{"id":240,"date":"2013-12-25T17:56:29","date_gmt":"2013-12-25T16:56:29","guid":{"rendered":"http:\/\/casa-del-popolo-di-settignano.noblogs.org\/?p=240"},"modified":"2013-12-25T17:56:48","modified_gmt":"2013-12-25T16:56:48","slug":"il-mese-delle-memorie-genocidi-e-persecuzioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/casa-del-popolo-di-settignano.noblogs.org\/?p=240","title":{"rendered":"IL MESE DELLE MEMORIE  \u201cGenocidi e persecuzioni"},"content":{"rendered":"<p align=\"center\"><b>in collaborazione con<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Centro Documentazione Carlo Giuliani<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Centro di Documentazione sui\u00a0<em>Popoli Minacciati<\/em><\/b><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Associazione IL CERCHIO<\/b><b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p align=\"center\">\u00a0<a href=\"https:\/\/casa-del-popolo-di-settignano.noblogs.org\/files\/2013\/12\/MESE-DELLe-memorie-logo.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-241\" alt=\"MESE DELLe memorie logo\" src=\"https:\/\/casa-del-popolo-di-settignano.noblogs.org\/files\/2013\/12\/MESE-DELLe-memorie-logo-300x146.jpg\" width=\"300\" height=\"146\" srcset=\"https:\/\/casa-del-popolo-di-settignano.noblogs.org\/files\/2013\/12\/MESE-DELLe-memorie-logo-300x146.jpg 300w, https:\/\/casa-del-popolo-di-settignano.noblogs.org\/files\/2013\/12\/MESE-DELLe-memorie-logo-1024x498.jpg 1024w, https:\/\/casa-del-popolo-di-settignano.noblogs.org\/files\/2013\/12\/MESE-DELLe-memorie-logo-150x73.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"center\"><b>IL MESE DELLE MEMORIE<\/b><\/p>\n<p align=\"center\">\u201cGenocidi e persecuzioni \u201c<\/p>\n<p align=\"center\"><b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Musica,Immagini,Parole<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Gennaio 2014<\/b><b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p><b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p><b>Un mese per tutte le memorie<\/b><b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p><b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p><b>Per molti anni, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, il concetto di genocidio ha coinciso sostanzialmente con la Shoah.<\/b><\/p>\n<p><b>Questo \u00e8 accaduto per vari motivi. Due meritano comunque di essere evidenziati. Il primo consiste nell\u2019aver proposto la Shoah come una tragedia unica e irripetibile, tanto che qualsiasi paragone con eventi analoghi somigliava a una bestemmia. Il secondo \u00e8 un dato temporale: il concetto di genocidio fu elaborato da Raphael Lemkin durante il secondo conflitto mondiale. Era quindi inevitabile che venisse applicato alla tragedia in atto.<\/b><\/p>\n<p><b>Poi, piano piano, il muro di silenzio dietro al quale si nascondevano tragedie analoghe ha cominciato a sgretolarsi. Si \u00e8 cominciato a parlare del genocidio degli Armeni. Nello stesso tempo l\u2019attualit\u00e0 ci ha dimostrato che certi orrori non erano soltanto un ricordo del passato, ma che potevano rivivere nell\u2019attualit\u00e0. Dalla Cambogia al Ruanda, dalla Bosnia al Darfur, l\u2019ultimo quarto del secolo scorso e l&#8217;inizio di questo sono stati segnati da tragedie spaventose che i media hanno documentato in tempo reale.<\/b><\/p>\n<p><b>Davanti a questo il genocidio \u00e8 stato inquadrato in una prospettiva nuova.\u00a0 Inserire la tragedia ebraica in un contesto pi\u00f9 ampio, accanto ad altri genocidi pi\u00f9 o meno recenti, non significa diminuirne il rilievo storico. Al contrario, significa toglierla da una terra di nessuno dove resterebbe un fenomeno incomprensibile. La nostra sofferenza ha un senso soltanto se viene avvicinata a quella degli altri. Diversamente si trasforma, piano piano ma inevitabilmente, in una manifestazione di egoismo.<\/b><\/p>\n<p><b>Partendo da queste considerazioni abbiamo deciso di organizzare una rassegna cinematografica dedicata ai genocidi e alle persecuzioni. Non soltanto quelli legati alla Seconda Guerra Mondiale, ma anche quelli precedenti (la tragedia armena e lo sterminio degli Indiani nordamericani) e successivi (la persecuzione dei Rom nell&#8217;Europa centrale odierna).