{"id":138,"date":"2012-01-15T09:56:43","date_gmt":"2012-01-15T08:56:43","guid":{"rendered":"http:\/\/casa-del-popolo-di-settignano.noblogs.org\/?p=138"},"modified":"2012-01-15T10:05:24","modified_gmt":"2012-01-15T09:05:24","slug":"nazar-boncuk","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/casa-del-popolo-di-settignano.noblogs.org\/?p=138","title":{"rendered":"CINEMANEMICO 2012-NAZAR BONCUK"},"content":{"rendered":"<p align=\"center\"><strong><em>CASA DEL POPOLO DI SETTIGNANO<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 VIA SAN ROMANO 1 FIRENZE<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>RASSEGNA DI CINEMA POCO VISIBILE\u2026\u2026\u2026.<\/em><\/strong><strong><em><\/em><\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><em>Apericinema \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a020.00<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Proiezionefilm\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 21.30<\/em><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>Nazar boncuk <\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>( un occhio sul cinema turco )<\/strong><strong><\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>Venerd\u00ec 16 MARZO <\/strong><strong>21.30<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>MUTLULUK<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>\u00a0<\/strong>(turco- subtitle italiano)<strong><\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>Un film di Abdullah Oguz<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>con\u00a0 \u00d6zg\u00fc Namal,\u00a0 Talat Bulut, Murat Han, Mustafa Avkiran\u00a0 Turchia, 2007<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\">Vincitore del Salento International Film Festival 2008 con questa motivazione: &#8220;Per la freschezza narrativa, l&#8217;estrema importanza dell&#8217;argomento, urgente per un Paese come la Turchia, immerso a met\u00e0 in tradizioni arcaiche e a met\u00e0 in un&#8217; autentica pulsione al rinnovamento e alla modernit\u00e0&#8221;. La narrazione \u00e8 dosata bene seguendo i nodi della trama, gli aspetti caratterizzanti dei personaggi e delle realt\u00e0 raccontate sono ben visibili; raffinata la ricerca della gestualit\u00e0 e delle riprese simboliche dei momenti pi\u00f9 drammatici, come quella dall&#8217;alto con cui inizia il film, che scende poi lentamente in un vortice sulla ragazza appena stuprata, a dare subito il senso dell&#8217;angoscia e del dramma vissuto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\"><strong>Venerd\u00ec 23 MARZO <\/strong><strong>21.30<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>SONBAHAR<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\">(turco- subtitle italiano)<strong><\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>Un film di<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>\u00d6zcan Alper<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>con Onur Saylak, Megi Kobaladze, Serkan Keskin, Raife Yenig\u00fcl,Nino Lejava,Sibel \u00d6z,<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>Cihan Camkerte, Serhan Pirpir, Yasar G\u00fcven<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>Drammatico, durata 99 min.<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>Germania, Turchia, 2008<\/strong><\/p>\n<p>Il ritorno, per caricarsi di un afflato letterario, deve partecipare al dolore della perdita, del rimpianto, del rimorso. Deve portarci a rivedere, per l\u2019ultima volta, qualcosa che sta per scomparire, o\u00a0 farci percepire la fredda scia di vento lasciata da qualcosa che se ne \u00e8 appena andato. Il rientro solitario, verso un\u2019intimit\u00e0 isolata e remota, fa pensare al Sokurov di <em>Madre e figlio<\/em>, in cui i due protagonisti si aggrappano disperatamente l\u2019uno all\u2019altro, in mezzo ad un vuoto sterminato, e accanto all\u2019incombente presenza della morte. Per Yusuf, che, dopo dieci anni trascorsi in carcere, riabbraccia l\u2019anziana madre nella sua casa sperduta tra le montagne della Turchia, la ritrovata libert\u00e0 \u00e8 solo la triste occasione di prendere congedo dal mondo: Yusuf \u00e8 infatti gravemente malato, ed \u00e8 ormai senza speranza.