Archives for gennaio, 2009

POPOLI SOTTO ASSEDIO

  • gennaio 7, 2009 2:30 pm

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cinemAnemicoCASA
DEL POPOLO DI SETTIGNANO


VIA
SAN ROMANO 1 FIRENZE

Apericinema 20.00

Proiezione corti 21.00

                                   Proiezionefilm21.30

RASSEGNA
DI CINEMA POCO VISIBILE……….

POPOLI
SOTTO ASSEDIO


Venerdi 9 gennaio 21.30

Ararat – Il Monte
Dell’Arca (Ararat)

Cast

Charles Aznavour, Eric Bogosian, Christopher Plummer, Bruce Greenwood, Brent Carver, David Alpay, Arsinee Khanjian, Elias Koteas, Raoul Bhaneja

Regia

Atom Egoyan

Sceneggiatura

Atom Egoyan
Raffi e David sono figli di due famiglie ‘difficili’, i cui
conflitti interiori nascono da ricordi comuni. Raffi deve fare i conti con il
ricordo di suo padre e con le reazioni di sua madre Ani, ossessionata da un
passato che cerca di negare, e della sua sorellastra Celia che accusa Ani della
morte del padre. David cerca di costruire un solido rapporto con il nipote Tony
e di accettare il figlio Philip che è gay e ha come amante Ali, un attore.
Celia ferisce accidentalmente Philip e Ali viene scritturato per un film epico
in cui lavorano anche Ani e Raffi che viene sottoposto a uno stretto
interrogatorio perchè è rientrato in Canada con

molto materiale
girato in 35mm.

 

Venerdi
16 gennaio 21.30

Benvenuti a
Sarajevo
(Welcome
to Sarajevo)

Cast

Stephen Dillane, Woody Harrelson, Marisa Tomei, Emira Nusevic, Kerry Fox, Juliet Aubrey, Igor Dzambazov, Gordana Gadzic, James Nesbitt

Regia

Michael Winterbottom

 

Il reporter
inglese Michael Henderson si trova a Sarajevo per una nuova cronaca di guerra.
Siamo nel 1992, all’inizio dell’assedio della città. I giornalisti la sera si
ritrovano al bar dell’albergo per raccontarsi, in un clima di paura ma di
inevitabile rivalità professionale, le reciproche esperienze. Un giorno
Henderson e il collega americano Flynn scoprono uno dei campi di concentramento
organizzati dai serbo-bosniaci. Poi è la volta delle stragi di civili in coda
per la distribuzione del pane. Durante la visita ad un orfanotrofio sotto il
fuoco nemico Henderson sente il bisogno di fare qualcosa di più concreto e
promette ad una bambina, Emira, di portarla lontano dalla guerra. Quando un
convoglio di aiuti umanitari guidato dall’americana Nina si offre di mettere in
salvo alcuni bambini, Henderson decide di portare Emira in Inghilterra. Sembra
tutto risolto, quando la mamma pretende di riaverla indietro. Henderson torna a
Sarajevo e riesce a convincere la madre. Intanto in città qualcuno riesce ad
organizzare un piccolo concerto, sfidando il pericolo, in favore della pace.

 

 

 

 

Venerdi 23 gennaio 21.30

Turtles Can Fly (Lakposhtha Ham Parvaz Mikonand)

Cast

Soran Ebrahim, Avaz Latif, Ajil Zibari

Regia

Bahman Ghobadi

Sceneggiatura

Bahman Ghobadi

Data di uscita

2004

 

In un villaggio del Kurdistan iracheno, al
confine tra la Turchia e L’Iran, gli abitanti, preoccupati dall’imminente
attacco americano in Iraq, cercano disperatamente di sapere dalla radio cosa
stia accadendo. Un ragazzo mutilato, arriva assieme alla più giovane
sorella,  con un presagio: la guerra è sempre più vicina…

 

 

 

 

 

Venerdi 30 gennaio 21.30

L’Isola Di
Ferro
(JAZIREH
AHANI)

