Archives for ottobre, 2016

POPOLI SOTTO ASSEDIO (2016)

  • ottobre 29, 2016 6:10 pm

Venerdì 4 novembre 21.30

Mandariinid

Un film di Zaza Urushadze. Con Misha Meskhi, Giorgi Nakashidze, Elmo Nüganen, Raivo Trass, Lembit Ulfsak Drammatico, durata 87 min. – Estonia 2014Inglese, – sub. Ita

 

La storia di una linea spazio-temporale tesa tra due fronti e una sola assurda carneficina

    

 Ivo e Margus provano a resistere sulla loro terra, ambita dai georgiani e difesa dagli abcasi. Ivo, esiliato estone, costruisce cassette per i mandarini di Margus, vicino di casa compatriota che sogna un ultimo raccolto prima di abbandonare il villaggio. Ivo invece non ha mai pensato di andarsene perché in quei luoghi ‘riposa’ il suo bene più prezioso. Vecchio e saggio Ivo è suo malgrado travolto dagli eventi. Uno scontro tra georgiani e mercenari ceceni, in cui sopravvivono soltanto due soldati, lo costringe a intervenire e a soccorrere nella propria casa e coi propri mezzi i feriti. Di parte avversa, i due ospiti provano a convivere sotto lo stesso tetto e sotto lo sguardo rigoroso di Ivo che converte il loro odio ottuso in un sentimento nobile e complesso.

“La guerra è sempre stupida”, scriveva Giuseppe Ungaretti ma ci sono guerre, “particolarmente stupide” come il conflitto georgiano-abcaso esploso all’indomani della dissoluzione dell’Unione Sovietica. In quel teatro di guerra, ficcato tra le montagne e il Mar Nero, Zaza Urushadze cerca, scava e trova le parole (e le immagini) per dire dell’irragionevolezza delle contese e della fermezza di due uomini che scelgono di non disertare la loro terra e la loro vita. Selezionato come miglior film straniero agli Oscar e ai Golden Globe, Mandarini non è un film di guerra abitato da supereroi che cuciono punti di sutura al fronte, è piuttosto la storia di una breccia, di una linea spazio-temporale tesa tra due fronti e una sola assurda carneficina. Costretti dalle ferite in una zona franca, i due militari, uno georgiano e l’altro ceceno, diventano attori di un dramma più teatrale che cinematografico, che elude la prevedibilità con un paio di scarti narrativi e un cast di attori rari, capaci di muoversi tra sopraffazione e compassione. Su tutti il ‘padrone di casa’ di Lembit Ulfsak, che abita una sede pacifica di poesia e incarna l’onore e la necessità di comunanza nella sofferenza.

 

Venerdì 11 novembre 21.30

Indigènes

 

Un film di Rachid Bouchareb. Con Jamel Debbouze, Samy Naceri, Roschdy Zem, Sami Bouajila. Bernard Blancan Titolo originale Indigenes. Drammatico, durata 125 min. – Francia 2006.

Francese – sub. Ita

 

Soldati a tutti gli effetti ma senza diritti

 

Algeria, 1943. Al richiamo dell’arruolamento per liberare la “patria” francese dai tedeschi, risponde il giovane e povero Said (Jamel Debbouze, il buffo protagonista di Angel-A, bravissimo in questo personaggio orgogliosamente umile), che parte lasciando sola la madre addolorata. Insieme a lui, Abdelkader, Messaoud e Yassir e tanti altri “soldati indigeni” cui l’esercito riserva un trattamento diverso rispetto ai commilitoni francesi. Ai soldati africani non è concesso lo stesso rancio, né le licenze, le promozioni o i ruoli di comando che invece spettano ai francesi. Ma combattono come i loro compagni, muoiono come loro, soffrono come loro e alla fine con dignità e valore conquistano la stima e il rispetto del sergente del battaglione. Combattimenti sanguinosi: Italia, Provenza, Vosges, Alsazia, ricostruiti con un realismo semplice e espressivo, lontano dagli effetti hollywoodiani, si alternano alla vita da campo descritta attraverso i particolari legami psicologici e affettivi che si instaurano fra i soldati. Il regista francese-algerino Rachid Bouchareb racconta un episodio della Storia trascurato dalla memoria collettiva per parlare dei suoi antenati, per trasmettere la grande umanità di un popolo e di una nazione. E lo fa con il respiro ampio di un cinema di guerra classico, profondo e emozionante, privo di ogni retorica. 