\u00a0 Suo padre non c\u2019\u00e8 pi\u00f9, e nemmeno la sua fidanzata di allora, che nel frattempo si \u00e8 sposata. Gli amici sono invecchiati, in parte abbrutiti dalla rassegnazione ad una vita che non ha mantenuto le promesse della giovent\u00f9. Gli ideali che avevano portato Yusuf, studente di matematica, a manifestare per le strade, si sono spenti per sempre, soffocati dalla repressione politica, e dall\u2019immobilit\u00e0 di un contesto sociale in cui tutto langue in un\u2019inutile attesa di riscatto. In questa situazione di stallo, sforzarsi di vivere significa accontentarsi delle briciole, cercare di strappare con le unghie, ad un\u2019esistenza avara, e consumata dalla storia, quel poco che rimane da prendere. La lotta di Yusuf prosegue entro i ristretti confini del suo microcosmo familiare, nel breve, residuo intervallo di tempo che ancora gli \u00e8 concesso; ed \u00e8 una sfida a godere quanto pi\u00f9 possibile, a procurarsi tutte le gioie che la prigionia gli ha negato: l\u2019amore di una donna, l\u2019affetto di una madre, la pace della campagna, la bellezza della natura. Poco importa se la donna \u00e8 una prostituta, la madre \u00e8 ormai priva di forze, la campagna \u00e8 avvolta nelle nebbie dell\u2019autunno (<em>sonbahar<\/em>), e la natura si sta addormentando sotto le prime nevicate. C\u2019\u00e8 ancora uno scampolo di luce e di aria da poter assaporare, e quello che per gli altri \u00e8 solo un disprezzabile accomodamento, per Yusuf ha l\u2019inestimabile valore delle cose ultime, delle conquiste estreme, dei sogni realizzati contro ogni ragionevolezza.\u00a0 L\u2019uomo si sente comunque vittorioso di fronte ad un destino che lo sta travolgendo, perch\u00e9 forte del romantico orgoglio di non essersi mai arreso. Yusuf sta fermo in piedi sul molo, mentre le onde di un mare in tempesta lo sovrastano minacciose: non si scosta, e si lascia invece trascinare da quel sinistro incanto, fiero di guardare in faccia quel nemico tanto pi\u00f9 potente di lui. La pittura di Caspar David Friedrich, con i suoi scenari fatti di grandi spazi ed imponenti elementi naturali, in mezzo a cui si aggirano, smarrite, piccole figure umane, ritorna in questo film, come gi\u00e0 nel capolavoro di Sokurov; ritorna a portare quella spettacolarit\u00e0 crepuscolare in cui la meraviglia \u00e8 adombrata dalla paura; e ad ispirare un compassionevole, eppure nobilissimo, ritratto della nostra condizione di esseri condannati a soffrire, e a chiedersi incessantemente perch\u00e9<\/p>\n<p align=\"center\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>Venerd\u00ec 30 MARZO <\/strong><strong>21.30<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>BES VAKIT<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\">(turco- subtitle italiano)<\/p>\n<p align=\"center\"><strong>Un film diReha Erdem<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>con \u00d6zkan \u00d6zen, Ali Bey Kayali,<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>Elit Iscan, B\u00fclent Emin Yarar, Taner Birsel<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>Drammatico durata 110 min.Turchia, 2006<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\">Be\u015f vakit in italiano significa \u201ccinque volte\u201d. Secondo l\u2019Islam un musulmano deve eseguire le preghiere rituali (sal\u0101t) cinque volte al giorno: al mattino; a mezzogiorno; a met\u00e0 pomeriggio; al tramonto; un\u2019ora e mezza dopo il tramonto.E difatti il film \u00e8 suddiviso in cinque capitoletti che scandiscono il momento della preghiera. Tali capitoli per\u00f2 vengono presentati anticiclicamente: si parte dalla notte con un fantastico Campo Lunghissimo notturno del paesino sovrastato dalla luna, e si conclude con una panoramica dell\u2019orizzonte albeggiante. In questo salto mortale all\u2019indietro che inciampa in avanti ci vengono presentate le vite bucoliche di un grumo d\u2019abitazioni sparse fra il mare ed i monti. Ruvidi ritratti agresti di genitori che trattano i figli come bestie, e le bestie come figli. Sospese nel tempo (e nel vento) queste famiglie vivono, o forse non-vivono, la loro esistenza che si ripete inesorabile: il terreno da coltivare, la nascita di un vitello, la costruzione di un muro. I bambini sono gli unici esseri che ancora non riescono a capire, o magari capiscono tutto: uno vuole uccidere ad ogni costo il padre Imam: gli svuota le pillole, apre la finestra di