{"id":285,"date":"2014-02-14T18:21:32","date_gmt":"2014-02-14T17:21:32","guid":{"rendered":"http:\/\/casa-del-popolo-di-settignano.noblogs.org\/?p=285"},"modified":"2014-02-18T13:55:04","modified_gmt":"2014-02-18T12:55:04","slug":"eccentriche-visioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/casa-del-popolo-di-settignano.noblogs.org\/?p=285","title":{"rendered":"ECCENTRICHE VISIONI"},"content":{"rendered":"<div>\n<div>\n<div>\n<p align=\"center\"><b>Venerd\u00ec 7 febbraio 21.30\u00a0<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Holy motors<\/b><b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Un film di di\u00a0Leos Carax. con \u00a0Denis Lavant, Edith Scob, Eva Mendes, Kylie Minogue, Elise Lhomeau, Michel Piccoli, Jeanne Disson, Leos Carax<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Francia\u00a0\u00a0<\/b><b>2012 \u00a0\u00a0DURATA:\u00a0115&#8242;<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Una limousine bianca si muove per le strade di Parigi: al volante la bionda C\u00e9line e seduto sui sedili posteriori Monsieur Oscar. E chi \u00e8 costui? E&#8217; un industriale, un mendicante, un assassino, un padre di famiglia e persino un mostro, ma non solo. Pu\u00f2 essere tutte queste cose, perch\u00e9 la sua vita gli impone di esserlo: la lussuosa automobile su cui si muove \u00e8 il suo camerino, da cui esce ogni volta con una nuova identit\u00e0, lavorando dall&#8217;alba al tramonto. Ma al di fuori di questa singolare routine, chi \u00e8 veramente Oscar, quali sono i suoi sentimenti, dov&#8217;\u00e8 la sua casa, cos&#8217;\u00e8 la sua vita? (dal pressbook)<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b><i>\u201cHoly Motors\u201d \u00e8 nato dalla mia impotenza a montare diversi progetti, tutti in lingua straniera e all\u2019estero. Incappavo sempre nei due medesimi ostacoli: casting e soldi. Non potendone pi\u00f9 di non girare, mi sono ispirato all\u2019esperienza di \u201cMerda\u201d; che era un film su commissione giapponese. Mi sono passato da solo la commissione di un progetto fatto nelle stesse condizioni, ma in Francia: immaginare in fretta, per un attore gi\u00e0 scelto, un film non troppo caro. Tutto ci\u00f2 \u00e9 stato reso possibile dall\u2019uso di videocamere digitali, che io disprezzo (perch\u00e9 esse si impongono o ce le impongono), ma che rassicurano tutti.<\/i><\/b><b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\">\u00a0<b>Venerd\u00ec 14 febbraio 21.30<\/b><b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>GA, GA &#8211; CHWALA BOHATEROM<\/b><b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Un film di Piotr Szulkin<\/b>\u00a0<b>1986 \u2013<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>\u00a0Polonia, Studio Filmowe Perspektywa, col., 84 min.<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Nel 21\u00b0 secolo, il diffuso benessere e l&#8217;appiattimento dei modelli di vita hanno spento negli uomini la sete dell&#8217;avventura, il piacere del rischio, la tensione verso il gesto eroico e glorioso. Nessuno vuole pi\u00f9 intraprendere il mestiere dell&#8217;astronauta ed i programmi per la conquista dello spazio minacciano di coprirsi di polvere negli archivi statali. Per rimediare a questa imbarazzante situazione il governo polacco decide di servirsi dei prigionieri che sovraffollano le patrie galere, invogliandoli a partecipare ai voli nella stratosfera in cambio della grazia. Una navetta parte finalmente verso lo spazio infinito, alla ricerca di un nuovo mondo da colonizzare ed atterra, contro ogni previsione, su un pianeta che, pur non essendo mai illuminato dal Sole, \u00e8 simile alla Terra, tecnologicamente progredito ed abitato da un popolo che parla correntemente la lingua polacca. Il capo dei cosmonauti viene accolto ed acclamato come un eroe da un viscido personaggio ben vestito che gli offre subito una prostituta minorenne&#8230;..