 

Venerdì 18 novembre 21.30

L’envahisseur

Un film di Nicolas Provost. Con Isaka Sawadogo, Stefania Rocca, Serge Riaboukine, John Flanders, Carole Weyers, CinSyla Key, Tibo Vandenborre. Dieudonné Kabongo, Noureddine Farihi, Isaka Sawadogo. Drammatico, durata 95 min. – Belgio 2011

Francese, sub. Ita

L’immigrato Amadou diviso tra bisogno di amore e desiderio di vendetta

 

Amadou è un immigrato clandestino africano che trova lavoro a Bruxelles in un’impresa edile. Chi lo sfrutta è africano come lui e lo costringe a vivere in un luogo degradato. Il giorno in cui scopre che un suo compagno di sventura è stato buttato fuori dal dormitorio perché ammalato, Amadou decide di ribellarsi sfasciando l’auto dello sfruttatore. Da quel momento diventa oggetto e soggetto di una caccia all’uomo che sembrerebbe trovare una tregua solo nel rapporto con una donna belga: Agnès.

Una donna giovane e bella, nuda su una spiaggia e inquadrata a partire dalla vagina. Questa è l’immagine di apertura del film che ricorda allo spettatore più avvertito il censuratissimo quadro di Gustave Courbet “L’origine del mondo”. Amadou ha fatto naufragio in prossimità di una spiaggia di nudisti e la donna che gli si avvicina è la prima immagine della nostra civiltà che si rivela al suo sguardo. Ci sarà un’altra donna nella storia, la manager Agnès, alla quale lui penserà di fare riferimento non comprendendo che non sarà possibile. Intanto però l’immigrato clandestino avrà attraversato una sorta di kubrickiana porta delle stelle oltre la quale troverà un mondo in cui a dettare le regole che prevedono il degrado dei sottoposti sarà qualcuno che ha la pelle del suo stesso colore. Nella prima parte Nicolas Provost (grazie alla collaborazione con il suo attore preferito Issaka Sawadogo) riesce a offrirci l’immagine di un uomo integro messo a confronto con una società che non ha niente della bellezza che gli si è presentata dinanzi su una spiaggia sconosciuta. Progressivamente però finisce con il precipitare in un mèlo alla cui tenuta non giovano anche alcuni vuoti di sceneggiatura (vedi la doppia visita all’abitazione del boss che inizialmente risultava ben protetta). Anche se lo sguardo della macchina da presa resta lucido è la storia che, suddividendosi tra vendette e richieste di amore, finisce con l’indebolirsi proprio quando vorrebbe ottenere l’effetto opposto 

 

Venerdì 25 novembre 21.30

Loin des Hommes

Un film di David Oelhoffen. Con Viggo Mortensen, Reda Kateb, Djemel Barek, Vincent Martin, Nicolas Giraud.   Jean-Jérome Esposito, Hatim Sadiki, Yann Goven, Antoine Régent, Sonia Amori, Antoine Laurent, Angela Molina Drammatico, durata 110 min. – Francia 2014 Francese, sub. Ita

Un western a tutti gli effetti, dalle riprese magnificenti alla presentazione di una realtà socio-culturale quasi inestricabile

 

Algeria, 1954. La rivolta contro i francesi sta prendendo sempre più corpo e Daru, insegnante di sangue misto franco-spagnolo nato nel Paese, insegna a leggere e scrivere ai bambini figli dei pastori di una località perduta tra i monti dell’Atlante. Gli viene consegnato un prigioniero algerino che ha ucciso un cugino. Il suo compito è scortarlo alla città più vicina perché venga giudicato e condannato a morte. Daru non intende eseguire la consegna.

È un racconto di Albert Camus che ben conosceva la situazione algerina ad ispirare questo film che per gran parte del tempo rispetta l’assunto. Daru e il suo prigioniero scelgono di stare lontani dagli uomini proprio per dare spazio ad un’umanità che la guerra, strada per strada e sentiero per sentiero, vorrebbe cancellare in nome del ‘dovere’. I due uomini imparano progressivamente a conoscersi in quello che il regista francese considera un western a tutti gli effetti. Gli va riconosciuto in materia il rispetto dei luoghi classici del genere che lo spettatore non faticherà a riconoscere.