notte per far entrare aria fredda, fantastica di lanciarlo gi\u00f9 da una roccia. Un altro \u00e8 innamorato della maestra al punto di non lavarsi pi\u00f9 il dito sporco del sangue della donna. La bellezza estetica di Be\u015f Vakit \u00e8 sconvolgente. Ogni singola inquadratura \u00e8 di una profondit\u00e0 difficile da riscontrare in altre pellicole. Sia che la mdp riprenda di spalle i bambini vaganti nelle viuzze pietrose, o che immortali tramonti infuocati, il film non perde la sua cifra poetica che ha un valore aggiunto nella semplicit\u00e0 con cui cattura le cose: il bambino in ombra rannicchiato dentro s\u00e9 che attende il sole sorgere \u00e8 di una delicatezza senza pari. Purtroppo il difetto principe \u00e8 che a cotanta bellezza visiva non corrisponde un racconto adeguato. Manca l\u2019elemento imprescindibile della solida narrazione poich\u00e9 le varie storie sono estremamente fragili, non incidono nello spettatore, sopratutto nella prima ora dove accade ben poco. Senza un impianto estetico di questo calibro il film sarebbe debole, ma per fortuna c\u2019\u00e8..<\/p>\n<p align=\"center\"><strong>Venerd\u00ec 6 APRILE <\/strong><strong>21.30<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>HAYAT VAR<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\">(turco- subtitle italiano)<strong><\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>Un film di<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>Reha Erdem<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>Con \u00d6nder K. A\u00e7ikbas, Erdal Besik\u00e7ioglu, Halim Ercan<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>Drammatico durata 121 min.<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>Bulgaria, Grecia, Turchia, 2008<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\">La Turchia \u00e8 una nazione dalle diverse anime. Ci\u00f2 rappresenta sicuramente il suo aspetto pi\u00f9 intrigante, ma al contempo costituisce per essa ancora un difficile ostacolo da superare. A cavallo tra Europa ed Oriente, crogiuolo di culture e religioni, divisa tra gli estremi di povert\u00e0 e ricchezza, il paese turco paga la sua policroma natura soprattutto da un punto di vista politico. Questa spaccatura \u00e8 resa perfettamente in Hayat Var \u2013 My Only Sunshine: da un punto di vista visivo essa \u00e8 raffigurata sullo schermo dalla continua presentazione della citt\u00e0 di Istanbul, dove \u00e8 ambientato il racconto, in cui la lingua di mare che la attraversa separa nettamente la zona ricca e moderna da quella periferica in cui abitano famiglie meno abbienti; narrativamente, \u00e8 invece racchiusa nel carattere introverso di Hayat, tredicenne figlia di un pescatore con a carico il nonno malato, che cerca dentro se stessa la forza per scappare dalle difficolt\u00e0 e dai pregiudizi della societ\u00e0 in cui vive. Hayat \u00e8 una figura solitaria e silenziosa; soffre di asma, come il nonno di cui si occupa a casa, ed \u00e8 costretta a vivere un\u2019astiosa situazione famigliare causata dalle stranezze dei due genitori divorziati. Il regista Reha Erdem cerca di mettere in evidenza soprattutto la mancanza di affetto che sente la ragazza. Non accettata dai compagni classe, snobbata dalla madre che ripone le attenzioni solamente sul beb\u00e8 nato da una sua nuova relazione, quasi schiavizzata dal nonno, a volte dimenticata dal padre, Hayat trova affetto solo in se stessa e nel peluche elettronico che canta in continuazione il ritornello \u201cYou\u2019re my sunshine, my only Sunshine\u201d \u2013 da qui il sottotitolo del film. E\u2019 evidente che la giovane sogni un futuro migliore, pieno di amore e di riscatto sociale: viene infatti spesso ritratta mentre guarda, con occhio pieno di tristezza e di speranza, il luminoso skyline di grattacieli dell\u2019altra sponda della citt\u00e0 e le coppie di innamorati che si baciano per strada. Alla fine, in una conclusione alquanto retorica ma catartica ed efficace, questo riscatto prover\u00e0 almeno a raggiungerlo tagliando completamente i ponti con il suo passato..