<\/b>\u00a0<b>Il pianeta immaginario nel quale si compie il destino dello sfortunato protagonista \u00e8 la proiezione di un modello sociale anni &#8217;80 fortemente disgregato, nel quale convivono le miserie del comunismo e le stridenti contraddizioni del capitalismo. La citt\u00e0 che ospita l&#8217;eroe venuto dalla Terra \u00e8 popolata da poveri emarginati, ricchi burocrati corrotti e giornalisti cinici in perenne ricerca dello scoop sensazionale. Un mondo manipolato da un potere impersonale che mutua dal nostro gli aspetti pi\u00f9 negativi e che costruisce il consenso attraverso la televisione di stato, implacabile occhio onnipresente che registra gli avvenimenti pi\u00f9 cruenti per soddisfare l&#8217;inestinguibile morbosit\u00e0 del pubblico.<br \/>\n<i>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 (fonte della scheda:\u00a0<a title=\"Link esterno\" href=\"http:\/\/www.fantafilm.net\/\">http:\/\/www.fantafilm.net<\/a>)<\/i><\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Venerd\u00ec 21 febbraio\u00a0 21.30<\/b><b>\u00a0\u00a0\u00a0<\/b><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Devyat Sem Sem<\/b><b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>(977)<\/b><b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Un film Nikolay Khomeriki<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Russia, 2006\u00a0 87 min.<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>\u00a0Il mondo, quello che si crede di conoscere, che si percorre ogni giorno, \u00e8 lasciato fuori campo. In\u00a0<i>977<\/i>\u00a0opera prima del russo di Mosca Nikolay Khomeriki, un uomo, uno scienziato, lo osserva sfocato (in un film dove ancora una volta l&#8217;inizio e la fine si incontrano uguali e diverse) a bordo di un non meglio identificato mezzo di trasporto che lo conduce in uno spazio segreto, al di l\u00e0 di una frontiera invisibile: un edificio-laboratorio in cui altri scienziati e un gruppo di volontari che si sono proposti come cavie conducono esperimenti nel tentativo di verificare l&#8217;armonia interiore attraverso l&#8217;algebra. E il numero che d\u00e0 il titolo al film \u00e8 il codice cifrato legato a quella ricerca, che si ispira alle regole della matematica alfine di spiegare, se mai ci\u00f2 \u00e8 possibile, la sfera emozionale e spirituale dell&#8217;essere umano.<\/b><i>\u00a0<\/i><b><i>977<\/i><\/b><b>\u00a0\u00e8 un film di realismo fantastico nel senso, migliore, di molto cinema pensato, prodotto e realizzato in quella che era l&#8217;Europa dell&#8217;Est. Dunque, un film dove ogni immagine condensa un immaginario filmico e politico immediatamente riconoscibile e abbastanza raro da ritrovare nelle attuali cinematografie ex est europee. Un film che fa pensare, senza pedanterie, a Tarkovski, a quel Tarkovski che ci invita a un viaggio in un mondo solo apparentemente parallelo, lontano e misterioso (si pensi a<i>\u00a0Stalker<\/i>\u00a0o\u00a0<i>Solaris<\/i>). Khomeriki rende quel laboratorio un set in trasformazione, filmato in soggettiva o comunque con occhio complice e in movimento, che entra nelle stanze dove si tengono gli esperimenti e negli spazi pi\u00f9 intimi di un ambiente dove la linea tra vita privata e lavorativa si frantuma.<\/b>\u00a0<b>Un ampio salone pu\u00f2 essere luogo di riposo per gli uomini e le donne l\u00ec ricoverati oppure spazio per una conferenza al termine della quale sar\u00e0 svuotato dei suoi elementi. Cos\u00ec come la stanza pi\u00f9 segreta, quella monitorata da una piccola videocamera-occhio in perpetuo movimento circolare, sar\u00e0 osservata e penetrata in immagini che restituiscono, al pari delle luci e dei corpi, il senso di una realt\u00e0 mutante nella quale convivono scienza e emozione. E i loro pi\u00f9 imperscrutabili segni. L&#8217;anima di un numero e il numero, la temperatura sempre diversa, di un&#8217;interiorit\u00e0.