Ciò che gli difetta nella prima parte è però la scelta dei tempi. Assistiamo cioè a una dilatazione di situazioni che vorrebbero divenire essenziali da un punto di vista della significazione ma talvolta mancano l’obiettivo. Ciò che resta invece impresso, oltre alla magnificenza delle riprese di un territorio tanto arido quanto visivamente efficace, è la presentazione di una realtà socio-culturale quasi inestricabile. I soldati algerini che hanno combattuto per l’esercito francese durante la seconda guerra mondiale ora gli si rivoltano contro ma sanno distinguere in Daru colui che per gli autoctoni è adesso considerato un francese mentre per i francesi è un algerino. Ciò che invece suona un po’ stonato alla sensibilità moderna (ma che probabilmente faceva parte del racconto di Camus) è quel tanto di paternalismo ‘alla francese’ che finisce con il dettare la strada al ‘povero’ prigioniero che viene liberato dal ‘maestro’ con tanto di viatico in chiave di declamazione religiosa.

LAMPEMUSA – 22 ottobre 2016

  • ottobre 12, 2016 7:43 pm

sabato 22 ottobre 2016 – CdPSettignano – via San Romano 1

  • ore 19.00 presentazione del dossier Lampedusa 3 ottobre 2013 il naufragio della verità
  • ore 20.00 cena sociale (è importante prenotare; telefonare alla Casa del popolo di Settignano 055 697007 o inviare una mail a: doretta.cocchi@gmail.com)
  • ore 21.30 Lampemusa: memorie e storie in mezzo al mare. Canzoni e racconti sull’isola di Lampedusa di Giacomo Sferlazzo.
 

La presentazione del dossier Lampedusa 3 ottobre 2013 il naufragio della verità:

Un dossier (https://askavusa.wordpress.com/03102013-il-naufragio-della-verita/) che racconta ed analizza i fatti accaduti in seguito al naufragio del 3 Ottobre 2013 avvenuto a poche miglia dalle coste di Lampedusa. Il documento è stato scritto dal collettivo Askavusa a partire dalle testimonianze dei soccorritori e di alcuni sopravvissuti. Riteniamo che la narrazione pubblica degli eventi del 3 ottobre 2013 sia stata mistificata e strumentalizzata, allo scopo di implementare politiche securitarie e militari travestite da interventi umanitari.

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Il dossier accompagna la video inchiesta di Antonino Maggiore:Lampedusa 3 ottobre 2013 i giorni della tragedia, visibile a questo indirizzo:  https://www.youtube.com/watch?v=0HjMRcMlG9E.

Lo spettacolo LAMPEMUSA:

Dalla colonizzazione dell’isola avvenuta il 22 settembre del 1843 alla crescente militarizzazione dell’isola. Dalle storie di pesca, prima risorsa economica fino agli anni ottanta, alle migrazioni che hanno interessato e interessano l’isola e il Mediterraneo. La fuga di Enrico Malatesta e la tradizione “epica” dell’isola (Ludovico Ariosto ambientò sull’isola lo scontro dei tre cavalieri cristiani contro i tre saraceni). E ancora: piccole storie di donne e uomini che il cantautore ha raccolto dai racconti degli anziani dell’isola. Il santuario della Madonna di Porto Salvo di Lampedusa, luogo dove per secoli cristiani e musulmani pregarono insieme, alimentando la lampada ad olio posta sotto l’effige della Madonna. “U Violu” luogo rievocato dai ricordi del comandante Vito Gallo e scomparso per sempre dal centro abitato di Lampedusa. I “sacchi a leva” le barche per la pesca delle spugne nei ricordi di Giuseppe Balistreri maestro d’ascia dell’isola e tante altre storie su Lampedusa che difficilmente sentirete altrove. Giacomo Sferlazzo, riprende la tradizione dei cantastorie siciliani suonando la chitarra, il marranzano, la percussione a cornice e altri strumenti inventati da lui. Le storie (i cunti) si alternano alle canzoni di Sferlazzo o a quelle riprese dalla tradizione popolare, come “Li pirati a Palermu” (testo di Ignazio Buttitta – musica di Rosa Balistreri) o “Il Galeone” (testo di Belgrado Pedrini – musica di Paola Nicolazzi). Nelle date di Genova e di Firenze, Giacomo Sferlazzo sarà accompagnato dal musicista polistrumentista Jacopo Andreini.lampemusa-locandina-firenze-large

Indie-pendence day 7-14-21 e 28 ottobre 2016

  • ottobre 12, 2016 7:29 pm

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CinemAnemico, 7-14-21 e 28 ottobre 2016

“(i film indipendenti americani) vengono prodotti in un mondo ad ultra basso budget lontanissimo da quello dei blockbuster hollywoodiani; adottano strategie formali che abbandonano o smontano le convenzioni della lineare scorrevolezza tipiche dello stile classico hollywoodiano; offrono prospettive provocatorie su questioni sociali, una rarità a Hollywood ”.
(Geoff King, American Independent Cinema, London and New York: I.B. Tauris & Co Ltd, 2005)

Le rassegne di CinemAnemico 2016-2017 si aprono con un omaggio al cinema indipendente americano.
I film scelti sono quattro gioielli che esprimono tutte le caratteristiche dell’Indie: l’estetica, la denunzia sociale e il basso costo.