<\/p>\n<p align=\"center\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>Venerd\u00ec 13 APRILE <\/strong><strong>21.30<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>BAL<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\">(turco- subtitle italiano)<\/p>\n<p align=\"center\"><strong>Un film di Semih Kaplanoglu<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>con Erdal Besik\u00e7ioglu, T\u00fclin \u00d6zen,<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>Alev U\u00e7arer Drammatico, durata 103 min.\u00a0 Turchia, Germania, 2010<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\">Il cinema di Semih Kaplanoglu non appartiene alla categoria di quelli destinati ad attrarre il grande pubblico. Il regista turco procede, sostenuto dal consenso ottenuto in importanti festival internazionali, nel suo percorso autoriale con il terzo capitolo della storia del suo protagonista Yusuf. Dopo averlo presentato nel suo periodo di studi universitari in Milk e seguito in quello dell&#8217;et\u00e0 adulta in Egg ora il regista ce ne presenta l&#8217;infanzia. Il miele del titolo \u00e8 quello delle api che costituiscono l&#8217;elemento che consente la vita della famiglia ma diverranno anche l&#8217;occasione della sua disgrazia. Il film procede con grande lentezza facendoci percepire il tempo dilatato che avvolge la vita del bambino modificato solo dalla vita scolastica alla quale per\u00f2 partecipa con fatica e dolore senza inserirsi nei giochi dei compagni. Va quindi rispettato il lavoro di ricerca che il regista compie su aspetti di vita appartati della realt\u00e0 sociale turca. Resta per\u00f2 il dubbio di un eccesso di compiacimento nei confronti di un estetismo che in pi\u00f9 di un&#8217;inquadratura prolungata finisce con il risultare fine a se stesso indebolendo cos\u00ec la tenuta complessiva di un film che ha nella straordinaria bravura del piccolo protagonista un elemento di indubbia forza<\/p>\n<p align=\"center\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>INGRESSO LIBERO SOCI ARCI<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.cinemanemico.net\/\">www.cinemanemico.net<\/a><\/p>\n<p><a href=\"mailto:cinemanemico@yahoo.com\">cinemanemico@yahoo.com<\/a><\/p>\n<p><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>CASA DEL POPOLO DI SETTIGNANO<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 VIA SAN ROMANO 1 FIRENZE<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>RASSEGNA DI CINEMA POCO VISIBILE\u2026\u2026\u2026.<\/em><\/strong><strong><em><\/em><\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><em>Apericinema\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 20.00<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Proiezionefilm\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 21.30<\/em><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>Nazar boncuk <\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>( un occhio sul cinema turco )<\/strong><strong><\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>Venerd\u00ec 20 APRILE <\/strong><strong>21.30<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>SUT<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\">(turco- subtitle italiano)<\/p>\n<p align=\"center\"><strong>Un film diSemih Kaplanoglu<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>con Melih Selcuk, Basak Koklukaya<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>Drammatico, durata 102 min.<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>Turchia, Francia, Germania, 2008<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\">La vita che non vuole crescere, in un film che \u00e8 esso stesso molto, troppo acerbo. L\u2019esistenza del ventenne Yusuf e di sua madre si nutre ancora di latte: di quello prodotto dalle loro mucche, trasformato in formaggio e venduto su una bancarella del mercato, oppure imbottigliato in casa e distribuito porta a porta. Il ragazzo \u00e8 un aspirante poeta pieno di inutili illusioni, che sar\u00e0 riformato dal servizio militare perch\u00e9 epilettico; la donna \u00e8 un personaggio evidentemente debole, che smette di provvedere ai bisogni del figlio nel momento in cui intraprende una relazione col capostazione. In questa storia, come negli scenari circostanti, c\u2019\u00e8 tutto lo squallore della provincia turca, tra disoccupazione, solitudine e dissesto urbano. Ma c\u2019\u00e8 anche un maldestro eccesso di silenzio ed un inopportuno uso di effetti simbolici, che sono la palese manifestazione di un\u2019ambizione non adeguatamente supportata dalle