<\/b><b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p><b>Nei prossimi anni ci occuperemo anche di altri popoli, perch\u00e9 la memoria \u00e8 un diritto di tutti e non un privilegio di pochi.<\/b><b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p><b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Venerd\u00ec 3 gennaio <\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>21.15 <\/b><b>Presentazione a cura di Alessandro Michelucci &#8211; giornalista<\/b><b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>21.30\u00a0 <\/b><b>Ararat<\/b><b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Un film di Atom Egoyan. con Simon Abkarian, Charles Aznavour, Christopher Plummer, Arsin\u00e9e Khanjian<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Drammatico, Guerra, durata 115 min. &#8211; USA 2011<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>All&#8217;aeroporto di Toronto Raffi, un giovane canadese di origini armene, racconta a David, anziano ufficiale della dogana che gli sta ispezionando il bagaglio, i motivi del viaggio in Armenia da cui \u00e8 appena tornato.<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Entrambi i personaggi sono in qualche modo legati a un film che il regista Edward Saroyan sta girando sul genocidio armeno del 1915 per mano turca: Raffi lavora sul set e sua madre Ani, una nota critica d&#8217;arte, \u00e8 consulente della sceneggiatura; David, oltre ad aver parlato con il regista al suo arrivo in Canada, ha un figlio omosessuale, Philip, legato sentimentalmente ad Ali, un attore turco che lavora nel film.<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Raffi ha inoltre una situazione familiare estremamente problematica: suo padre \u00e8 morto mentre attentava alla vita di un diplomatico turco; sua madre Ani si \u00e8 poi risposata con un altro uomo, poi suicidatosi, che dal matrimonio precedente aveva avuto una figlia, Celia, di cui ora Raffi \u00e8 innamorato.<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Volendo conoscere che cosa ha spinto suo padre al tragico gesto che gli \u00e8 costato la vita, Raffi va in Armenia per filmare i luoghi dei suoi antenati e viene a conoscenza del terribile genocidio operato dai Turchi contro gli armeni.<\/b><b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p align=\"center\">\u00a0<b>Venerd\u00ec 10 gennaio <\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>21.15 <\/b><b>Presentazione a cura dell\u2019Associazione Il Cerchio<\/b><b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>21.<\/b><b>30\u00a0 <\/b><b>Bury my heart at wounded knee<\/b><b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Un film di Yves Simoneau, con Anna Paquin, Chevez Ezaneh, August Schellenberg<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Drammatico, durata 133 min.- USA 2007<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Little Big Horn (1876)-Wounded Knee (1890). <\/b><b>Tra questi due momenti storici si sviluppa la vicenda che vede protagonisti tre personaggi realmente esistiti. Charles Eastman (un tempo Ohiyesa) \u00e8 un giovane Sioux che \u00e8 stato affidato alle cure dei bianchi americani divenendo medico. Toro Seduto \u00e8 l&#8217;ultimo dei capi indiani a cedere alla supremazia dei bianchi finendo con l&#8217;entrare nel circo di Buffalo Bill per poi venire ucciso dai cavalleggeri. Il senatore Henry Dawes si adopera in favore dell&#8217;integrazione dei nativi americani ma le sue buone intenzioni finiscono con lo scontrarsi con l&#8217;avidit\u00e0 dell&#8217;establishment statunitense.