Si inizia venerdì 7 ottobre con Prince Avalance di David Gordon Green, il regista che, secondo alcuni recensori, avrebbe “rivoluzionato” il cinema indie americano degli ultimi anni. Prince Avalance è un piccolo capolavoro, dove l’estetica si combina con il contenuto. Sono belli i paesaggi (nonostante la brutta ferita di un incendio devastante), sono belli i due protagonisti nella loro diversità che all’inizio li pone agli antipodi ma che va progressivamente perdendo d’importanza con l’avanzare del film, della loro storia, della comprensione reciproca e quindi del consolidamento del loro rapporto. Tutta la storia ci viene raccontata con un tono leggero e quasi ironico che nulla toglie alla profondità del messaggio: dopo la distruzione c’è la ricostruzione… sempre…

La rassegna prosegue venerdì 14 ottobre con Tangerine di Sean Baker. Di questo film si è detto (giustamente) che è eccezionale perché interamente girato con tre iPhone5S, una app da otto dollari e un adattatore per lenti. Ma, naturalmente, la sua bellezza non sta soltanto in questa caratteristica. Il film ci trasporta, insieme a due prostitute transessuali e a tutto il loro contorno di clienti e protettori, in una Los Angeles prenatalizia, desolata e spoglia dove il mondo di quelli “per bene” che festeggiano il Natale e hanno una casa, una famiglia e un contorno sicuro e buono a cui tornare, sembra scomparso. Vedendo le due protagoniste aggirarsi nel loro universo di rabbia e di violenza parrebbe ovvio formulare nei loro confronti una condanna senza appello. Ma il film ci mette quasi subito in sintonia con quelle prostitute, si sentono la loro rabbia e la loro violenza ma anche la loro paura e la voglia di amore, amicizia e solidarietà e torna in mente e riecheggia nelle orecchie la strofa finale della Città Vecchia di Fabrizio de Andrè: “se non sono gigli son pur sempre figli vittime di questo mondo…”

Venerdì 21 ottobre verrà proiettato Medeas di Andrea Pallaoro. Il regista riscrive, scambiando i ruoli tra donna e uomo e ambientandola nella campagna rurale americana, la tragedia di Euripide. Il risultato è un film epico, sulla solitudine in cui spesso la famiglia viene lasciata a vivere le proprie difficoltà (la siccità che mette in crisi la gestione dell’azienda agricola del capofamiglia ha sicuramente anch’essa un ruolo nella sua follia). La famiglia e il paesaggio sono i protagonisti di questo splendido film. Una famiglia (padre, madre e cinque figli) che cerca una serenità negata con un patriarca duro, forse ottuso, ma anche capace di amore… che si arrende, alla fine, al fallimento dei suoi sentimenti. Durante la visione si resta avvinti dal susseguirsi delle scene, la cui bellezza è acutizzata dai dialoghi scarni. Ci si perde nei primi piani… inquietudine e rabbia si alternano negli sguardi sia dei grandi sia dei piccini. Vi sono anche rancore (a volte) smarrimento (più spesso) e tanta malinconia. E’ una storia cruda della quale conosciamo la conclusione. Ma “va detto che Medeas ci sarebbe piaciuto anche se non avesse avuto una storia: ha una purezza visiva tale da far felici gli occhi. Però una storia ce l’ha e non passa invano nemmeno quella” (cit. da Cinematografo.it, Gianluca Arnone).

Il ciclo si conclude il 28 ottobre con il bellissimo e inquietante Johnny 316 – Hollywood Salomé di Erick Ifergan.
Come nel film della settimana precedente anche Ifergan prende spunto da un dramma già scritto, il Salomè di Oscar Wilde, e lo trasporta nella moderna Hollywood. Nel film abbondano le citazioni dell’opera di Wilde non meno dei riferimenti religiosi (John 3:16 è un versetto del Vangelo secondo Giovanni: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna”). Le splendide interpretazioni dei due protagonisti (uno strabiliante Vincent Gallo nel ruolo del predicatore e la non meno coinvolgente Nina Brosh che interpreta la giovane innamorata) ci tengono incollati alla sedia incantati dai volti e dalle loro espressioni.
Johnny 316 potrebbe sembrare un film sull’amore o un film sulla religione e sui suoi fanatismi oppure, per certi versi, un film sulla condizione delle donne ma, alla fine, non è altro che è un bellissimo film che ci parla dell’essere umano….