necessarie capacit\u00e0 tecniche. A lungo andare, davvero stanca questa incessante ricerca di rarefatta autorialit\u00e0, che finisce, purtroppo, per tradursi in una pretenziosa versione della noia, con qualche involontaria incursione nel kitsch. La reticenza \u00e8 una posa innaturale, e le metafore sono come corpi estranei appiccicati a viva forza su una superficie impermeabile a qualsiasi suggestione. Il tutto appare intriso di una mediocrit\u00e0 che \u00e8 certo nella sostanza dei fatti rappresentati, ma alla quale la regia resta completamente, e colpevolmente, supina. Lo sguardo dello spettatore rimane disorientato dalla mancanza di punti di appoggio, in un approccio all\u2019immagine cinematografica che appare privo di qualunque preoccupazione di carattere estetico o espressivo. A ci\u00f2 si aggiunge un leggero imbarazzo nel non riuscire a distinguere quanta parte di quello sfacelo sia imputabile ai personaggi che non sanno vivere, e quanta all\u2019autore che non sa farli esistere. S\u00fct inizia con un goffo tentativo di imitazione della nouvelle vague, per poi azzardare una serie di temerarie allusioni alle atmosfere di Michelangelo Antonioni e di Aleksandr Sokurov. Le intenzioni sono buone, la trama e la sceneggiatura lo sono un po\u2019 meno, mentre la messa in scena galoppa, spavalda, e incurante di tutto, attraverso il terreno minato dell\u2019Arte.<strong><\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>Venerd\u00ec 27 APRILE <\/strong><strong>21.30<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>YUMURTA<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\">(turco- subtitle italiano)<\/p>\n<p align=\"center\"><strong>Un film di Semih Kaplanoglu.<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>ConNejat Isler, Saadet Aksoy,<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>Ufuk Bayraktar, T\u00fclin \u00d6zen<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>Drammatico, durata 97 min.\u00a0 Turchia, Grecia 2007.<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\">Denso di simboli nella sua nuda semplicit\u00e0, primo film di una trilogia (seguiranno Sut, Latte, e Bal, Miele, quest&#8217;ultimo Orso d\u2019Oro a Berlino 2010, pressoch\u00e8 introvabile e ignorato dalla distribuzione) opera di un regista che gira come un poeta minimalista, suggerisce, raccoglie sguardi, sorrisi fugaci e silenzi per dire di un amore che pu\u00f2 nascere, di un dolore che pu\u00f2 non finire, di un mondo che forse ancora esiste nella campagna turca, dove si vive in semplici case povere ma tutti ti conoscono e ti fanno festa se torni, dove si va ad uccidere un ariete come rito propiziatorio, anche se non si sa bene perch\u00e9, dove i morti diventano piantine sul davanzale di casa e ogni nome scomparso diventa un fiore con cui parlare, e la mattina si guarda nel pollaio se c\u2019\u00e8 l\u2019uovo, e il bambino che bagna la tomba della madre morta di Yusuf con la tanica d\u2019acqua e poi tende le mani come fanno i musulmani in Moschea, non voleva quella moneta, voleva solo pregare, cos\u00ec alla fine del film la riconsegna a Yusuf. Yusuf ha tanto da imparare da questo mondo che ha lasciato per correre in citt\u00e0 e dimenticato, la madre lo ha aspettato e con lei Ayla, viso pulito, bello, vestitini paesani, si \u00e8 presa cura della vecchia ed \u00e8 vissuta con lei per anni (tutto a suo favore il contrasto con la prosperosa ragazza new age, addobbata per la serata di festa, che nella seconda scena entra nel negozio di libri usati di Yusuf in citt\u00e0 a cercar ricette, mentre sullo stereo va un Debussy per cello e piano molto ma molto triste). Sembra che sia stato soprattutto Herzog a volere che Bal vincesse a Berlino. E allora possiamo fidarci. Da Yumurta Semih Kaplanoglu fa dunque partire un viaggio di rinascita, risalita alle fonti originarie che in Bal approda all\u2019infanzia, l\u00ec dove \u00e8 rimasto impigliato quel senso della vita di cui a volte si perdono i fili. Spesso nel film Yusuf dorme, a volte parla brevemente dei suoi sogni, un\u2019altra volta crolla inspiegabilmente a terra privo di sensi, e nell\u2019ultimo sogno, di notte, bloccato in piena campagna da un cane enorme, ringhiante, che lo piantona e non lo fa partire per tornare in citt\u00e0, piange e poi si sveglia al suono dei campanacci