Cast

Neda Pakdaman, Ali Nasirian

Regia

Mohammad Rasoulof

Sceneggiatura

Mohammad Rasoulof

Data di uscita

Venerdì 16 Giugno 2006

Una piccola comunità composta da
uomini, donne e bambini, arriva sulle coste meridionali dell’Iran. Sono
estremamente poveri, non hanno mezzi di sussistenza, né una casa a cui tornare.
Disperati, si insediano su un cargo abbandonato in mare aperto. Il loro capo,
il capitano Nemat, cerca di convincere il proprietario dell’imbarcazione e le
autorità a non riportare il cargo a terra. L’uomo, che sembra lottare per i
suoi compagni, in realtà sta smontando e vendendo pezzo dopo pezzo parti in
ferro della barca. Il cargo, inevitabilmente, sta per colare a picco insieme
alle speranze e alla fiducia di quanti hanno creduto in Nemat.

 

 

 

 

 

 

 

 

INGRESSO libero
SOCI ARCI

 

 

cinemanemico@yahoo.it

 

cinemanemico@inventati.org

 

http://casa-del-popolo-di-settignano.noblogs.org/

POPOLI SOTTO ASSEDIO

  • gennaio 4, 2009 5:02 pm

 

 

 

 

 

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Un vecchio regista di origine armena gira un kolossal sul
genocidio del suo popolo. Un funzionario della dogana canadese non riesce ad
accettare l’omosessualità del figlio. Due giovani sono alla ricerca della
verità sui padri scomparsi, l’uno ucciso nel tentativo di assassinare un
diplomatico turco l’altro forse suicida. Una madre non sa chiudere i conti con
il proprio passato.     I loro percorsi
si intrecciano nello spazio e nel tempo attorno al nucleo narrativo di
un’interminabile ispezione doganale e di quattro misteriosi contenitori di
pellicola.    Ararat non racconta il
genocidio degli armeni, ne registra l’eco perdurante nel tempo, ne mostra le
tracce lasciate sugli esuli generazione dopo generazione.   Al suo ottavo film Atom
Egoyan
non rinuncia a nessuno dei caratteri stilistici e tematici che
gli sono propri: fluttuazione temporale e frammentazione dello sguardo per
illustrare la crisi dei rapporti umani e della famiglia nell’epoca della
riproducibilità tecnica, per raccontare la ricerca di una verità tanto
irrinunciabile quanto inesorabilmente frustrata.    Presto ci si rende conto di come tutto
questo sia qui riportato alla sua origine, di come il genocidio dimenticato
degli armeni, e la difficoltà di mantenerne il ricordo nel silenzio della
Storia, abbiano segnato la sensibilità artistica di questo autore e dei suoi
partecipi collaboratori.     Ma nel
momento di affrontare faccia a faccia l’orrore, un orrore a lungo segreto e
privo di una sua iconografia, Egoyan sembra sentire con forza solo
l’inadeguatezza dei suoi strumenti d’artista.  
Ararat non è un film riuscito, è un film importante, per molti
motivi, ma vederlo significa assistere alla messa in scena di un
fallimento.    Eppure…        Eppure ciò che colpisce in quest’opera
a tratti ridondante è la profonda, la commovente autocoscienza del suo autore,
l’onestà della sua resa di fronte a ciò che non può esprimere.       Onestà nell’esporre senza compiacimenti la
propria malinconica perplessità sotto il peso della Storia, di fronte al
dolore: quello privato e quello condiviso che si confondono l’uno nell’altro.     Del resto tutto il cinema di Egoyan si
regge sul paradosso di raccontare, attraverso le (belle) immagini, l’impotenza
delle immagini stesse a farsi portatrici di verità.     Il regista sa che non potrà rappresentare
l’irrappresentabile, che non potrà produrre le prove dello sterminio, le
evidenze del dolore, e risolverle in una liberatoria quanto artificiosa
commozione.     Alla fine del film il
pittore Arshile Gorky, esule armeno morto
suicida nel 1948, è di fronte al dipinto che lo ritrae bambino accanto alla
madre, ricordo di una foto scattata pochi giorni prima della strage. L’opera è
compiuta, ma l’ultimo gesto di Gorky cancella le mani materne. In questa
incompiutezza voluta come necessaria sta forse il senso ultimo di un film che
non convince e che non si riesce a dimenticare.

INGRESSO LIBERO  SOCI ARCI