<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>E&#8217; su questi tre perni (con in pi\u00f9 la figura, anch&#8217;essa storicamente esistita, di Elaine Goodale che divenne sposa di Eastman e ne abbracci\u00f2 la causa di riscatto del proprio popolo) che si articola la narrazione. Perch\u00e9 Yves Simoneau non ripete il gi\u00e0 detto e universalmente noto sulle vicende storiche che assestarono il colpo finale ai nativi americani ma indaga sulla complessit\u00e0 della situazione storica che si trova ad avere non troppo inattesi riferimenti al presente. Perch\u00e9 la sceneggiatura non dipinge i &#8216;pellerossa&#8217; come una vittima sacrificale compattamente rivolta al martirio. L&#8217;arrendevolezza di Nuvola Rossa non coincide con il percorso di Toro Seduto che, pur di non cedere all&#8217;esercito confederato, cerca rifugio in Canada con la sua gente per venirne successivamente espulso. Cos\u00ec come il percorso di Ohiyesa, affidato da bambino all&#8217;educazione dei bianchi e divenuto simbolo di una possibile assimilazione dell&#8217;intera galassia nativa, \u00e8 inizialmente distante da quello delle sue radici culturali. Ma \u00e8 nel mondo dei bianchi che prevalgono le pi\u00f9 forti contraddizioni. Non tanto nell&#8217;area militare dove la logica prevalente \u00e8 quella della reiterazione dei soprusi (voi Sioux avete invaso i territori di altre trib\u00f9 ora noi invadiamo ci\u00f2 che voi avete un tempo strappato ad altri) quanto piuttosto in quella politica. Il senatore Dawes \u00e8 convinto in buona fede che solo l&#8217;accettazione da parte dei nativi della cultura e della civilt\u00e0 dei &#8216;bianchi&#8217; possa dare luogo a una vera integrazione. Lotta contro i tentativi di espropriazione totale dei territori ottenendo forme di risarcimento che Toro Seduto rifiuta perch\u00e9 diverrebbero accettazione dello status quo, cio\u00e8 conferma della perdita di propriet\u00e0 e di dignit\u00e0. Nello sguardo che rivolge al figlio che esibisce la &#8216;libert\u00e0&#8217; di poter cacciare uno stanco bovino all&#8217;interno di un recinto si concentra il messaggio di un film che sfugge con abilit\u00e0 alla retorica da qualsiasi parte provenga.<\/b><\/p>\n<p><b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Sabato 11 gennaio <\/b><b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>21.15 <\/b><b>Presentazione a cura dell\u2019Associazione Il Cerchio<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>21.30\u00a0\u00a0 <\/b><b>Birdwatchers<\/b><b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Un film di Marco Bechis. con Claudio Santamaria, Alic\u00e9lia Batista Cabreira, Chiara Caselli<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Drammatico durata 104 min. \u2013 Italia, Brasile 2008<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>2008, Mato Grosso do Sul (Brasile). Le attivit\u00e0 economiche della zona sono legate allo sfruttamento in coltivazioni transgeniche dei terreni che in passato appartenevano agli indios e nelle visite guidate a turisti interessati al birdwatching. Lo status quo viene bruscamente interrotto quando N\u00e1dio, la guida ascoltata di una comunit\u00e0 indio decide di non poter sopportare lo stillicidio di suicidi di giovani senza pi\u00f9 speranza. Inizia cos\u00ec una ribellione pacifica finalizzata a ottenere una restituzione delle terre indebitamente confiscate. Accanto a lui ci sono suo figlio e il giovane apprendista sciamano Osvaldo. I fazenderos inizialmente reagiscono cercando di frenare le spinte pi\u00f9 estremiste del loro campo ma comunque ben decisi a non cedere neppure un ettaro di terra agli indios.<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>I Guarani Kaiow\u00e1 sono un popolo indio che fin dal &#8216;600 (ricordate Mission?) hanno subito persecuzioni per non aver accettato l&#8217;opera di evangelizzazione dei gesuiti. Ancora oggi, nel Brasile di Lula, la loro sorte \u00e8 quella di sopravvivere nel degrado delle riserve senza alcuna speranza nel futuro. Cos\u00ec come nelle riserve vivono gli splendidi neoattori di questo film che Bechis ha realizzato con la consueta passione civile unita a una grande lucidit\u00e0 intellettuale. <\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Il futuro che rischia di trasformarsi per molti giovani in un corpo che penzola da un cappio appeso a un albero sta all&#8217;origine di una vicenda che