di un gregge che si allontana. E\u2019 come se solo attraverso la perdita momentanea di s\u00e9 Yusuf possa recuperare uno sguardo depurato sul mondo e sentire le vibrazioni che la vita gli manda. E\u2019 un poeta, una locandina ci racconta le sue illusioni e il tempo deludente che \u00e8 trascorso da allora, le troppe sigarette che fuma dicono altro e un vecchio amore ritrovato in paese non emana pi\u00f9 la magia di una volta. Ayla \u00e8 l\u00ec, gli offre quel t\u00e9 nei bicchierini di vetro di cui in Turchia vanno matti, gli d\u00e0 le sue pantofole troppo corte e gli parla di mamma Zehra, che lui non ha pi\u00f9 visto e che ritrova sul letto, coperta da un lenzuolo che non solleva, non avrebbe senso farlo ora che \u00e8 cadavere. La vecchia donna appare in apertura, sola, cammina sul viottolo di campagna uscendo dalla foschia e viene verso di noi, fino ad un primo piano, poi prosegue di schiena e sparisce. Sar\u00e0 una presenza incorporea per tutto il film, fino a quando Yusuf, determinato ad andarsene dopo il funerale e ogni volta trattenuto da fili invisibili, torner\u00e0 a sedersi al tavolo di quella povera cucina e Ayla, rientrando, gli dar\u00e0 l\u2019uovo che ha appena raccolto. Un sorriso appena accennato, si riconoscono. Non serve parlare, i cucchiaini tintinnano nei bicchierini del t\u00e8 mentre continuano a far colazione. Un tuono, arriva un temporale, ma \u00e8 fuori, dentro c\u2019\u00e8 caldo. Nei titoli di coda si ringrazia Nuri Bilge Ceylan, maestro del cinema turco da cui Yumurta surroga alcuni stilemi, pause di silenzio, movimenti di macchina ridotti al minimo, le immagini e i gesti che raccontano pi\u00f9 delle parole. La visione del mondo \u00e8 per\u00f2 diversa da Ceylan, gli universi privati possono incontrarsi, nella semplice bellezza del nulla.<\/p>\n<p align=\"center\"><strong>Venerd\u00ec 4 MAGGIO <\/strong><strong>21.30<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>KOSMOS<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\">(turco- subtitle italiano)<\/p>\n<p align=\"center\"><strong>Un film diReha Erdem<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>con Saygin Soysal, T\u00fcrk\u00fc Turan, Serkan Keskin, Sermet Yesil,Nadir Saribacak, Murat Deniz, C\u00fcneyt Yalaz,<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>Suat Oktay Senocak,Akin Anli,Hakan Altuntas<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>Drammaticodurata 110 min.Turchia, 2009<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\">Reha Erdem, uno dei pi\u00f9 versatili filmmaker turchi, torna dopo My Only Sunshine con una storia ancora pi\u00f9 impegnativa e d\u2019effetto: Kosmos, incentrata su un vagabondo, ladro e sciamano, tre personalit\u00e0 raccolte sotto lo stesso nome, presentata al Sarajevo Film Festival. Il film inizia con una lunga sequenza su un panorama innevato e una figura solitaria che avanza e nello stesso tempo si allontana dallo spettatore. \u00c8 Kosmos (un eccezionale Sermet Yesil, che aveva debuttato in A Run for Money di Erdem nel 1999), che arriva in una cittadina turca al confine con la Russia, a giudicare dall\u2019architettura (il film \u00e8 stato girato nel Kars). Mentre si avvicina ad un fiume sente le urla di una giovane donna (la bella e affascinante Turku Turan, al suo debutto). Il fratellino \u00e8 stato trascinato via dalla corrente e Kosmos lo salva e lo risveglia, scuotendolo fra le braccia e ululando nell\u2019aria glaciale. La notizia del miracolo arriva fino in citt\u00e0, e Kosmos viene acclamato come salvatore. L\u2019uomo \u00e8 per\u00f2 uno strano personaggio che parla con afflato zen della vita e dell\u2019universo, ma nessuno lo capisce. A Kosmos non interessa, comunica con la sorella del ragazzino attraverso una sorta di ululato canino. Si innamora, e le loro conversazioni-latrato sono insieme fastidiose e stranamente emozionanti. Quando non guarisce i malati, tutti piuttosto strani e a loro modo illustri, Kosmos gira la citt\u00e0 rubando denaro dai negozi, anche se in realt\u00e0 non ne fa uso. Ma c\u2019\u00e8 sempre qualcuno che quel denaro, invece, lo usa, sia che Kosmos lo doni spontaneamente sia che gli venga rubato. L\u2019uomo riesce anche a sfidare la gravit\u00e0, perch\u00e9, dice \u201cLa gravit\u00e0 \u00e8 l\u2019amore nei nostri cuori\u201d. L\u2019aspetto