Proiezioni presso la Casa del popolo di Settignano, ore 21.30. Ingresso riservato ai soci.

Per maggiori info:
www.cinemanemico.net
cinemanemico@yahoo.it
INDIE-PENDENCE DAY (RASSEGNA DI CINEMA INDIPENDENTE NORD AMERICANO)
Venerdì 7 ottobre 21.30
Prince Avalanche

Un film di David Gordon Green. Con Paul Rudd, Emile Hirsch, Lance Le Gault, Joyce Payne, Gina Grande. Lynn Shelton, Larry Kretschmar, Enoch Moon, David L. Osborne Jr., Danni Wolcott, Morgan Calderoni, Savanna Porter, Juniper Smith Commedia, – USA 2013
Un film che racconta molto con poco. Assurdo, tenero e liberatorio
Un road-movie a passo d’uomo. Questo è Prince Avalanche, il lento percorso di due persone agli antipodi lungo una sperduta strada texana, attorniata solo da case incenerite e alberi spogli. Due persone che si conoscono appena, e non si apprezzano affatto. Due persone, a loro modo, solitarie, e forse ancora più sole nei momenti in cui sono in compagnia l’una dell’altra. Ma la loro è un’opera di ricostruzione. Della strada, che lentamente percorrono disegnando linee tratteggiate, e della propria vita, che bruscamente interrompono per iniziare questo percorso. David Gordon Green, dopo una serie di film improntati sulla demenzialità, torna a raccontare il profondo sud degli Stati Uniti con un film che fa dei paesaggi e dei silenzi i personaggi comprimari dei due protagonisti, senza però perdere una certa vena comica. Merito anche dei due bravissimi attori, con un Emile Hirsch sempre più in versione giovane Jack Black e Paul Rudd finalmente alla prova con un testo che supera le banali commedie romantiche in cui spesso è impiegato. Senza dimenticare l’avvolgente colonna sonora, che il compositore preferito da Green, David Wingo, ha scritto insieme agli Explosions in the Sky.

Venerdì 14 ottobre 21.30
Tangerine
Un film di Sean Baker. Con Kitana Kiki Rodriguez, Mya Taylor, Karren Karagulian, Mickey O’Hagan, James Ransone. Alla Tumanian, Luiza Nersisyan, Arsen Grigoryan, Ian Edwards, Clu Gulager, Ana Foxx, Scott Krinsky Drammatico, durata 89 min. – USA 2015
Un buddy movie ad altezza di marciapiede che cattura la fluidità dei movimenti rapidi e trova un’intimità autentica con gli attori
C’è un film che ha lasciato tutti a bocca aperta al Sundance Film Festival 2015. Si chiama “Tangerine” e colpisce non tanto per il tema (la storia di un gruppo di prostitute transessuali in una Los Angeles satura di colori) quanto per i mezzi con cui è stato girato. Il regista Sean Baker ha infatti utilizzato 3 iPhone5S, una app da otto dollari che si chiama FilmicPro e un adattatore per lenti per trasporre al meglio le immagini sul grande schermo. A questi mezzi si aggiunge una steadycam, scelta per dare stabilità ad alcune riprese.

“È stato sorprendentemente facile. Non abbiamo perso filmati, è stato tutto molto agevole”, ha affermato Baker. “Gli iPhone sono risultati ottimi partner. Tuttavia, anche se si ha una mano ferma, qualche ripresa verrà sempre mossa. Per questo motivo abbiamo utilizzato in alcuni casi la steadycam. Inoltre, se non avessimo avuto a disposizione una serie di lenti anamorfiche Moondog Lab da adattare all’iPhone, non avremmo avuto lo stesso effetto. Il mio obiettivo primario era fare un film con standard cinematografici”.