<br \/>\nTratto da www.sentieriselvaggi.it<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Venerd\u00ec 28 febbraio\u00a0 21.30\u00a0<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>POST TENEBRAS LUX<\/b><b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Un film di di\u00a0Carlos Reygadas<\/b><\/p>\n<h2>durata 115&#8242; min. \u2013 Messico\/Francia\/Olanda\/Germania 2012<\/h2>\n<p align=\"center\"><b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Terminata la proiezione di\u00a0<i>Post Tenebras Lux<\/i>\u00a0(2012), con i sensi ancora assaltati dalle sue immagini, l\u2019impressione immediata \u00e8 stata quella di trovarsi al cospetto di un\u2019opera che tratta il Male come forse non era mai stato fatto in ambito cinematografico; l\u2019afrore di zolfo, trasposizione puntuale di ben note entit\u00e0, slitta per\u00f2 sullo sfondo, tanto che il diavolo, qui nelle vesti molto\u00a0<i>kitsch<\/i>\u00a0di un demone rosso fluorescente, non c\u2019entra nemmeno poi tanto, il vero afflato luciferino che Carlos Reygadas immette nel film \u00e8 un qualcosa che va straordinariamente oltre la patina della visione per incunearsi nei territori della sensazione, avamposti di un cinema che affabula per mezzo di quanto vede e che ripropone con un realismo che sa oscillare con spiazzante disinvoltura tra sogno e realt\u00e0; d\u2019altronde in merito a percezioni, onirismo e quant\u2019altro basterebbe prendere il prologo per farsi un\u2019idea di cosa si ha davanti: dieci abbacinanti minuti che ti si appiccicano agli occhi e che penetrano in profondit\u00e0, gi\u00f9 per quelle corde dell\u2019inquietudine agguantate da una bambina che invocando il nome dei propri famigliari sotto un cielo venato dai fulmini rimanda ad<i>altro<\/i>\u00a0di infinitamente pi\u00f9 grande, uno smarrimento universale che in fondo riguarda tutti coloro che calpestano il suolo di questo pianeta. Il Male sopraccitato si sedimenta in questi rimandi, epifanie di un dolore Umano che emergono dallo spartito di un geniale concertista: il raptus di Juan nei confronti del cagnetto, le confessioni del gruppo di alcolisti anonimi, la visita dei coniugi nello swinger club francese, il tradimento del Siete e l\u2019ammutolente conclusione che lo vede protagonista (la decapitazione: il Male \u00e8 nella testa?), tutti segnali pulsanti, allarmi urgenti dentro un contesto naturalistico e non che Reygadas immortala come sa fare soltanto chi ha un talento smisurato come il suo e che sullo schermo in 4:3 scorrono e si calcificano lontani dall\u2019artificio.<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Potr\u00e0 anche essere tacciato di incomprensibilit\u00e0\u00a0<i>Post Tenebras Lux<\/i>, si potr\u00e0 additare quel zigzagare temporale che lo costituisce, le sue falle logiche o i grandi interrogativi orfani di risposte (ad esempio: Juan vivr\u00e0 o no?), ma il premio per la miglior regia a Cannes \u201912 \u00e8 un Cinema Nuovo che a fronte di possibili mancanze squaderna una ricchezza espositiva e argomentativa che lo rende un giacimento preziosissimo, un pozzo vergine dal quale attingere a piene mani per restare meravigliati da ogni singolo approccio utilizzato dal regista: si parte dai problemi matrimoniali (retaggio, forse, di\u00a0<a href=\"http:\/\/pensieriframmentati.blogspot.com\/2011\/09\/silent-light.html\"><i>Silent Light<\/i><\/a>, 2007) che seppur ordinari si ammantano di una sofferenza sottaciuta ma avvertibile per allargare il raggio d\u2019interesse su tematiche che gi\u00e0 sostanziavano il capolavoro precedente (<a href=\"http:\/\/pensieriframmentati.blogspot.com\/2011\/08\/japon.html\"><i>Jap\u00f3n<\/i><\/a>, 2002) e che, quindi, abbracciano l\u2019escatologia, la fine e l\u2019inizio di tutto. A guarnire la portata semantica l\u2019autore messicano erige una sintassi estetica che oserei definire seminale, aldil\u00e0 della costante sfocatura ovale che sborda i contorni delle riprese (principalmente quelle esterne) e che conferisce una percentuale di straniamento molto elevata, la capacit\u00e0 di Reygadas nello scovare continuamente soluzioni innovative stupisce ed incanta e raggiunge picchi di purezza che ancora non avevamo visto, sequenze che per quanto mi riguarda possono gi\u00e0 passare alla Storia del Cinema come quella sulla spiaggia, teatro, peraltro, di un possibile cortocircuito anagrafico da far girare la testa, la cui incisione ottica, alimentata da un sonoro che letteralmente inonda l\u2019apparato uditivo, consegue un livello di intensit\u00e0 tale da produrre con niente (due bambini che zampettano sulla sabbia) quello che chiediamo imploranti all\u2019arte: l\u2019emozione.