tecnico pi\u00f9 interessante del film \u00e8 il sound design, per il quale Erdem ha conquistato il Premio Speciale della Giuria ad Antalya, insieme a quello alla Miglior Fotografia, Miglior Regista e Film. La storia si svolge oggi, come dimostrano le pubblicit\u00e0 di Visa e Master Card sulle porte dei negozi, ma da lontano risuonano cannoni, missili e mitragliatrici. La citt\u00e0 \u00e8 sotto una sorta di assedio, controllata dall\u2019esercito. Ma poich\u00e9 nessun conflitto avviene oggi ai confini turchi, e da ormai parecchi anni, \u00e8 possibile pensare che la storia sia ambientata in una sorta di luogo metafisico oltre lo spazio e il tempo. L\u2019ambientazione sembra fatta apposta per dare a Kosmos un luogo in cui esistere. Con elementi di Ges\u00f9, Robin Hood e Yoda, il personaggio \u00e8 il pi\u00f9 singolare, originale e interessante apparso sugli schermi negli ultimi anni. E nella costruzione di un\u2019atmosfera incantata, bizzarra, cupa ma ottimista insieme intorno all\u2019uomo, Erdem si pone come l\u2019autore pi\u00f9 autentico del cinema moderno turco. Forse troppo autentico, a giudicare dall\u2019assenza di riconoscimenti festivalieri per questo straordinario e sconcertante capolavoro<\/p>\n<p align=\"center\"><strong>VENERD\u00cc 11 MAGGIO <\/strong><strong>21.30<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>UZAK IHTIMAL<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\">(turco- subtitle italiano)<\/p>\n<p align=\"center\"><strong>Un film di Mahmut Fazil Coskun<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>con Nadir Saribacak, Ersan Unsal, G\u00f6rkem Yeltan<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>Drammatico, durata 90 min.\u00a0 Turchia, 2009<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\">\u201cUzak ihtimal\u201d \u00e8 la storia di un amore impossibile, impedito pi\u00f9 che dalla differenza religiosa tra i due, dall&#8217;incomunicabilit\u00e0 e dalla vocazione monastica di Clara, ragazza eterea che sembra non provare sentimenti, se non quelli suscitati dall&#8217;amore nei confronti di Dio. Ma \u00e8 anche una commedia che prende con ironia le diversit\u00e0, senza porre troppo l&#8217;accento su questo aspetto. Infatti i momenti topici sono appunto quelli in cui si sorride per le incomprensioni fra i due, e fra Musa e Yakup, i quali hanno entrambi qualcosa da dichiarare alla novella Madonna. Qualche perplessit\u00e0 desta lo stentato approfondimento psicologico della donna, che alla lunga risulta essere ripetitiva nel suo silenzio e nella sua freddezza, tant&#8217;\u00e8 vero che non si evincono i reali motivi per cui l&#8217;amore tra i due non possa concretizzarsi (forse, sbilanciandosi, si pu\u00f2 interpretare una sottile critica alla castit\u00e0 monastica cristiana). Nel complesso una godibile commedia sentimentale, senza infamia e senza (troppa) lode, formalmente ineccepibile, in cui spicca la capacit\u00e0 del regista di rendere e sottolineare alcuni aspetti anche nel silenzio, facendo affidamento alla capacit\u00e0 attoriale e mimica del buon Nadir Saribacak (Musa).<\/p>\n<p align=\"center\"><strong>VENERD\u00cc 18 MAGGIO <\/strong><strong>21.30<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>AV MEVSIMI<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\">(turco- subtitle italiano)<\/p>\n<p align=\"center\"><strong>Yavuz Turgul<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>con Sener Sen, Cem Yilmaz,<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>\u00c7etin Tekindor, Melisa S\u00f6zen, Okan Yalabik,<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>Riza Kocaoglu, Nergis \u00c7orak\u00e7i,<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>Drammatico, durata 140 min. Turchia, 2010<\/strong><\/p>\n<p>La musica di Tamer \u00c7iray parte sommessa, un accordo di piano, un violino entra sui toni gravi, la macchina si spinge avanti nell\u2019acquitrino, passa tra alberi e rottami incagliati nella vegetazione, una cortina di vapore ristagna a pelo d\u2019acqua. Il ritmo si fa pi\u00f9 veloce mentre la musica cresce, diventa concitata, nell\u2019acqua si riflette un cielo abbagliante, la luce \u00e8 acciaio fuso col verde cupo della foresta, il colore dominante \u00e8 l\u2019azzurro\/argento, ghiaccio che si macchia di rosso sul titolo che esplode improvviso, Av mevsimi (Stagione di caccia), mentre spunta dal fango una mano contratta nel rigor mortis.