ha nella prima sequenza la sua chiave di lettura. Dei birdwatchers percorrono un fiume su una barca a motore quando, all&#8217;improvviso, su una riva compaiono degli indios con archi e frecce. Una volta che i turisti si sono allontanati quegli stessi indios&#8230;(Non \u00e8 bene togliere la sorpresa su quanto accade ma chi vedr\u00e0 il film potr\u00e0 comprendere quanto il senso che deriva dal prosieguo dell&#8217;azione offra al film una marca molto forte). Bechis osserva sia i fazenderos che gli indios quasi come se fosse a sua volta un birdwatcher, cio\u00e8 qualcuno che guarda da lontano. L&#8217;intento \u00e8 evidentemente quello di non voler forzare la mano sul piano di una facile adesione emotiva richiedendo allo spettatore un pi\u00f9 complesso lavoro di adesione alla lotta contro un&#8217;ingiustizia che si perpetua da secoli. <\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>La terra degli uomini rossi diventa cos\u00ec un film di forte denuncia morale e politica senza assumere mai la dimensione del pamphlet. Proprio in questo procedere, che permette alla ragione di prevalere sulla passione, sta la forza di un film che Bechis ha saputo costruire &#8216;ascoltando&#8217; nel senso pi\u00f9 pieno del termine coloro che ogni giorno vivono l&#8217;umiliazione di non possedere pi\u00f9 una terra che per loro non significa solo cibo ma anche (e soprattutto) radici e cultura.<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Venerd\u00ec 17 gennaio<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>21.30\u00a0 <\/b><b>Just the wind<\/b><b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>(Csak a sz\u00e9l)<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Un film di Benedek Fliegauf con Lajos S\u00e1rk\u00e1ny, Katalin Toldi, Gy\u00f6ngyi Lendvai<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Drammatico durata 86 min. \u2013 Ungheria, Germania, Francia 2012<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Una famiglia in pericolo, una baracca fatiscente nei boschi, e la sensazione costante che stia per accadere qualcosa di terribile, questi sono gli elementi fondamentali sui quali si sviluppa Just the Wind, il bel dramma di Benedek Fliegauf presentato in concorso al 62esimo Festival di Berlino. La famiglia in questione tuttavia, non \u00e8 una come tante, ma \u00e8 una famiglia di rom che si ritrova a vivere con angoscia e senso di impotenza l&#8217;odio cieco nei confronti della loro comunit\u00e0, che ha portato all&#8217;uccisione di cinque famiglie che vivevano nella zona. <\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Mari si divide tra due lavori e la cura del padre anziano, mentre sua figlia Anna va a scuola e coltiva il suo talento per il disegno. Il piccolo Rio invece non ha ancora trovato qualcosa a cui dedicarsi, ma pi\u00f9 di tutti \u00e8 quello che sente la necessit\u00e0 di dover cercare un rifugio &#8220;segreto&#8221; per sfuggire a qualcosa che potrebbe accadere mentre suo padre \u00e8 lontano, e non pu\u00f2 aiutarli. Mentre l&#8217;urgenza di trasferirsi in Canada, dove vive il marito di Mari, si fa sempre pi\u00f9 forte, la famiglia \u00e8 costretta a rimanere in un luogo cos\u00ec ostile, cercando di andare avanti e muovendosi con la massima cautela.<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Sabato 18 gennaio<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>21.30 \u00a0<\/b><b>Note Noir Trio<\/b><b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Musiche zingare d&#8217;europa<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Venerd\u00ec 24 gennaio <\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>21.30\u00a0\u00a0 <\/b><b>Il pane della memoria<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Un film di Luigi M. Faccini con Elena Servi <\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Documentario, durata 62 min. &#8211; Italia 2008<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Prodotto da Marina Piperno per Ippogrifo Liguria. &#8220;Quanto ha viaggiato la mia gente. E non per svago&#8221; dice Elena