Venerdì 21 ottobre 21.30
Medeas

Un film di Andrea Pallaoro. Con Catalina Sandino Moreno, Brian F. O’Byrne, Mary Mouser, Ian Nelson, Maxim Knight. Jake Vaughn, Kevin Alejandro, Patrick Birkett, Angel Amaral, Tara Buck Drammatico, durata 97 min. – Italia, Messico 2013
Pallaoro, alla sua opera prima, declina al maschile la tragedia di Euripide, esplorando le debolezze dei suoi personaggi
Nella campagna rurale americana Ennis e Christina vivono coi loro cinque figli. Esigente coi ragazzi e votato a Dio e al lavoro, Ennis trascura la giovane moglie che allaccia una relazione clandestina. Tra una canzone ascoltata in cuffia e una rivista erotica, Ruth e Micah sperimentano intanto la loro adolescenza, sognando un altrove dove vivere i loro primi turbamenti. Assillato dai problemi economici e dalla gelosia per Christina, che elude le sue attenzioni, Ennis compra un televisore nel tentativo di distendere gli animi e riportare l’equilibrio in famiglia. L’ennesimo rifiuto della moglie, a cui reagisce con una tentata violenza, lo getta nel più profondo sconforto. Una domenica, caricati i figli in auto e incassata la determinazione di Christina a restare a casa, fa visita al vecchio padre da cui si congeda molto presto mettendo in atto il suo folle piano. Intanto Christina, consumato un altro amplesso dentro il suo vestito nuovo, li attenderà per cena e per tutta la vita.
Opera prima di Andrea Pallaoro, regista italiano che vive e lavora negli States, Medeas declina al maschile la tragedia di Euripide, inscenando un padre reso pazzo dal negarsi dell’amata, diventata per questo ossessione, nemica e persecutrice. Se la storia è nota, inedito è lo svolgimento che si sottrae alla linearità del racconto, dispiegandosi in quadri e dentro a un paesaggio rurale abbagliante e rarefatto, in cui si muove una famiglia intesa come entità a se stante e priva di qualsiasi legame con il resto della società. L’apparente armonia del prologo si rompe attraverso la rivelazione di verità nascoste, che determinano conflitti insanabili e investono le azioni dei personaggi di un andamento quasi rituale.
La depressione che tormenta il capofamiglia appassisce giorno dopo giorno figli e consorte, invecchiandoli e avvicinandoli alla morte e all’epilogo tragico. Pallaoro non sentenzia sui suoi personaggi, esplorandone le debolezze e confrontandoli con una natura di infinita bellezza. Il suo sguardo, dominato da un diffuso senso di fatalismo, attiva un interessante rapporto con il fuori campo, producendo un’abulia diffusa, una mancanza di slancio, una caduta tendenziale del desiderio che dal genitore si allarga alla moglie e ai figli, in cerca di una passione propria, che sia un fidanzato, un cane, un abbraccio, un amplesso. L’esperienza depressiva del padre riduce i soggetti a oggetto e insinua in seno alla famiglia una tensione destinata a implodere. Se i ragazzi e Christina reagiscono con sentimento all’altro, Ennis si ritira di fronte al mare aperto della vita, raccogliendo la famiglia, e di fatto vincolandola, attorno a un vecchio televisore, che sostituisce il mondo e supplisce la mancata connessione alla realtà. La regia di Pallaoro è abile a concepire e circoscrivere il vuoto che inghiotte il padre di Brían F. O’Byrne, sempre più separato dalla verità e scisso dalla moglie che punisce con un gesto estremo e innaturale.
Le problematiche affettive sollevate da Medeas trovano piena corrispondenza nelle immagini che ‘tagliano’ l’orrore finalizzato alla distruzione della relazione tra madre e figli. Rivendicando un diritto di proprietà assoluto (di vita e di morte) sulla propria prole, Ennis uccide senza che il mondo intorno finisca con la sua vita e il suo esecrabile narcisismo.

Venerdì 28 ottobre 21.30
Johnny 316
(Hollywood Salome)
Un film di Erick Ifergan con Vincent Gallo, Nina Brosh, Seymour Cassel, Eyal Doron, Louise Fletcher, Francis Milton, Gregory Wood e Melissa van der Schyff [1998].

Johnny 316 (aka Hollywood Salome) è un film di Erick Ifergan con Vincent Gallo, Nina Brosh, Seymour Cassel, Eyal Doron, Louise Fletcher, Francis Milton, Gregory Wood e Melissa van der Schyff [1998]. Ispirato al Salomè di Oscar Wilde, Johnny 316 mette in scena un predicatore di strada (Vincent Gallo) e una giovane parrucchiera (Nina Brosh) in una Hollywood moderna. Dopo aver perso il lavoro, la donna scorge il giovane messaggero di Dio e immediatamente soccombe al suo fascino. Inizia a seguirlo e cerca di convincerlo a cedere a questa nuova storia d’amore.