<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b><i>Post Tenebras Lux\u00a0<\/i><\/b><b>\u00e8, oggi, un appuntamento da non perdere perch\u00e9 il film di Reygadas \u00e8 un film da studiare fotogramma per fotogramma, mai conciliante e sempre intraprendente, un\u2019opera del genere meriterebbe approfondimenti ben pi\u00f9 corposi di quanto scritto in questa sede, trattato di come pu\u00f2 e deve essere ancora il cinema contemporaneo: materia inesauribile su cui tornare e ritornare infinite volte come se ogni nuova visione fosse la prima. In un mondo come il nostro che, senza retorica, ha iniziato da tempo a scivolare in un buio denso e paludoso, la\u00a0<i>luce<\/i>\u00a0pu\u00f2 arrivare da una torcia che arde tenace, da uno sconosciuto quarantaduenne nato a Citt\u00e0 del Messico che col suo cinema anti-letterale dona Verit\u00e0 (sull\u2019essere, sull\u2019amore, sul sesso, sul dolore, ecc.) ad uno spettatore ignaro e sempre inadeguato a ricevere tali vastit\u00e0.<\/b><\/p>\n<p align=\"right\"><b>PUBBLICATO DA\u00a0<a title=\"author profile\" href=\"http:\/\/www.blogger.com\/profile\/15050269216140730370\">ERASERHEAD<\/a><\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Venerd\u00ec 7 marzo 21.30<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>\u00a0<\/b><b>Songs From the Second Floor<\/b><b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Regia, sceneggiatura: Roy Andersson<br \/>\nCast: Lars Nordh, Stefan Larsson, Bengt C.W. Carlsson, Sten Andersson, Rolando N\u00fa\u00f1ez<br \/>\nFotografia: Istv\u00e1n Borb\u00e1s, Jesper Klevenas, Robert Komarek<br \/>\n<i>Svezia<\/i>\u00a02000, 95 minuti.<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Strani eventi in una citt\u00e0: macchine imbottigliate in un traffico infernale, un imprenditore che d\u00e0 fuoco alla sua ditta, funzionari pallidi come cenci, case che si muovono, fantasmi che tornano alla vita, e una bambina sacrificata per il bene della popolazione.<br \/>\nCuriosissima visione, opera per certi tratti apocalittica firmata dallo svedese Roy Andersson che suggerisce attraverso la sua declinazione sarcastica della realt\u00e0 un percettibile stato di malsana inquietudine. Questo Andersson, per cui penso valga la pena recuperare altri suoi lavori, adotta un metodo registico rigoroso: zero movimenti di macchina, assenza totale di campi e controcampi, uso ridotto ai minimi termini del sonoro. La forma del film si sostanzia cos\u00ec in tanti quadri sequenziali dove la mdp \u00e8 letteralmente immobile e gli attori si muovono (di)sgraziatamente sulla scena che si espande in profondit\u00e0 fin dove l\u2019obiettivo riesce ad arrivare.<br \/>\nLo dico: la pellicola \u00e8 lenta, frammentata. Inevitabilmente poco coinvolgente. Di fatto, per\u00f2, le riflessioni da essa scaturite mi hanno \u201cpreso\u201d, e reso cos\u00ec consapevole di aver visto un film perlomeno intelligente.<\/b><\/p>\n<p>L\u2019acuminata ricerca del regista mette a nudo il potere tout court. Da qui si mostra l\u2019impotenza dell\u2019uomo davanti ad eventi fuori dal suo controllo. Nessuno sa perch\u00e9 si sia formata quella coda chilometrica di automobili, come nessuno sa il motivo per cui non ci sia pi\u00f9 lavoro. E mentre un pazzo dentro ad un manicomio riflette sul fatto che Ges\u00f9 sia stato crocifisso perch\u00e9 era buono e gentile, un venditore cerca di rendere la religione un business vendendo croci. Gli uomini del film sono allo sbando, non capiscono il mondo intorno a loro e non riescono a capire s\u00e9 stessi. Il potere burocratico spera di trovare la soluzione dentro una palla di cristallo, l\u2019etica religiosa (con qualunque significato personale attribuibile) \u00e8 smarrita. Si profila perci\u00f2 una paura ancestrale per cui la benevolenza di un qualche dio dovrebbe accettare il sacrificio di una bambina in cambio di rimettere le cose a posto. Magistrale la sequenza in cui un vecchio e pallido bacucco pieno di onorificenze si chiede cosa avrebbero dovuto fare di pi\u00f9 per migliorare la situazione, mentre affianco a lui una giovane ragazza non riesce a salire sullo sgabello. L\u2019umanit\u00e0 \u00e8 in ginocchio.