Servi di Pitigliano (GR) di cui questo bellissimo documentario \u00e8 anzitutto il ritratto. \u00c8 lei, col suo volto di vecchia signora degna, il dolce sorriso, la limpida voce toscana, la capacit\u00e0 di narrare, la lucidit\u00e0 di analisi, che fa da guida alle immagini, al suono, alla regia di Faccini. Senza mai mettersi in cattedra, \u00e8 una lezione che passa in rassegna con semplicit\u00e0 e concretezza la storia degli ebrei italiani, la loro identit\u00e0, la cultura, la religiosit\u00e0, la capacit\u00e0 di adattamento, gli usi e i riti, la nascita d&#8217;Israele, la funzione dei kibbutz, la differenza tra le generazioni, le paure, la continua lotta per la sopravvivenza, gli errori dei governi, i diritti dei palestinesi. La verit\u00e0 \u00e8 concreta, diceva Brecht. \u00c8 un film concreto dove si parla spesso di cibo, e non soltanto di pane della memoria: i bagni rituali, il forno delle azzime, il rosso delle melograne, la caverna della macellazione, la bellezza di Pitigliano. Montaggio: Sara Bonatti. Musiche: Riccardo Joshua Moretti. Alla fine Elena dice, con un filo di orgoglio malizioso: &#8220;Ci sar\u00e0 tanta gente ai miei funerali&#8221;. E le si crede.<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Sabato 25 gennaio<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>21.30 <\/b><b>Angela Batoni Trio<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>musica e canti tradizionali<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Domenica 26 gennaio<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>17.00\u00a0 <\/b><b>Letture e testimonianze<\/b><b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>\u00a020.00\u00a0 <\/b><b>Cena Rom e Kosher<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>21.30 La Banda dei\u00a0<\/b><b>Tubi innocenti<\/b><\/p>\n<p align=\"center\">\u00a0Balkan, Gipsy &amp; spaghetti Klezmer Orkestra<\/p>\n<p align=\"center\"><b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Venerd\u00ec 31 gennaio <\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>21.30\u00a0\u00a0 <\/b><b>Screamers<\/b><b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Un film di Carla Garapedian con Hrant Dink, John Dolmayan, Sibel Edmonds, Daron Malakian, Shavo Odadjian, Serj Tankian \u00a0<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Documentario, musical durata 89 min. \u2013 Regno Unito, 2006<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Il documentario, realizzato dall&#8217;attivista umanitaria Carla Garapedian, si occupa di illustrare tutti i genocidi commessi nel corso del Novecento, e vuole indurre il pubblico a porsi le grandi domande sul tema.<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>La cronaca del documentario \u00e8 stata realizzata dal gruppo musicale alternative metal System of a Down, da sempre interessati al riconoscimento da parte della Turchia del genocidio armeno (1915), in quanto di etnia armena.<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>In una loro dichiarazione hanno affermato:<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>\u00ab Ci siamo sentiti obbligati a lavorare a questo progetto unico che mostra come la negazione di questi crimini abbia portato a genocidi di pi\u00f9 vaste dimensioni nel XX secolo, dall\u2019Olocausto alla Cambogia, Bosnia, Rwanda, fino al presente Darfur \u00bb<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Anche i sottofondi musicali del documentario sono brani realizzati nel corso della loro carriera musicale.<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Il nonno di Serj Tankian ha contribuito alla produzione del documentario, in quanto sopravvissuto alla strage armena.<\/b><\/p>\n<p><b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Sabato 1 febbraio<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>21.30\u00a0\u00a0 <\/b><b>Noi ricordiamo, saggio di una fine e di un inizio<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Un Documentario di Daniele Giuliani, con Andrea Braccini, Annamaria Asmodei, Antonella Mattina, Bianca Pananti, Edera Alderighi, Giuseppe Barocchi, Guido Leoni, Marco Bucciardini, Maria Serena Daconto, Maria Teresa Nobile, Mario Giannini, Martina Fino, Michele Ceri, Sara Ciriello, Stefania Pecchioli.