che \u00e8 l\u2019Amazzonia.&nbsp;&nbsp; <\/strong><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong>&nbsp;<\/strong><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong>Venerd\u00ec 14 aprile 21.30<\/strong><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong>Porfirio<\/strong><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong>Un film di Alejandro Landes. Con Harrilson Ramirez, Jazbleidy Sanchez, Porfirio Ramirez, Ram\u00edrez Reinoso, Aldana Jarlinsson. Yor Jasbleidy, Santos Torres <\/strong><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong>Drammatico, durata 101 min. &#8211; Colombia, Francia, Spagna, Uruguay, Argentina 2011, spagnolo sottotitolato in italiano<\/strong><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong>&nbsp;<\/strong><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong>Porfirio ha le gambe paralizzate, vive grazie all&#8217;aiuto del figlio factotum e con la moglie, conduce un&#8217;esistenza precaria aspettando un sussidio di infermit\u00e0 che non arriva. Acquista una bomba a mano al mercato nero, la nasconde nei pannoloni e si imbarca su un aereo.<\/strong><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong>Opera seconda di Alejandro Landes, Porfirio \u00e8 un&#8217;operazione che si situa tra il documentario iperrealista di Pedro Costa (No Quarto da Vanda) e quel cinema iraniano che si fonda sulla ricostruzione di fatti di cronaca, facendoli interpretare dai suoi stessi protagonisti (Close-Up, La mela). Proprio da questo secondo tipo di lavoro parte Landes, colpito dalla notizia di un aereo dirottato da un uomo paralizzato, Porfirio Ramirez Aldana, cui far\u00e0 fare il ruolo di se stesso.<\/strong><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong>L&#8217;esistenza di Porfirio \u00e8 seguita da vicino, con una macchina da presa che gli tiene il fiato sul collo, e che impietosamente non risparmia nulla dei dettagli corporali e fisiologici, del lavarsi, delle pulizie. Cos\u00ec come viene ostentato, anche nella locandina del film, quel segno sulla schiena, residuo cicatrizzato del colpo di proiettile che lo ha reso infermo. Uno sguardo sempre rigoroso, entomologico. \u00c8 una vita da larva, come simboleggiato da un bruco che gli striscia di fianco nel cortile. E come un bruco destinato a diventare farfalla, anche Porfirio arriver\u00e0 a librarsi nell&#8217;aria, salendo sull&#8217;aereo. Il film ha un ritmo estenuante, che comunica agli spettatori quella che \u00e8 la snervante quotidianit\u00e0 del protagonista, la sua indigenza, cui la burocrazia fatica a riconoscere gli aiuti spettanti. <\/strong><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong>Il conflitto civile in corso in Colombia, tra forze militari, paramilitari e guerriglia, pur non essendo mai espressamente citato, aleggia per tutto il film. Porfirio dice che il figlio ha difficolt\u00e0 a trovare lavoro per il fatto di non avere una carta militare. Si sente perennemente in sottofondo, grazie a un accuratissimo lavoro sul suono, il rumore degli elicotteri dell&#8217;esercito, come si capir\u00e0 alla fine.<\/strong><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong>A un certo punto il film cambia registro, il documentario cede il passo alla vicenda del dirottamento e si perde la centralit\u00e0, l&#8217;insistenza morbosa su Porfirio e quasi tutto avviene fuori campo. Si torna poi al protagonista nell&#8217;ultima scena, ripreso a fare il cantastorie che narra l&#8217;episodio.<\/strong><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong>&nbsp;<\/strong><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong>Venerd\u00ec 21 aprile 21.30<\/strong><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong>Oranges and Sunshine<\/strong><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong>Un film di Jim Loach. Con Hugo Weaving, David Wenham, Emily Watson, Tara Morice, Stuart Wolfenden. Helen Grayson, Molly Windsor, Ruth Rickman, Adam Morgan, Greg Stone Drammatico, durata 105 min. &#8211; Gran Bretagna, Australia 2010, inglese sottotitolato in italiano<\/strong><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong>Non dev&#8217;essere facile portare quel cognome ma Jim Loach, avendo gi\u00e0 una vasta esperienza di documentarista alle spalle, \u00e8 arrivato al suo lungometraggio d&#8217;esordio senza complessi nei confronti del padre Ken. Puntando dritto all&#8217;esplorazione di un tema complesso, che lui stesso ha definito \u201cla natura dell&#8217;identit\u00e0 e che cosa ci rende ci\u00f2 che siamo\u201d.<\/strong><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong>La vicenda raccontata da Oranges and Sunshine \u00e8 infatti quella di Margaret Humphreys, un&#8217;assistente sociale di Nottingham che port\u00f2 alla luce uno dei pi\u00f9 raccapriccianti scandali civili degli ultimi tempi: la deportazione dal Regno Unito in Australia di oltre 30 mila bambini orfani o indigenti, perpetrata dal governo inglese durante un periodo compreso tra il 1930 e il 1970 per offrire braccia forti e giovani all&#8217;impero.<\/strong><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong>&nbsp;<\/strong><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong>Venerd\u00ec 28 aprile 21.30<\/strong><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong>Baran<\/strong><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong>&nbsp;<\/strong><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong>Un film di Majid Majidi. Con Fouad Nahas, Majid Majidi <\/strong><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong>Drammatico, durata 98 min. &#8211; Iran 2001, farsi <\/strong><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong>sottotitolato in italiano<\/strong><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong>&nbsp;<\/strong><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center\"><strong>Alcuni rifugiati afghani lavorano in un cantiere di Tehran, come manovali. Un giorno Najaf ha un incidente ed \u00e8 costretto ad abbandonare il lavoro. Ma il suo stipendio \u00e8 necessario per non far morir di fame la sua famiglia. La figlia Baran si traveste da uomo e si offre di sostituirlo. Il cinema iraniano esce dai circuiti locali sulla scia della fama di Kiarostami. L&#8217;identit\u00e0 culturale di questo cinema rimane forte e non cede alle lusighe del mercato. Anche Baran, fiaba incantanta sprofondata nelle asprezze di una societ\u00e0 ancora integralista eppure piena di conflitti, sente i legami e le radici con una tradizione visiva e narrativa che ormai ha abituato anche gli spettatori occidentali ai suoi ritmi di racconto. La cinematografia iraniana corre forse un unico rischio; quello di cristallizzarsi nella voce unica di questa tradizione affossando in un paradigma culturale i fermenti della societ\u00e0 iraniana in evoluzione.<\/strong><\/h3>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Venerd\u00ec 17 marzo 21.30 Khadak Un film di Peter Brosens, Jessica Woodworth. Con Khayankhyarvaa Batzul Drammatico, durata 104 min. &#8211; Belgio, Germania, Olanda 2006, lingua mongola, sottotitolato in italiano &nbsp; Ambientato nelle gelide steppe della Mongolia, Khadak racconta la storia epica di Bagi, un giovane nomade destinato a diventare sciamano. 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