<\/p>\n<p align=\"center\">Potrebbe anche essere di un uomo, abbrutita com\u2019\u00e8 dall\u2019acqua, ma reca tracce di smalto.<\/p>\n<p align=\"center\">Gli esami diranno il resto, \u00e8 la mano di Pamuk, ragazzina di 16 anni, il suo nome, \u201ccotone\u201d, la sua morbidezza, la giovinezza, nulla che abbia suscitato piet\u00e0, brani di vita riemergono, comporranno un mosaico di ordinaria follia, Pamuk sar\u00e0 solo quella mano e quella voce, una breve sequenza finale un po\u2019 didascalica in cui compare era meglio tagliarla.<\/p>\n<p align=\"center\">Il cammino alla scoperta dell\u2019omicida \u00e8 sui generis, come tutto, in questo film del turco Yavuz Turgul, sceneggiatore e regista, un thriller anomalo, con suggestioni fantascientifiche mescolate a scenari iperrealistici al confine col western, \u00e8 un territorio di frontiera e di caccia, lo scenario \u00e8 metropolitano ma\u00a0 sembra che Wild West and Congress of Rough Riders of the World sia passato anche di l\u00e0, la legge del clan, puzza e sporco da saloon, a volte, caccia all\u2019uomo senza legge.Il tutto \u00e8 tenuto insieme da una figura di detective, Ferman (Sener Sen), pi\u00f9 vicino a Maigret che ad un dipendente del Los Angeles Police Department,\u00a0 \u00e8 il Cacciatore (suo soprannome), quel che conta per lui \u00e8 la prospettiva, come a caccia, punti la preda solo dal tuo punto di vista, e invece c\u2019\u00e8 anche il suo, e ti sfugge se non ne tieni conto. Nulla va detto ancora che tolga suspence e sorpresa a questo film, notevole, suggestivo, inaspettato, da guardare nelle sue numerose stratificazioni, in quello che suggerisce pi\u00f9 ancora che in quello che dice<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>INGRESSO LIBERO SOCI ARCI<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.cinemanemico.net\/\">www.cinemanemico.net<\/a><\/p>\n<p><a href=\"mailto:cinemanemico@yahoo.com\">cinemanemico@yahoo.com<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>CASA DEL POPOLO DI SETTIGNANO \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 VIA SAN ROMANO 1 FIRENZE &nbsp; RASSEGNA DI CINEMA POCO VISIBILE\u2026\u2026\u2026. Apericinema \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a020.00 \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Proiezionefilm\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 21.30 Nazar boncuk ( un occhio sul cinema turco ) \u00a0 \u00a0 \u00a0 Venerd\u00ec 16 MARZO 21.30 MUTLULUK \u00a0(turco- subtitle italiano) \u00a0 Un film di Abdullah Oguz con\u00a0 \u00d6zg\u00fc Namal,\u00a0 Talat Bulut, Murat Han, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":355,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-138","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-general"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/casa-del-popolo-di-settignano.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/138","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/casa-del-popolo-di-settignano.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/casa-del-popolo-di-settignano.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/casa-del-popolo-di-settignano.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/355"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/casa-del-popolo-di-settignano.noblogs.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=138"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/casa-del-popolo-di-settignano.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/138\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":140,"href":"https:\/\/casa-del-popolo-di-settignano.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/138\/revisions\/140"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/casa-del-popolo-di-settignano.noblogs.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=138"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/casa-del-popolo-di-settignano.noblogs.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=138"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/casa-del-popolo-di-settignano.noblogs.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=138"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}