<br \/>\nE poi i fantasmi, di un vecchio debitore, di un ragazzino impiccato che perseguitano il povero Kalle il quale non riesce (non pu\u00f2!) darsi pace per il figlio diventato pazzo perch\u00e9 poeta. Anche l\u2019ultimo briciolo di<i>humanitas\u00a0<\/i>\u00e8 svanito, il mondo si appresta alla fine. Impotente.<br \/>\nLa scena conclusiva \u00e8 folgorante, mi ha lasciato di stucco, cosa che ormai accade sempre pi\u00f9 di rado.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 un film ostico, lo ripeto, decisamente non per tutti. Fate un tentativo.<\/p>\n<p align=\"right\"><b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Venerd\u00ec 14 \u00a0marzo 21.30 \u00a0<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>N\u011bco z Alenky<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>(QUALCOSA DI ALICE)<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Un film di\u00a0<a href=\"http:\/\/www.mymovies.it\/biografia\/?r=19045\">Jan Svankmajer<\/a>. Con Kristyna Kohoutov\u00e1 Titolo originale\u00a0<i>Neco z Alenky<\/i>.\u00a0<a title=\"Film animazione\" href=\"http:\/\/www.mymovies.it\/film\/animazione\/\">Animazione<\/a>,\u00a0durata 84&#8242; min. &#8211; Cecoslovacchia, Gran Bretagna, Germania, Svizzera\u00a0<a title=\"Film 1987\" href=\"http:\/\/www.mymovies.it\/film\/1987\/\">1987<\/a><\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Nel 1987 l\u2019artista praghese Jan \u0160vankmajer realizz\u00f2 il suo primo lungometraggio \u201cQUALCOSA DI ALICE\u201d (N\u011bco z Alenky ).\u00a0Si trattava di una sua personalissima trasposizione dell\u2019Alice nel Paese delle Meraviglie di Lewis Carroll. Una rilettura visionaria, macabra, fatta di ossa e vecchi giocattoli, ambientata in una fatiscente cantina, formata da una successione di stanze abbandonate.<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>La storia \u00e8 fedele a quella che noi tutti conosciamo: Alice, stufa di stare insieme alla sorella, insegue un coniglio e finisce sottoterra, nella sua tana, ingresso di un mondo fantastico popolato di strambe creature. Ma l\u2019interpretazione e la messinscena di \u0160vankmajer \u00e8 unica ed originale. Il coniglio \u00e8 un vecchio coniglio impagliato che perde la segatura della sua imbottitura e che si rammenda da solo con una spilla da balia, il bruco \u00e8 un vecchio calzino con la dentiera, e tutti gli animali sono sinistre creature assemblate con crani, stracci e vecchi oggetti, simili per molti aspetti alle strabilianti opere di Jean Tinguely. Alice invece \u00e8 una bambina in carne ed ossa, incredibilmente espressiva e dallo sguardo spietato di quella fanciullezza che a breve inizier\u00e0 la metamorfosi verso l\u2019et\u00e0 adulta.<br \/>\nLe battute sono pochissime, ridotte all\u2019essenziale, la musica \u00e8 completamente assente e la colonna sonora \u00e8 costituita da rumori e suoni reali, perch\u00e9, come sostiene l\u2019autore, in questo modo si acquista un maggiore senso di realt\u00e0 e ci si allontana dall\u2019idea di fiaba. \u0160vankmajer sostiene di aver voluto fare un film sul sogno e di ave utilizzato gli scritti di Carroll come mezzo per porre un nuovo accento sul concetto di sogno che l\u2019attuale civilt\u00e0 ha gettato negli immondezzai della psiche.