<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Tre anni fa iniziava il laboratorio di teatro sulla memoria di \u201cControAttaccoTeatro\u201d che ha portato, attraverso vari passaggi di studio, alla creazione dello spettacolo <\/b><a href=\"http:\/\/www.sfumatureinatto.org\/controattaccoteatro-4\/263-2\/\"><b>\u201cNoi Ricordiamo. Saggio di una fine e di un inizio\u201d.<\/b><\/a><b> Si \u00e8 trattato di un percorso intenso che ci ha dato la possibilit\u00e0 di soffermarci per tre anni su un tema: la memoria individuale e sociale. <\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>Oltre alle riprese dello spettacolo, il documentario entra nel vivo di quello che \u00e8 stato il percorso fatto all\u2019interno del laboratorio di teatro con interviste a tutti i partecipanti. Narrando di come il teatro possa essere uno strumento per ricercare nella memoria sociale. La nuova creazione di \u201cControAttaccoTeatro\u201d \u00e8<\/b> <b>realizzata grazie al contributo della Coop Arca e dell\u2019Azienda Sanitaria 10 Firenze, l\u2019idea del nuovo progetto e la regia sono di <\/b><a href=\"http:\/\/www.sfumatureinatto.org\/formazione\/attraverso-il-cerchio\/docenti\/direzione\/#.UrLL2GCx61s\"><b>Daniele Giuliani<\/b><\/a><b>. <\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\"><b>A segui<\/b><b>re\u00a0\u00a0 <\/b><b>Poesie di Guido Leoni e<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>accompagnamento musicale di Antonio e Paolo (Gruppo Bostic)<\/b><\/p>\n<table cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><b>Nei prossimi anni ci occuperemo anche di altri popoli, perch\u00e9 la memoria \u00e8 un diritto di tutti e non un privilegio di pochi.<\/b><b>\u00a0<\/b><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>in collaborazione con Centro Documentazione Carlo Giuliani Centro di Documentazione sui\u00a0Popoli Minacciati\u00a0 Associazione IL CERCHIO\u00a0 \u00a0 IL MESE DELLE MEMORIE \u201cGenocidi e persecuzioni \u201c \u00a0 Musica,Immagini,Parole Gennaio 2014\u00a0 \u00a0 Un mese per tutte le memorie\u00a0 \u00a0 Per molti anni, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, il concetto di genocidio ha coinciso sostanzialmente con la [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":355,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4,8,1],"tags":[],"class_list":["post-240","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-cinemanemico","category-eventi","category-general"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/casa-del-popolo-di-settignano.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/240","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/casa-del-popolo-di-settignano.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/casa-del-popolo-di-settignano.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/casa-del-popolo-di-settignano.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/355"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/casa-del-popolo-di-settignano.noblogs.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=240"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/casa-del-popolo-di-settignano.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/240\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":243,"href":"https:\/\/casa-del-popolo-di-settignano.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/240\/revisions\/243"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/casa-del-popolo-di-settignano.noblogs.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=240"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/casa-del-popolo-di-settignano.noblogs.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=240"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/casa-del-popolo-di-settignano.noblogs.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=240"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}