<br \/>\nSono lontane le sdolcinature canterine per famiglie della versione Disney e anche le goticizzazioni fuori luogo e astruse che verranno tanti anni dopo dalle versione di Tim Burton, cos\u00ec come tutte le altre trasposizioni cinematografiche, che cercando di rimanere fedeli all\u2019originale letterario lo tradiscono in partenza. Forse si potrebbe fare un parallelo tra il film di \u0160vankmajer e la versione illustrata da Dusan Kallay del 2004, perch\u00e9 si tratta di due artisti nati e cresciuti entrambi in terra Boema e appartenenti alle ultime propaggini del movimento surrealista. E\u2019 proprio di surrealismo si avverte l\u2019anima in questo film; non bisogna dimenticare che \u201cAlice nel Paese delle Meraviglie\u201d era il libro per eccellenza di molti esponenti di tale avanguardia, che lo consideravano carburante per la mente. Come sosteneva Viginia Woolf, \u201ci due libri di Alice non sono libri per bambini, ma gli unici libri in cui noi diventiamo bambini\u201d.\u00a0<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>\u0160vankmajer dice che non gli piacciono i film disegnati, cos\u00ec la tecnica utilizzata nel film \u00e8 quella dell\u2019animazione stop-motion, mescolata con molte parti in live-action per quanto riguarda il personaggio di Alice. Ma non si tratta di un\u2019animazione perfetta, bens\u00ec di un qualcosa di artigianale, scattoso, polveroso, rugginoso, e proprio per la sua istintiva imperfezione plausibile ed incredibilmente reale. Si respira a pieni polmoni lo spettro dell\u2019animazione dei paesi dell\u2019est, quella di W\u0142adys\u0142aw Starewicz e di Ji\u0159\u00ed Trnka per intenderci, che tanto influenzer\u00e0 i geni di questa tecnica, i fratelli Quay, che nella loro formazione andranno per un periodo a studiare nella bottega di Jan \u0160vankmajer e al quale dedicheranno poi con riconoscenza un cortometraggio.<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Le riprese sono durate circa un anno e ad un occhio attento \u00e8 possibile intravedere la piccola metamorfosi della bambina che interpretava Alice, che all\u2019inizio aveva sette anni e alla fine otto. E siccome le scene non sono state girate in progressione, \u0160vankmajer si diverte a pensare che con il passaggio di una porta la bambina invecchi improvvisamente di qualche mese, per poi ringiovanire magicamente al passaggio successivo. Tutti gli oggetti presenti nella pellicola sono stati raccolti dallo stesso \u0160vankmajer, appassionato di collezionismo, accumulatore di oggetti e instancabile curatore della sua personale wunderkammer, che si accresce a dismisura pellicola dopo pellicola, grazie anche al lavoro di sua moglie Eva, scenografa di tutti i suoi film, purtroppo scomparsa nel 2005.<br \/>\n\u0160vankmajer \u00e8 nato a Praga il 4 settembre del 1934, dove tuttora vive e lavora. E\u2019 autore, oltre a molti cortometraggi, di numerosi lungometraggi oltre a \u201cQualcosa di Alice\u201d, tra i quali \u201cLezione Faust\u201d del 1994, \u201cI Cospiratori del Piacere\u201d del 1996 e \u201cOtes\u00e0nek\u201d del 2000. Se siete di passaggio a Praga potete provare a passare alla galleria Gambra, nei pressi del Castello, dove sono esposte alcune sue opere assieme a quelle dei maggiori esponenti del movimento surrealista ceco. La scrittrice Angela Carter ha dedicato un suo racconto al suo mondo e al suo laboratorio di animazioni, paragonandolo al gabinetto di un alchimista.<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p>INGRESSO GRATUITO SOCI ARCI<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.cinemanemico.net\/\">WWW.CINEMANEMICO.NET<\/a><\/p>\n<p><a href=\"mailto:CINEMANEMICO@YAHOO.IT\">CINEMANEMICO@YAHOO.IT<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/casa-del-popolo-di-settignano.noblogs.org\/2014\/02\/14\/eccentriche-visioni\/songs-from-the-second-floor\/\" rel=\"attachment wp-att-286\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-286\" alt=\"Songs From the Second Floor\" src=\"https:\/\/casa-del-popolo-di-settignano.noblogs.org\/files\/2014\/02\/Songs-From-the-Second-Floor-212x300.jpg\" width=\"212\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/casa-del-popolo-di-settignano.noblogs.org\/files\/2014\/02\/Songs-From-the-Second-Floor-212x300.jpg 212w, 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